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Il mondo venatorio 01/04/2009 - fireblade74

Storia di una squadra

Risalendo il corso dell’Arno si arriva in Casentino, un polmone verde d’Italia con le sue foreste secolari, e proprio in una delle sue piccole valli volgendo lo sguardo verso nord si vede una punta nera coperta d’abeti castagni e faggi sotto la quale s’incastonano paesini di Castel Focognano, Carda, Calleta, in ordine, gli ultimi avamposti prima della sola foresta a 1200 metri….dopo di che, di là Firenze. Un giorno d’inverno nel lontano 1976,quando ancora le squadre erano solo quelle del calcio,di cinghiali non se ne vedevano poiché dopo la guerra erano sopravvissuti solo in poche zone d’Italia,nacque una delle prime squadre della provincia,fondata da pochi abitanti di questi piccoli paesi,uno dei loro fondatori ancora continua a segnare le albe con noi,è Adorno,e lui racconta così la nascita: ”si era in cinque in piazza a Carda ,a parlare del più e del meno, passò di là un taglialegna e ci disse: “tati,ho visto passa’ un maiale ma era tutto nero!” così tra noi si disse, domani si prendono due cani e si va a vedere che animale è! Così fu l’indomani, ma per due settimane si trovarono solo lepri, però non ci si dette per vinti, perché la ciccia era tanta e la fame….pure!!!E a sole castagne non si campava! Alla fine una mattina quasi per sbaglio, con sei fucilate a pallini (perché a quei tempi non si sapeva manco come ammazzarlo) quel maiale cadde giù. Per portarlo in paese si pensò di legarlo sopra la cinquecento, e arrivati in piazza a Carda molta gente accorse per vedere l’ambita preda. Dopo di che sorse un altro problema:come si fa a pulirlo? Ci si mise tutti nel fondo di casa a pensare come pulire quest’animale:chi diceva di spellarlo,chi di bruciarlo. Alla fine si attaccò un tubo alla bombola del gpl e lo si bruciò! Tanto fu il puzzo che lo si buttò via pensando che non fosse più bono! Ecco quale fu la fine del primo cinghiale di quella che poi sarà la setola nera 5c,C come: Cinghiali,Cani,Caccia,Castello,Carda, infatti proprio i 5 che ammazzarono quel cinghiale fondarono la squadra il gennaio dopo per vedere se riuscivano a capire come mangiare tutto quel ben di Dio che avrebbe alleviato le fame. Un bel po’ di anni sono passati ora,e molte cose sono cambiate dice Adorno:ora ci sono i numeri alle poste,c’e’ quello con la carabina e quello col 12,quello col binocolo col puntino e quello con la televisione,ci sono l’altane,e si fanno 150 cinghiali quando prima erano 10 all’anno,ci sono le radioline che ti dicono de ‘ndo passa il cinghiale, ci sono i cani di razza,quelli che abbaiano a fermo e quelli che abbaiano sempre, e poi oggi il problema per quelli vestiti di verde è se si va in 20 in 10 o trenta….ai miei tempi s’andava a caccia e basta.Solo una cosa è rimasta la solita:le padelle sempre più grosse sempre più belle!!! Come ha fatto questa piccola squadra, fatta di gente del luogo, a sopravvivere agli enormi cambiamenti succedutisi in questi 30 anni ce lo chiediamo in tanti; Adorno si commuove quando ci parla delle “origini”, ed altrettanto sorride quando vede noi giovani levarsi ancora di buio per andare a caccia, lui dice che siamo noi il futuro anche se piccolo. Il segreto secondo me è stata l’ospitalità e la sincerità di questa gente di montagna che sono riusciti a coinvolgere la gente delle valli vicino, e perché no, di Arezzo come me. Comunque dire o non dire, siamo al 2009, tanti sono passati da questa squadra, speriamo alcuni ritornino perché sono parte di lei, altri è dispiaciuto perderli perché cacciatori eccezionali, ma certe volte è necessaria una mente aperta se si vuole sopravvivere ai cambiamenti negli anni e guidare una squadra, magari facendo entrare anche i giovani e …le donne! Adesso proprio i giovani hanno preso il carico sulle spalle, sempre sotto la supervisione di Adorno e di altri veterani che ancora non ne vogliono sapere di mollare; ci siamo adeguati, modernizzati, “regolati”, siamo diventati quelli del “oh, senza giubbotto rosso non cacci eh…” , quelli che se non rispetti le leggi sei buttato fuori, perché quel registro e quello statuto valgono più dei singoli protagonismi. Ma ci sono cose che non cambieranno mai, e così continuiamo a cacciare nelle foreste, a litigare con la squadra di Calleta per un pezzo di bosco alla Fonte della Petarria, i posti che portano nomi assurdi per chissà quale vecchia storia sono sempre gli stessi, e infondo anche i cacciatori sono gli stessi da generazioni. Infine vorrei concludere con il Rito della Padella: Adorno ricorda ai padellari con voce pacata: “ tato, non te la pigliare, sembra tanto grosso (riferito al cinghiale) ma è più il vuoto che il pieno, e la palla è una sola…” Rampi&Rosco
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articoli 26/02/2009 - sole

LE PRINCIPALI REGOLE DELLA CACCIA

Le principali regole della caccia 1. Distanze dalle case La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. E' vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri. 2. Distanze da strade e ferrovie La caccia è vietata per una distanza di 50 metri dalle strade (comprese quelle comunali non asfaltate) e dalle ferrovie. E' vietato sparare in direzione di esse da distanza inferiore a 150 metri. 3. Distanze da mezzi agricoli La caccia è vietata a una distanza inferiore di 100 metri da macchine agricole in funzione. 4. Distanze da animali domestici La caccia nei fondi con presenza di bestiame è consentita solo ad una distanza superiore a metri 100 dalla mandria, dal gregge o dal branco. 5. Trasporto delle armi È vietato trasportare le armi da caccia, che non siano scariche e in custodia, all'interno dei centri abitati e delle altre zone ove è vietata l'attività venatoria, a bordo di veicoli di qualunque genere e nei giorni non consentiti per l'esercizio venatorio. 6. Mezzi vietati di caccia Reti, trappole, tagliole, vischio, esche e bocconi avvelenati, lacci, archetti, balestre, gabbietrappola. 7. Giorni vietati Martedì e venerdì sono giorni di assoluto silenzio venatorio anche se festivi. 8. Orari di caccia La caccia è consentita da un'ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. 9. Stagione venatoria Inizia la terza domenica di settembre e chiude il 31 gennaio. 10. Luoghi di divieto di caccia Terreni di pianura innevati, stagni e laghi ghiacciati, terreni allagati, giardini privati, parchi pubblici, centri abitati, aree adibite a sport, parchi e riserve naturali, oasi, zone di ripopolamento, foreste demaniali. 11. Allenamento dei cani da caccia È' consentito dalla terza domenica di agosto fino alla seconda domenica di settembre, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica, dalle ore 6 alle ore 11 e dalle ore 16 alle ore 20, su terreni incolti, boschivi di vecchio impianto, sulle stoppie, su prati naturali e di leguminose, non oltre dieci giorni dall'ultimo sfalcio. L'allenamento è poi consentito nei campi addestramento cani tabellati. 12. Colture agricole e caccia con i cani L'accesso dei cani è vietato nei terreni coltivati a riso, soia, tabacco ed ortaggi. L'uso dei cani è consentito in numero massimo di due per cacciatore. L'esercizio venatorio è vietato in forma vagante sui frutteti, vigneti fino alla data del raccolto, coltivazioni di riso, soia e mais da seme. 13. Omessa custodia dei cani da caccia L'articolo 672 del codice penale “Omessa custodia e mal governo di animali” punisce chi lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti. 14. “Polenta e osei” Nei locali pubblici è vietato servire polenta e uccelli selvatici anche se sono appartenenti a specie cacciabili e abbattuti legalmente. 15. Violazione di domicilio L'articolo 614 del codice penale “Violazione di domicilio” punisce chi si introduce nei giardini e nelle pertinenze delle abitazioni civili. 16. Uccisione di cani, gatti, animali da cortile L'articolo 638 del codice penale “Uccisione o danneggiamento di animali altrui” punisce chi uccide o rende inservibili, deteriora o avvelena gli animali che appartengono ai privati. 17. Bocconi avvelenati L'articolo 727 del codice penale “Maltrattamento di animali” punisce anche chi causa la morte per avvelenamento di essi, mentre la legge sulla caccia punisce penalmente chi utilizza bocconi avvelenati. 18. Disturbo delle persone L'articolo 659 del codice penale “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” punisce chi con rumori molesti disturba le occupazioni o il riposo delle persone. 19. Spari nei pressi delle abitazioni L'art. 703 del codice penale “Accensioni ed esplosioni pericolose” punisce penalmente chi in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara con armi da fuoco. Quanti di noi osservono tutte le regole. Io non le rispetto tutte non so voi.
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articoli 13/02/2009 - fireblade74

MANUTENZIONE SOCIALE

Diciamolo sinceramente : fino a qualche anno fà si poteva parlare di civiltà contadina , di campagna , di ambente agricolo , ma di ruralità mai. Il fatto è che con questo nome si intendono mettere insieme le esigenze dei vecchi e dei nuovi inquilini del territorio extra-urbano, ma soprattutto di salvaguardare l' identità dell' economia e le tradizioni che si rifanno appunto al nostro mondo rurale. In questo vivono appunto gli agricoltori, gli allevatori , sono presenti da sempre i cacciatori e spesso , queste categorie si trovano i contrasto con coloro che hanno una visione virtuale e non reale , cioè dinamica ed attiva, della campagna. Oppure con coloro che si ritengono i nuovi padroni: quelli che sono venuti ad abitare i vecchi casolari oggi ristrutturati , che abitano complessi assurdi costruiti ai margini dei boschi , che pensano impunemente di trasportare in campagna i ritmi della città.E' anche per questo che gli ambientalisti hanno spesso dell' ambiente una visione caramellosa : incartano cioè il territorio come una caramella , la svolgono ogni tanto , la riavvolgono nella carta, però non la mangiano mai!!! Pronti a prendersela con coloro che invece la caramella vogliono anche godersela e gustarla , proprio perchè è fatta per questo !! Secondo il mio "insignificante" pensiero però , questa ruralità è l' unica difesa non solo e non tanto contro i protezionisti , quanto nei confronti dello sviluppo stesso dell' economia reale . Bisogna cioè capire che la territorializzazione , la costruzione di un legame sociale sul territorio , è oggi un valore da riproporre in tempi in cui il legame sociale viene distrutto e quindi incominciare un discorso in cui si parte costruendo un ' identità locale , il radicamento nel territorio , la manutenzione del territorio, che non significa manutenzione ambientale , ma significa MANUTENZIONE SOCIALE , significa VIVERLO !! Per me la caccia è un meccanismo di radicamento . E' chiaro che uno vuole mantenere il suo territorio , perchè quando vuole andare a caccia , per esempio al cervo , come di altri animali , vuole trovare quell' ambiente in cui ritrova quei soggetti , per cui non c' è dubbio che è una componente essenziale della manutenzione. Il primo problema è quello di capire come si costruisce un' identità locale, adeguata ai tempi in cui si comincia a capire che il territorio non và svenduto con seconde case , con i casermoni-dormitorio , con i parchi-museo, con i megaimpianti sportivi. A volte basterebbe poco , ed è qui che il mondo rurale nel suo insieme può avere partita vinta . Ma il vero problema è che bisogna avere la capacità di stare in questi territori , andare nel mondo con la tecnologia e la cultura e ritornarci a fare manutenzione e costruire forme di coinvivenza . Solo cosi , passando da minoranza oppressa e rumorosa a minoranza intelligente e comunicante dell' azione sociale ............... i cacciatori avranno vinto la loro battaglia . "SIC EST IN VOTIS"
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articoli 09/02/2009 - istriano

L'ULTIMA BATTUTA

Né cane de piga, né homine balenti, nde mori' mai bezzu ( Né il cane da caccia, né l’uomo abile muore mai vecchio) Con questo proverbio sardo, voglio iniziare questo scritto, per elogiare le gesta del nostro amico più fedele, il CANE, il nostro più seguace guerriero di mille battaglie, dove da sempre scrive pagine di gesta eroiche senza chiedere nulla, se non la fedeltà al suo padrone…….. ” Il cane è stato fin dall'età delle caverne il compagno dell'uomo che doveva procurarsi il cibo cacciando piccoli e grandi animali. Ha lavorato per lui, come bestia da soma, trascinando slitte su neve e terra,prima del cavallo. Lo ha aiutato a controllare il bestiame ed è andato con lui in guerra. Poco a poco l'uomo ha cominciato a scegliere ed addestrare i cani secondo i lavori a cui erano destinati: la caccia ancora oggi vede il cacciatore ed il cane come un binomio inseparabile.” Bastano solo 5 righe per descrivere cose il cane per chi ama la CACCIA… Libri, studi, professori di Università, KM di parole, teorie campate in aria per descrivere la moda del futuro, la CACCIA SENZA IL CANE, in nome della SELEZIONE….. Il cane si trova accanto all’uomo dalle epoche più remote, sicuramente da quando gli animali utili come il bue, la pecora ed il maiale cominciarono ad essere addomesticati,le rappresentazioni dei cani, come nell’arte egiziana offre splendidi esemplari di terrier sui monumento funerari. La tomba attribuita ad un faraone vissuto 2330 anni a.c. presenta quattro cani: un volpinoide, un segugio, un levrieroide, un cane simile al Basenij. Il CANE DA CACCIA è presente nella civiltà Assiro-Babilonese, infatti numerose sono anche le rappresentazioni di cacciatori che si apprestano alla battuta scortati da molossi (la più bella al British Museum di Londra) come i bassorilievi ritrovati a Ninive che raffigurano molossi impegnati nella caccia all'onagro (mammifero simile all'asino domestico). Il CANE DA CACCIA è presente nella civiltà della Grecia Antica, In pochi versi Omero descrive la scena struggente dell’incontro con il padrone, dopo vent’anni di attesa, del cane Argo, personaggio letterario di forte connotazione poetica. Il vecchio cane Argo, umile creatura dotata di grandi sentimenti di affetto e fedeltà, giaceva tra le zecche quando entra Ulisse, che nessuno aveva ancora riconosciuto, nella propria casa assediata dai Proci. Ma il cane Argo per primo lo riconosce, alza il capo e le orecchie, agita la coda con gioia festosa per salutare il ritorno del padrone che l’aveva allevato venti anni prima e poi riabbassa le orecchie. Ulisse si commuove ma, per non farsi riconoscere da Eumeo, affida a lui il compito di celebrare le doti di Argo. Ed Eumeo loda l’antica bellezza del cane, un tempo forte e veloce nella corsa, abilissimo nel seguire le orme della selvaggina tanto che nessuna gli sfuggiva. IL CANE DA CACCIA è presente durante la civiltà della GRANDE ROMA, i Romani conoscevano ed allevavano i segugi, i progenitori dei beagle ed i cani da caccia in genere, importati dai legionari dalla Grecia ed esportati più tardi, nel primo secolo d.c. in Britannia. IL CANE DA CACCIA, era presente è veniva impiegato, durante il Rinascimento, nel seicento, nel settecento, nel ottocento, fino a i nostri giorni, LA CACCIA E SEMPRE STATA CON IL CANE. Adesso dopo 2000 anni, dopo miriade di civiltà, dove il cane è stato sempre impiegato per cacciare ogni tipo di selvaggina dalla più piccola a quella più grossa, qualcuno si è accorto che il cane è di troppo, la caccia con il segugio “non sa da fare”, per il semplice fatto che andare a caccia CON IL CANE, è trarre profitto, costa fatica, istruire i cani, costa fatica ed esperienza, poi è necessario conoscere bene le abitudini del selvatico sia diurne che notturne, in modo da trarre il più possibile profitto dai nostri cani nella ricerca del selvatico, ma chi a voglia e tempo di tutto questo?? L’emozione della caccia con il segugio per chi la vive nella pratica della battuta/braccata è qualcosa di indescrivibile, si potrebbero usare mille aggettivi per esaltarne l’emozione, l’adrenalina che si prova sentire una muta in canizza mentre si dirige verso di noi non a paragoni con nessun sport, in quel momento siamo “RITTI” peggio di un cinghiale nella lestra, pronti a sentire ogni minimo rumore che possa venire dalla macchia, intanto i nostri fedeli guerrieri incalzano sempre di più il cinghiale, ma la canizza ad un tratto si ferma sotto di noi, si sente tutta la muta dare “al fermo”, un frastuono di abbai, il cinghiale a deciso di affrontare “loro”, i nostri amici, il canaio capito il momento di pericolo si mette correre come matto emulando il miglior Mennea, ma qui non siamo su di una pista, qui siamo nella MACCHIA, dove i rami ti si ficcano pure dentro il naso, chi ama la caccia in battuta, chi ama i propri cani sa bene che ogni secondo può essere fatale per loro, intanto chi sta alla posta ogni secondo sembra un eternità, sempre vigili, tesi, colpiti da una strana malattia riscontrata nei caprioli, quella da “stress da seguita”, in quel momento non entrerebbe un ago nel nostro c..o, talmente siamo presi nel scrutare anche con il nostro olfatto la nostra posta, è partito!!!!!!!!!! Urla il canaio……, la macchia si apre di fronte a noi come se arrivasse un treno intercity, in quel attimo la nostra mente si ferma, siamo completamenti isolati da tutto e tutti, pronti a sparare nell’unico punto in cui dovrebbe passare, in 20 anni è sempre passato da quel grossa quercia da sughero…. il cinghiale sa bene cosa gli aspetta fuori dalla macchia, ed ecco che invece che passare nel solito posto dalla quercia… tenta di aggirarci alle spalle, forse come un suo vecchio antenato eseguiva in queste situazioni, il suo DNA, la sua esperienza di mille seguite a consigliato questo, la natura è imparziale, se il cinghiale saprà difendersi sfruttando al massimo il suo istinto di conservazione e utilizzando al meglio le proprie doti fisiche riuscirà a sopravvivere, a crescere ed a riprodursi,trasmettendo con buona probabilità queste doti fisiche ed istintive alle nuove generazioni ,mentre nel caso contrario soccomberà, questo il suo ANTENATO A TRASMESSO …. un ramo spezzarsi…. proprio dietro di noi…. Eros, Paco, Stella, Ralla, seguire in canizza il fiato del cinghiale, i loro abbai musica per le nostre orecchie si allontanano sempre di più, la tensione piano, piano si soglie su di noi come neve al sole, oggi a vinto lui il RE DELLA MACCHIA, ma in fondo sorridiamo, siamo lo stesso soddisfatti, è mancato l’atto finale, ma questo è il bello della caccia in battuta, non ci sono formule magiche, il suo DNA del cinghiale frutto di mille seguite a fatto valere la regola del più forte, il suo ISTINTO DI CONSERVAZIONE QUANDO GLI VIENE CONSENTITO DI SFRUTARLO, a fatto il modo di SOPPRAVVIVERE. La caccia volge al termine, il Capocaccia al suo di tromba decreta che per oggi può bastare, intanto loro i nostri attori principali i CANI, fanno il rientro dal loro “padrone”, Eros, Stella, Ralla vanno a ricevere come una parata militare gli onori, ma sono tre…. manca Paco all’appello, il capo muta, la sua tenacia nella seguita la portato più lontano, ma a sempre fatto rientro. Sono le 23.30, tira un forte tramontana che ti spacca la faccia, nel bosco il suo padrone, chiama a squarcia gola il suo fedele amico, Paco!!!! Teeeeeee!!!, nulla, si sente solo il vento gelido che fischia come una campana dentro le sue orecchie, la tensione sale, “a sempre fatto rientro, non è mai successo che stesse fuori fino a quest’ora” pensa il suo padrone, ormai sono le 02.00, la speranza di ritrovarlo inizia a tramutarsi, in dolore,ansia, stress, la mente corre alle tante seguite che il suo Paco a saputo renderli in questi 9 anni della sua vita, nessuno mai come Paco….. questa sarà stata l’ultima sua seguita, la speranza si spegne, la notte avvolge di aria tenebrosa il bosco, come se volesse rendere decretare la fine di un suo protagonista, il vento soffia sempre più incessantemente, il freddo inizia a sentirsi, ma sono solo le 03.00…. altri a quest’ora staranno dormendo sogni tranquilli, al caldo del loro letto, non resta che andare a casa, ma prima un ultimo tentativo….Paco!!!!! Teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!, nulla…. Si percorre in macchina la strada del rientro, avvolti come dentro un alone di disperazione, una curva, un'altra, un lungo rettilineo, il fuoristrada illuminano la strada con i fari potenti come fosse giorno, la stanchezza, la delusione, la disperazione fanno di noi uno straccio, in lontananza sulla strada si scorge una macchia nera, il nostro cuore inizia a battere, sale subito l’adrenalina come fossimo dentro la battuta, pigiamo sempre di più sull’accellatore del nostro fuoristrada……….noooooooo!!!!!!!!!!!! è Pacoooooooo!!!!!!!!!!! …..la fine di questa storia, preferisco lasciarla in bianco, amici fedeli come Paco ogni giorno hanno lasciato in tutti noi ricordi indelebili, chi ama la caccia in battuta, chi ama i cani sa bene che solo una grande passione ti spinge ad essere tutto questo, si può gioire per una seguita mozzafiato dei tuoi segugi, si può essere orgogliosi di essere riusciti a fermare un cinghiale in corsa in un metro di spazio, ma allo stesso tempo la caccia in battuta quella con i cani non ti regala solo tutto questo, ti offre l’altra faccia della medaglia, la parte più cruda, quella dei sentimenti, qui forse sta la verità, i sentimenti, omoni grossi piangere per la perdita del loro amato amico il CANE, ma ognuno nella vita fa altre scelte di caccia, adesso si chiama Selezione, il fine per qualcuno potrà essere lo stesso, ma non per il sottoscritto , ma non voglio giudicare, la mia scelta di caccia lo fatta quando avevo 8 anni, dove mio padre iniziava ad insegnarmi il lungo tirocinio sulla caccia in battuta, assieme al nostro inseparabile amico il Segugio, se questo un giorno non mi verrà più concesso, perché la legge lo vieta, è trovandoci ad un bivio, ricordiamoci che una via conduce alla disperazione, l’altra all’estinzione totale. Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene…………….. DEDICATO A CHI AMA LA CACCIA IN BATTUTA…..
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articoli 05/02/2009 - fireblade74

CHI MEGLIO DI NOI ?

L' altro giorno utilizzando un vecchio quotidiano locale per incartare degli oggetti, mi è capitata tra le mani una pagina di cronaca che mi ha fatto letteralmente vomitare ....(perdonate la colorita espressione) Dal testo- "Viaggio a Vetulonia , dove la vacanza è ricerca"- Per chi non lo sapesse , Vetulonia è a pochissimi minuti da casa mia..quelle macchie, quelle valli, quegli stradelli , quei trattoi...quel paesaggio e quella terra ..praticamente è casa mia!!! Comunque, nell' articolo in questione ,si parlava di un "campo scuola" per ragazzi...sapete chi si era preso la briga di condurre il campo??? La LIPU !!!! Continua cosi l' articolo:- Quindici giorni full immersion nella terra degli Etruschi imparando a impastare mattoni con lo sterco- Ora, apparte (non ho figli) il fatto che mi fa un po schifo pensare che mio figlio impasti merda, la cosa che mi ha fatto rivoltare lo stomaco è vedere che altri hanno agito dove noi cacciatori abbiamo mancato. Ecco dunque che in terra amica , tra gente amica ...siamo diventati stranieri. Lecito quindi chiedere ai nostri dirigenti venatori: questi corsi non li potevamte organizzare voi?? Ma pensateci , un corso per ragazzi tra boschi e borghi antichi dove si parla di gestione faunistica , controllo dei nocivi , sistemazione del territorio, magari in aree Wilderness (...ora si dice cosi, se non sbaglio) con il patrocinio dei comuni. Già li immagino i nostri figli, perchè si potrebbe iniziare con loro, che vivono per qualche giorno in una tenda , che pescano in un torrente, sparano con un avancarica o tirano con l' arco ...e poi ancora montano a cavallo..se preferite su un mulo....e chi piu ne ha piu ne metta!! Potremmo davvero insegnare ai nostri figli, e molti già lo fanno, che la natura non è Euro Disney , e chissà forse un giorn o alcuni di quei ragazzi , sentiranno il desiderio di prendere la licenza di caccia per continuare ad alimentare il sacro fuoco. Io intanto... getto il sasso..forse qualcuno lo raccoglierà! Dimostriamo quello che sappiamo fare e lasciamo gli "altri" ad impastare me--a!!
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articoli 03/02/2009 - rampichina

CHI è IL CACCIATORE ?

Cacciatore s.m. 1 colui che pratica la caccia, spec. con il fucile. Questa è la definizione che ognuno di noi può trovare sul dizionario, ma , davvero è tutto qui? Volendo generalizzare si, in quanto di solito sono i cacciatori che vanno in giro con il fucile, ma soprattutto negli ultimi anni si è diffusa l’abitudine, anche tra chi proprio cacciatore non è,di andare in giro a fare il far west. Si dibatte tanto ultimamente sulla posizione dei cacciatori, si dice che siano dei pazzi che sparano a qualsiasi cosa si muove, e che gli interessi solo la “ciccia”; in alcuni casi purtroppo ci sono persone così, che si avvalgono della nomina di cacciatori,quando in realtà si tratta solo di “sparatori”. Si parla di incidenti in tv, incidenti tra cacciatori, ma in realtà non tutti sono incidenti tra cacciatori, la maggior parte sono incidenti tra persone imprudenti, persone che vanno magari a tirare a cervi dentro al parco nazionale, persone che poi…ci scappa la tragedia perché, nella flebile luce dell’alba, quell’ombra sembrava un cervo…e invece era un amico. Ci sono anche quelli che vengono a caccia solo se gli garantisci che, stando alle tracce, i cinghiali ci sono, ma io credo che il cacciatore non sia questo: il cacciatore si sveglia, magari parte con il suo cane e non gli interessa di quanti kg di cinghiale porta a casa o di quanti fagiani o starne, si accontenta di vedere lavorare il suo vecchio cane, compagno di tante avventure, o magari gli basta la luce del sole nel cielo limpido dell’inverno, che sbuca da dietro i monti. Si sente dire che i cacciatori non amano gli animali, che sono degli sterminatori, questo è vero solo in parte, quando colui che non è veramente cacciatore si definisce tale; il cacciatore in realtà ama la natura come forse pochi altri, ama gli animali che caccia (frase paradossale ma a mio parere vera) , e si preoccupa del loro stato di salute e della loro salvaguardia, poiché sanno che la continuazione della caccia dipende dalla continuazione della fauna selvatica. Si dice che i cacciatori, e qui mi riferisco ai cinghialai, non amano i loro cani, che li mandano al massacro nella lotta con il cinghiale….e non siamo mica al Colosseo!!!! Ho visto canai che hanno smesso di andare a caccia quando è morto il cane migliore, ho visto uomini ispidi e un po’ “ruvidi” piangere e correre verso la geep con il cane ferito in braccio, ho visto canai menarsi perché uno aveva sgridato il cane dell’altro, e mi sono resa conto che per il cane il massimo divertimento è la caccia, lui è felice quando vede il suo padrone che attacca il carrello e prende il guinzaglio…vuol dire che si parte! Purtroppo certe malignità sui cacciatori, in realtà sono basate sulla “moda” del cacciatore (diffusa, aimè, molto nel centro Italia), su quei personaggi , cacciatori della domenica, mezzi cacciatori, chiamateli come vi pare per i quali la caccia e un passatempo come un altro, solo uno svago, spari un paio di colpi fai due risate leggi un giornale e ti fumi una sigaretta alla posta!! Si presentano con armamentari da guerra e ottiche da migliaia di euro, difficilmente ne vedrete uno tirar su un cinghiale che poi si sporca la giacca Beretta! E difficilmente, cosa peggiore,ti staranno mai a sentire! Con questo non dico che la caccia non debba essere aperta a tutti, ma credo che soprattutto il cinghiale dovrebbe essere regolamentato in modo da assicurarsi che le persone che cacciano in squadra siano competenti, e consapevoli del pericolo che comunque comporta questo tipo di caccia. Pur essendo la caccia al cinghiale la più diffusa, nei corsi di abilitazione l’argomento viene toccato poco e niente, e comunque solo sul piano di regolamentazione; nessuno ti spiega come stare alla posta, come sparare. Un primo passo è stato fatto, con l’obbligo per i neopatentati di andare accompagnati il primo anno, ma poi in realtà non c’è chi li controlla, perciò forse occorre fare di più. Una soluzione potrebbe essere sull’esempio della patente di guida: a partire dai 16/17 una “abilitazione temporanea” tipo foglio rosa,che dura fino ai 18, che abilità alla detenzione di armi e alla caccia solo se in presenza di un cacciatore anziano. Con una “abilitazione temporanea” di almeno 1 anno per chi abbia già superato i 18. Vorrei sapere l’opinione, di coloro che cacciatori lo sono davvero, su questo passo; potrà essere utile al ripristino di quella umiltà, e saggezza che si è un po’ persa? Rampi.
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articoli 03/02/2009 - rampichina

CHI è IL CACCIATORE ?

Cacciatore s.m. 1 colui che pratica la caccia, spec. con il fucile. Questa è la definizione che ognuno di noi può trovare sul dizionario, ma , davvero è tutto qui? Volendo generalizzare si, in quanto di solito sono i cacciatori che vanno in giro con il fucile, ma soprattutto negli ultimi anni si è diffusa l’abitudine, anche tra chi proprio cacciatore non è,di andare in giro a fare il far west. Si dibatte tanto ultimamente sulla posizione dei cacciatori, si dice che siano dei pazzi che sparano a qualsiasi cosa si muove, e che gli interessi solo la “ciccia”; in alcuni casi purtroppo ci sono persone così, che si avvalgono della nomina di cacciatori,quando in realtà si tratta solo di “sparatori”. Si parla di incidenti in tv, incidenti tra cacciatori, ma in realtà non tutti sono incidenti tra cacciatori, la maggior parte sono incidenti tra persone imprudenti, persone che vanno magari a tirare a cervi dentro al parco nazionale, persone che poi…ci scappa la tragedia perché, nella flebile luce dell’alba, quell’ombra sembrava un cervo…e invece era un amico. Ci sono anche quelli che vengono a caccia solo se gli garantisci che, stando alle tracce, i cinghiali ci sono, ma io credo che il cacciatore non sia questo: il cacciatore si sveglia, magari parte con il suo cane e non gli interessa di quanti kg di cinghiale porta a casa o di quanti fagiani o starne, si accontenta di vedere lavorare il suo vecchio cane, compagno di tante avventure, o magari gli basta la luce del sole nel cielo limpido dell’inverno, che sbuca da dietro i monti. Si sente dire che i cacciatori non amano gli animali, che sono degli sterminatori, questo è vero solo in parte, quando colui che non è veramente cacciatore si definisce tale; il cacciatore in realtà ama la natura come forse pochi altri, ama gli animali che caccia (frase paradossale ma a mio parere vera) , e si preoccupa del loro stato di salute e della loro salvaguardia, poiché sanno che la continuazione della caccia dipende dalla continuazione della fauna selvatica. Si dice che i cacciatori, e qui mi riferisco ai cinghialai, non amano i loro cani, che li mandano al massacro nella lotta con il cinghiale….e non siamo mica al Colosseo!!!! Ho visto canai che hanno smesso di andare a caccia quando è morto il cane migliore, ho visto uomini ispidi e un po’ “ruvidi” piangere e correre verso la geep con il cane ferito in braccio, ho visto canai menarsi perché uno aveva sgridato il cane dell’altro, e mi sono resa conto che per il cane il massimo divertimento è la caccia, lui è felice quando vede il suo padrone che attacca il carrello e prende il guinzaglio…vuol dire che si parte! Purtroppo certe malignità sui cacciatori, in realtà sono basate sulla “moda” del cacciatore (diffusa, aimè, molto nel centro Italia), su quei personaggi , cacciatori della domenica, mezzi cacciatori, chiamateli come vi pare per i quali la caccia e un passatempo come un altro, solo uno svago, spari un paio di colpi fai due risate leggi un giornale e ti fumi una sigaretta alla posta!! Si presentano con armamentari da guerra e ottiche da migliaia di euro, difficilmente ne vedrete uno tirar su un cinghiale che poi si sporca la giacca Beretta! E difficilmente, cosa peggiore,ti staranno mai a sentire! Con questo non dico che la caccia non debba essere aperta a tutti, ma credo che soprattutto il cinghiale dovrebbe essere regolamentato in modo da assicurarsi che le persone che cacciano in squadra siano competenti, e consapevoli del pericolo che comunque comporta questo tipo di caccia. Pur essendo la caccia al cinghiale la più diffusa, nei corsi di abilitazione l’argomento viene toccato poco e niente, e comunque solo sul piano di regolamentazione; nessuno ti spiega come stare alla posta, come sparare. Un primo passo è stato fatto, con l’obbligo per i neopatentati di andare accompagnati il primo anno, ma poi in realtà non c’è chi li controlla, perciò forse occorre fare di più. Una soluzione potrebbe essere sull’esempio della patente di guida: a partire dai 16/17 una “abilitazione temporanea” tipo foglio rosa,che dura fino ai 18, che abilità alla detenzione di armi e alla caccia solo se in presenza di un cacciatore anziano. Con una “abilitazione temporanea” di almeno 1 anno per chi abbia già superato i 18. Vorrei sapere l’opinione, di coloro che cacciatori lo sono davvero, su questo passo; potrà essere utile al ripristino di quella umiltà, e saggezza che si è un po’ persa? Rampi.
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articoli 30/01/2009 - scovatore

AI MIEI MAESTRI

Quando iniziai a sentire i racconti, e le gesta dei vecchi cacciatori per me fu l’ inizio di un mondo meraviglioso,fatto di gesta e azioni compiuti da uomini veri ,rispettosi delle persone che come loro praticavano la caccia ,ma ancor di più forse il rispetto verso la cosa più importante per un cacciatore:la selvaggina . ho passato la mia fanciullezza a osservare ,a capire , e a imparare.Ringrazio ancora quelle persone più di qualcuno mi ha salutato per sempre , ma io li porto sempre nel mio cuore ,sempre presenti sono in me,specialmente in alcuni frangenti della cacciata quando bisogna tirare fuori le palle se ce le hai., oppure significava che non avevi capito niente della parola caccia. cresciuto in un mondo dove la caccia era racchiusa solo in quella parola cacciare,addestrare, scovare la selvaggina, e cercare di abbatterla, questo è il mondo in cui mi riconosco e penso di vivere in un modo normale e corretto da cacciatore cinghialaio .Ma questi valori ormai non sono riscontrabili nelle generazioni attuali un pò per vari motivi, un motivo sicuramente molto importante è che chi fa informazione sulla questione in essere, non è in grado di dare quelle spiegazioni complete e dettagliate sulla caccia e cinofilia. Gente che si candida grande esperta del sistema, ma che in verità ci viene a spiegare come si effettua un foraggiamento, o quale attrezzo usare per farlo.il governare non fa parte della cultura della caccia in molte zone viene fatto per limitare i danni alle culture perchè ormai sono in grandissima soprannumero di cinghiali,non bastano più i pochi giorni di caccia che ci fanno fare ,e poi non dimentichiamo che il più è dovuto dalle grandi quantità di riserve, oasi, e parchi presenti nel nostro paese dove questo grande selvatico opportunista si ritira di giorno dopo aver messo sotto sopra ettari e ettari di coltivati la notte. Questi sono i temi da discutere per gli addetti ai lavori non i foraggiamenti, o che non servono più i tracciatori o traccini tanto ormai sappiamo a memoria dove sono le rimesse, ma voi amici ve lo immaginate di andare la mattina sotto un bidone a prendere una passata? Voi questa la chiamereste ancora caccia? Voi non sò, ma di certo questa caccia non mi appartiene. Per il solo rispetto verso chi mi ha insegnato questa nobile arte. LA CACCIA AL CINGHIALE CON LA TRACCIATURA ,E IL SEGUGIO. Ciao amici BY scova.
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articoli 24/01/2009 - istriano

LA TEORIA DEL SELECONTROLLORE

Chi conosce personalmente il sottoscritto sa bene della mia testardaggine nel cose, il sardo che sta dentro esce come un vulcano in eruzione, non mi fermo davanti a nulla se non alla evidenza delle cose, le chiacchiere, addirittura i consigli, se non le minacce ed ingiurie, da parte di determinate persone, che non avendo argomenti reali sulla caccia in cui confrontarsi, vanno a sindacare sulla grammatica, poi parlano di valori, cultura sulla caccia, vantandosi che nel loro tableu (che cazzo sarebbe), un quadro da muro? ma…..hanno in vista teste di caprioli, cervi e compagnia bella, io nel mio tableu, ho raffigurato in ordine d’importanza la figura di mio nonno, è il mio carissimo/ amico collega dove in Nassiriya è deceduto per valori ben più importanti di queste cazzatte sulla caccia. Ma oggi mi sono messo in testa che devo studiare, devo capire la figura del selecontrolore e di quali studi fanno uso, della popolazione di questo ungulato in Italia, è perché in altre nazioni, addirittura in Italia stessa (velasi Friuli Venezia Giulia) è consentita la caccia la battuta, premetto se ci riesco, che userò “generalizzare”, senza riferimenti personali, ma partendo da dichiarazioni, teorie scritte da appartenenti a questo sito, che svolgono la figura “anche” del selecontrollore. La prima cosa che un Selecontrollore vi dice, a riguardo della non possibilità di caccia del capriolo con l’uso del cane in battuta, è quello che Professori, Studiosi, Tecnici, Università ecc, hanno condotto sul capriolo, cioè quello che l’unico metodo di prelievo e conservazione della specie, l’uso del segugio per qualcuno sarebbe invasivo, per altri “rumoroso”, per altri non si riuscirebbe ad individuare un maschio da una femmina, creando uno squilibro di parità di sessi all’interno del branco. Queste considerazioni sono state fatte per la maggior parte da professori di Università, più delle volte commissionati da varie associazioni che girano all’interno del mondo caccia pagate da tutti noi, selecontrollori compresi, gli studi, che sarebbero poi in pratica fatti sui risultati dei censimenti, e prelievi sempre avvalendosi della collaborazione di Tecnici faunistici qualificati. La mia curiosità di queste affermazioni, mi a portato a pensare che siamo di fronte ad un animale in via di estinzione, cioè si è costretti ad effettuare GIUSTAMENTE il prelievo tramite selecontrollore in quanto con la battuta, vista anche la diversità di nascite di prole, infatti cinghiali si riproducono molto + dei caprioli, in giro di 3- 4 anni sparirebbe dalla nostra amata Penisola. Ricordate cosa ho scritto sopra, devo studiare, ed ecco che quindi mi sono informato tramite siti, associazioni, selecontrollori, insomma persone che amano questo tipo di prelievo, semplicemente per avere una situazione chiara, per non essere accusato di faziosità. Intanto bisognerebbe conoscere la consistenza “approssimativa” del Capriolo in Italia, da stime effettuare da selecontrolli per conto di Università siamo intorno a 421.000 capi, dove bisogna precisare che il capriolo a differenza del cinghiale, la cui stima è stimata in 5000.000 capi è presente abbondante su tutto l’arco alpino nord-orientale e centrale (dalFriuli al Trentino e Alpi lombarde), mentre la sua presenza si riduce spostandosi sul versante occidentale. Per quanto riguarda l’Italia Centrale, la sua distribuzione può essere definita a macchie di leopardo. Qui devo rifare una precisazione, il cinghiale anche se presente in quasi tutta la penisola isole comprese, e numericamente poco superiore come consistenza di capi, ha capacità di riproduzione più consistenza, ma mi tocca A RIPRECISARE, che il cinghiale viene cacciato con il sistema di battuta, dove a dire di varie persone (beati loro), ci sono squadre che durante tutta la Stagione Venatoria prendono dai 300 a 400 cinghiali,quindi già qui i NUMERI non combaciano più, il cinghiale nonostante venga cacciato con il sistema di battuta con numeri elevati, dove in alcuni luoghi vedasi questa estate dentro Genova, continua NONOSTANTE PARTORISCANO più piccoli a rimanere sugli stessi numeri del capriolo, anzi come riportato da PROFESSORI di UNIVERSITA, il capriolo intorno agli anni ’30 del XX secolo contava forse in tutta Italia non più di30.000 capi, quasi tutti concentrati nelle Alpi orientali . Negli stessi anni probabilmente si estingueva il nucleo relitto della Sila.Con la Seconda Guerra Mondiale e il primo dopoguerra si raggiunse il minimo storico in termini di consistenza, con una popolazione ridotta ad appena 10.000 capi, per lo più sempre concentrati nel settore nord-orientale . Particolarmente allarmante era la situazione del centro-sud, con i piccoli nuclei di Castelporziano, Garganoe Orsomarso. Negli anni ’50 si assistette ad un cambiamento radicale della situazione, almeno in Italia settentrionale e centro-settentrionale. L’abbandono della montagna (e quindi la fine dell’agricoltura di sussistenza e la crisi della pastorizia), la conseguente ripresa della vegetazione naturale con il ritorno di cespuglieti e boschi, le campagne di riforestazione,il calo della pressione di bracconaggio, resero progressivamente più favorevoli le condizioni ambientali per gli Ungulati, capriolo compreso . Interventi di reintroduzione nelle Alpi occidentali, nell’Appennino settentrionale e centrale soprattutto tra gli anni ’50 e ’70, contribuirono alla ripresa del capriolo a livello nazionale . Agli anni ’70 del XX secolo risale anche l’immissione di caprioli di ceppo alpino nella Sila, in Calabria.La consistenza della popolazione di caprioli in Italia è da decenni in continuo incremento, per il contributo dei nuclei sia alpini e prealpini sia dell’Appennino settentrionale e centrale e della Maremma. Si è passati da 50.000 nel 1960 a 80.000 nel 1970, a 120.000 nel 1980, a 240.000 nel 1990, a 421.000 nel 2005, in effetti da questi dati fatti da Professori, Studiosi di Università si evince bene come il SEGUGIO in quei anni a decretato la fine di tutti gli Ungulati CAPRIOLO COMPRESO…..poi dovremo NOI STUDIARE…… Inizio a non capirci più nulla, tra un paio di anni con questo METODO di prelievo si avrà una popolazione di un MILIONE di caprioli, ma bisogna stare tranquilli si sta studiando un piano perché questo non avvenga. In provincia di Parma, il più recente censimento (marzo 2002) effettuato su 42971 ettari, ha stimato la presenza di 8614 caprioli. Nella SOLA provincia di Massa Carrara, in Toscana l’Università di Parma avvalendosi di selecontrollori, nel periodo che va dal 1997 e il 2005, a effettuato dei studi sul prelievo del capriolo, su 1014 CAPRIOLI abbattuti di cui 469 maschi, e 432 femmine, di cui un età compressa tra 0/12 mesi il 17,95%, tra 13/24 mesi il 21,10%, e fino a 5 anni 60,95%, come vedette siamo di fronte a numeri che in certe zone, dove viene CACCIATO IL CINGHIALE in battuta possiamo solamente SOGNARE, a Parma in 42.971 ettari vengono stimati 8.614 cinghiale, nella Provincia di Massa in 8 anni vengono abbattuti, escudendo quindi la PRESENZA di 1014 caprioli. Il prelievo, viene eseguito con un semplice METEDO, avvalendosi di Tecnici Faunistici QUALIFICATI, mediante l’applicazione di opportuni MODELLI TEORICI, dei gruppi di animali presenti in distretti diversi, dopo avviene la stesura del piano di prelievo per i capi da abbattere, e vengono assegnati ad ogni SINGOLO SELECONTROLLORE, il numero PRECISO per classe di età, è sesso, adesso mi sorge una domanda e relativo dubbio, il selecontrollore una volta ottenuto il piano con il numero esatto che dovrà prelevare, nel bosco PUO’ RECARSI DA SOLO, ho viene accompagnato da un Tecnico Faunistico Qualificato, magari suo amico che ne controlli il reale ed esatto per sesso e classe? Un'altra domanda, una volta abbattuto il CAPRIOLO, viene dato in BENEFICENZA visto che NON SI TRATTA DI CACCIA, ho il selecontrollore può benissimo portarselo a casa? Siccome in un altro sito leggevo che uno lamentava che i cacciatori di cinghiali vanno solamente per la ciccia, mi sorgeva questo dubbio. Sempre da gli studi fatti da Università per la gestione del capriolo si legge, che il prelievo venatorio selettivo sulla popolazione di capriolo, nasce dalla consapevolezza che essa rappresenta una vera e propria ricchezza e come tale vada gestita Certe considerazioni, più emotive che scientifiche, hanno portato talvolta a scegliere la cosiddetta “protezione passiva”, soprattutto nei parchi, che consiste nel non attuare prelievo sulla popolazione. I risultati ottenuti hanno tuttavia dimostrato come questo tipo di approccio sia da evitare, perché deleterio per la salute della popolazione e del suo ecosistema. Continuo a non capirci sempre di più, poi mi viene da pensare, forse è più comodo effettuare il prelievo in questo modo per il semplice fatto che si a PAURA dell’opinione pubblica? VEDASI PIEMONTE 2006? Ricordate?La Regione aveva programmato il prelievo di 600 caprioli con l’ausilio dei cani, in quanto per il drammatico numero di vite umane creati da questo simpatico ungulato, causando incidenti stradali. Ci fu una rivolta popolare, TG, donne, bambini, verdi, bianchi, tutti a PROTESTARE per l’annunciata STRAGE, vinsero i caprioli addirittura si rivolsero al TAR, quindi forse e meglio sparare in silenzio avvalendosi di studi di Università avvalorando tesi da libro cuore. Nella Provincia di Parma si prevedono due diversi periodi di caccia. Il primo si colloca in agosto ed interessa l’abbattimento dei soli maschi subadulti, adulti e vecchi. Il secondo si colloca fra dicembre e gennaio ed interessa le femmine di tutte le età e i piccoli maschi. Nei primi anni di prelievo, invece, anche le femmine e i piccoli venivano abbattuti ad agosto. Allora perché vietare la caccia con il segugio? Si caccia ad Agosto quando i maschi tengano le corna e le femmine no, ma avete mai visto sopraggiungere alla posta un capriolo con la velocità di una lepre, tanto da non saper riconoscere il sesso? Ma quando mai, una volta partito, continua a fermarsi aspettando i cani, e via così tutta la giornata. Dopo tutto questo mi nascono mille domande, ma so già le risposte, ma perché nelle Valli del Natisone ed in genere in Friuli Venezia Giulia (ITALIA) dove si esercita il prelievo con i cani da sempre, non si riscontra alcun tipo di destrutturazione. Come mai in una provincia come Siena dove si caccia il cinghiale con mute di segugi assai numerose vi sia stata un’esplosione incredibile del capriolo, si parla di trentamila caprioli!? Che fanno tutti quei cani rincorrono solo il CIGNALE!!!! Eppure le popolazioni di caprioli, ma anche altri ungulati, stanno benissimo ed aumentano nonostante, e questo si che è un problema, vi sia un bracconaggio spietato. Come mai in Francia, Spagna ed altri paesi si caccia il capriolo con mute di cani, vi risulta forse che sia in via di estinzione? Forse in Francia di caccia non capiscono nulla? Poi un'altra domanda ma FATTE SEMPRE CENTRO, cioè NON FERITE NESSUN CAPRIOLO? Dirette perché in battuta tutti vengono fermati, certo che no, ma almeno una possibilità CON I CANI si hanno di recuperare l’animale FERITO. Mi sono un po’ perso, ho dimenticato lo stress da seguita che il capriolo avrebbe se cacciato in BATTUTA, infatti e talmente stressato e intelligente che puntualmente il mercoledi o domenica successiva e li pronto sulla rampa di lancio. Dio mio ho scritto 1.787 parole in un ora e mezza, per esporre una teoria che al sottoscritto a solo TEORIA, continuate nel vostro amato prelievo, io da parte mia non vengo a disturbarvi, continuate nella vostra passione, ma vi prego, lo chiedo PER FAVORE, risparmiatevi con le vostre affermazioni, perché se questa e solamente una ideologia di caccia allora hanno ragione i cinesi “ Quando un solo cane si mette ad abbaiare a un ombra, diecimila cani ne fanno realtà". TEMPO DI STESSURA di 1.873 parole UN ORA E 39 MINUTI DA UN IGNORANTE ORGOGLIOSO DI ESSERLO. ):( ):( ):(
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articoli 18/01/2009 - istriano

caccia di selezione no caccia di soldi

Questi giorni sul nostro sito, si è accesa una discussione riguardante la caccia di selezione, il prelievo selettivo nella caccia agli ungulati, senza l'ausilio del cane, descrivendola come unico modo corretto di caccia. Premetto che la legge nazionale la 157/92 quella riguardante la caccia in Italia, non vieta l'impiego dei segugi nella caccia agli ungulati, con eccezione del camoscio, quindi chi si atteggia in tali convinzioni dovrebbe prima leggere le varie norme che tutelano la caccia, in secondo luogo sempre a mio parere, chi manifesta ostilità nell'utilizzo del cane, bisogna ricordare che la storia della caccia, visto che qualcuno qui parla di storia, radici, tradizioni, veniva impiegata nell'antichità come la caccia ai cervidi con intere mute di cani (caccia a forzare), dove tuttora ancora viene praticata nella vicina Francia, ed altri paesi civili e democratici, questa caccia dalle nobili tradizioni consiste nel cacciare un selvatico individuato, generalmente una femmina, dove ricordiamoci e sempre il capo branco, è non il maschio come qualcuno ancora crede, con l'utilizzo di un ottimo tracciatore (come si fa anche adesso), e una vota individuata la lestra, si mollava l'intera muta, questo modo di cacciare veniva viene praticato dai tempi del Medio Evo, l'unica eccezione ai tempi nostri che questi ausiliari erano assoggettati ad cacciare solo l'animale prescelto rifiutando il cambio, ossia l'intromissione durante la seguita di un altro animale che non fosse quello scelto per la battuta. Allora ci chiediamo in Italia e possibile effettuare un tipo di caccia come quello descritto sopra per un prelievo cinegetico selettivo? Forse e questo che qualcuno in questo sito chiedeva? O anche questo tipo di prelievo e dannoso? Ho esiste solo ed esclusivamente la caccia di selezione? Nell'attesa che qualcuno formuli una risposta, provo a darne qualcuna io. Cosa s'intende come caccia di selezione oggi in Italia? Intanto possiamo essere tutti dei selecontrollore? No cari amici miei, nella nostra amata nazione nulla si fa per nulla per diventare selecontrollore (poi di cosa), ci domandiamo noi cacciatori, bisogna frequentare un corso bandito da varie associazioni tra le quali le nostre quelle che ci dovrebbero tutelare e noi paghiamo fior di euro, imparare tante cose infondo stiamo sempre frequentando un corso, di cui alcune difficili, dove senza offendere nessuno molti di noi tra cui il sottoscritto non sono andati avanti con gli studi, quindi ritornare a studiare, per poi sperare di diventare anche noi selecontrollori, già qui si dimostra che questa pratica, se così vogliamo chiamarla viene praticata da pochi eretti, e si perché non credete che una volta ottenuto il brevetto di sele, avete diritto di scorrazzare per le campagne vestiti da piccoli soldati austriaci, a sparare a vostro piacimento. No anche qui esiste una gerarchia, io la vorrei chiamare semplicemente RACCOMANDAZIONE, che in Italia a dato lavoro a tanta gente, questo e come si diventa selecontrollori. Questa figura in Italia sta diventando sempre più diffusa, avanzando tesi contro l'impiego del nostro amato segugio nell'impiego nella caccia, come quella nel capriolo dove il cane secondo loro procurerebbe stress, ma questo avviene solo in Italia, il capriolo in Francia ed altri paesi dove viene impiegato il segugio pare non crei nessun disturbo, uso la parola pare per non irritare i nostri amici selecontrollori, poi amici miei se così fosse tutta quella marea di cornuti conosciuti come bambi, se così fosse non starebbero tutta la stagione di caccia dentro le nostre battute a romperci i marroni dalla mattina alla sera, e poi lasciatemelo dire da che mondo e mondo il nostro amato segugio deriva o no dal lupo, e il lupo che fa dorme? No insegue la preda, quindi il capriolo cioè la preda viene inseguita, quale stress da segugio l'unico stress e quello di vedere voi vestiti da vichinghi girare da soli, e fattemelo dire senza offesa per il nostro segugio “come dei cani”, altro che fratellanza, punto d'incontro e altre belle minchiate. Quindi per favore piantatela con queste stupide teorie, non vi crede nessuno, sappiamo bene che dietro a tutto questo c'è solo interesse economico, altro che selezione, controllo e abbattimento di giovani non atti alla riproduzione, maschi vecchi, animali malati, quel interesse che grosse aziende di armi, dove vogliamo ricordare che noi sfigati cacciatori andiamo a caccia ancora con il 12 del nonno, magari ancora legato con il fil di ferro, voi selecontrollori, fucile ultima generazione prezzo 3500€ in su, binocoli da guerra del golfo dove riuscite a contare anche quanti peli tiene nel posteriore, cartucce ultra traccianti, cappellino da festa del Alpino (senza offesa per il glorioso corpo degli Alpini), calzettoni alla tirolese, il tutto per la modica cifra di 6000€, noi cacciatori di cinghiali questa cifra non la spendiamo in tutta la nostra vita di cacciatore, quindi se certe associazioni ripeto per l'ennesima volta che ci tutelano spingono per la chiusura della caccia con il segugio un motivo deve esistere? Questo e il motivo. Per quanto riguarda il prelievo cinegetico selettivo, che forse qualcuno cercava di spiegare, ma forse non conoscendo la caccia non riusciva a farci comprendere, in Italia viene già fatto, questo e dovuto all'invasione di caprioli stressati che la domenica non avendo nulla da fare ci rallegrano le nostre battute della loro presenza, quindi già si traccia (cane/i a guinzaglio), una volta individuata la traccia del cinghiale/i ( cane/i) che segnano con voce sonora la presenza del cinghiale/i, si provvede a sciogliere la muta nei pressi della rimessa del cinghiale/i, una volta partito sarà l'uomo cacciatore, e il cinghiale preda a stabilire il proseguimento della nostra storia........ mi sa che già questo si faceva nel Medio Evo, come passa il tempo. Ciao Amici
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articoli 13/01/2009 - scovatore

BRICIOLE DI VERITA'

L’Abruzzo, terra dei parchi, è chiamata anche Regione Verde d’Europa. In questa regione infatti troviamo tre Parchi Nazionali, un Parco Regionale e 38 tra oasi e riserve regionali e statali. In totale le aree protette in Abruzzo rappresentano circa il 30% dell’intero territorio regionale.che è di 10.794 kmq ,questo amici cacciatori per farvi incominciare a riflettere in che realtà oramai si trovano ad esercitare ancora la caccia gli appassionati di queste zone. Ma mi voglio soffermare in particolare sul parco ( gran sasso monti della laga)gli amici del sito non me ne vorranno ma è quello in cui vivo,conosco, e purtroppo mi danneggia.Il parco gran sasso monti della laga: con i suoi 150.000 ettari di superfice è uno dei più grandi se non il più grande parco d’europa,è bastato fare una tabellazione naturalmente sempre con i soldi della collettività, inserirlo sù una gazzetta ufficiale ed il gioco è fatto,ma non è propio cosi e questo già lo si sapeva che il bello doveva arrivare anche per via della chiusura totale e ottusa in cui gli amministratori hanno deciso di gestire questa megagalattica zona protetta.Ma dopo un pò di anni ecco che arriva lui IL CINGHIALE il conquistatore dei boschi ,e di quelle zone interne delle nostre province spopolatosi sempre per colpa del parco,portatore del niente ed affamatore di popoli. La cosa all’inizio pensavano che fosse una cosetta da niente ,ma in questi casi non basta la raccomandazione di questo o di quell’amico per risolvere il problema dell’esplosione demografica del cinghiale nelle zone protette, e in particolare nel parco più grande d’europa.Hanno cominciato anni fa nelle zone dell ‘Aqilano con l’istituzione di gabbie di cattura,era lecito questa cosa? So solo che le gabbie sono state sequestrate dalla procura della repubblica,mentre dentro ai parchi si continuavano ad ammassare mandrie di cinghiali sempre più affamati,e noi cacciatori a chiedere l’abbattimento dei suddetti tramite il metodo della girata da effettuarsi dentro il parco sia chiaro!! Dentro al parco voi non andrete mai a sparare,ecco la risposta dei luminari amministratori e di qualche sindaco che io conosco bene,e totalmente incapaci di affrontare questo problema arrivato al ridicolo per loro e all’esasperazione per le popolazioni locali.Siamo arrivati che la notte mandrie di cinghiali sconfinano dal parco,distruggono tutto quello che i contadini con tanto lavoro, sacrificio, e spese economiche cercano di coltivare.lasciando una vera scia di disperazione dietro e ve lo dice uno che ci vive dentro questa porcheria che loro chiamano parco.Anno cercato di tamponare con rimborsi tardivi e non adeguati al valore del danno,ma anche questa fiaccola se spenta anche per la grande recessione che viviamo in modo mondiale in questo momento. Ma cari amici cacciatori non è finita quà,invece di cominciare a muoversi in quella direzione che hanno intrapreso molte zone protette del nord, cioè il prelievo con la tecnica della girata,hanno pensato di far tornare a caccia. Con immenso rammarico come cacciatore di cinghiale,di cinofilo, di amante della natura,e responsabile di questo sito : condanno e sono completamente contrario della decisione della provincia di Teramo di riaprire la caccia al cinghiale dal 14/01 al 01/03/09 nel suo territorio libero anche se coperto di neve, e non dentro le arere protette, questa scelta scellerata causerà un grande danno per gli anni a venire,senza risolvere il problema in modo giusto come un paese civile si merita.un saluto a tutti scova,
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articoli 28/11/2008 - scovatore

il profumo della caccia

Sono passati oramai tanti anni eppure ripensando all’infanzia e alla mia fanciullezza tutto mi è chiaro,anche se molte volte velato di tristezza dei mille momenti in cui la caccia è rimasta viva nella mia mente e ancor di più nel mio cuore,una caccia fatta di sensazioni immense, che ancora oggi a distanza di tanto tempo mi danno la certezza di cosa si perdono tanti giovani che attratti dalla vita moderna ,e da altre mille cose: non avranno la fortuna di sentire il profumo della caccia.Una caccia fatta di uomini semplici ,come semplici erano i loro abiti e i loro fucili,e ancor più semplici i loro amati cani.Quando la mattina al risveglio il grande sasso era tutto coperte di neve e con lui tutta la zona collinare della catena appenninica, i grandi cacciatori mettevano nella sacca pane e formaggio, e io da quelle gesta capivo che era tempo di partire per le battute di caccia, ma consapevole che per loro io ero ancora un bambino e che avrei potuto essere solo di peso.Quindi rimanevo immobile a guardare i vecchi,con la speranza di quel cenno che dicesse andiamo.Poi finalmente un giorno il mio maestro mi disse oggi vieni con me!!!!!!!!!! Da quel momento ho iniziato ad assaporare il profumo della caccia, che è diventata una forza vitale quotidiana e forse non ne potrei più fare a meno. Ma mi rendo conto anche di cose meno belle che si accomunano tra di noi che viviamo questa nobile arte:e sono quelle nuove leve di giovanotti che oggi si credono i cultori, o inventori del niente cresciuti in una società sporca e malata ,molti ancora peggio ignoranti e cialtroni che nascondendosi dietro il benfatto dei loro vecchi pensano che un ruolo rilevante e di prestigio nel mondo della caccia le spetti di diritto.Zoticoni parlanti,anzi sparlanti che credono di spaventare il popolo con frasi ineberranti, incivili e minacciose.Difronte a questo mondo dannatamente ostile non posso che ripensare a loro: ai miei maestri semplici e puri come la neve sul gran sasso. Onore a loro. Ciao scova
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articoli 24/11/2008 - fireblade74

Elementare ...dare e.... Avere

E' una vita che vivo con i cani, sempre e solo cani da caccia. Non è un modo di dire. Quando venni al mondo loro c'erano già.Anzi, quando cominciai a rendermi confusamente conto di quel piccolo mondo che mi cadeva sotto gli occhi, probabilmente scambiai i cani per cristiani.Sulla mia culla, una di quelle monumentali culle di una volta, si affacciavano infatti, oltre ai miei familiari, anche i segugi di mio zio.E se è vero che i cani subiscono l'imprinting dell' uomo, è altrettanto vero che può succedere il contrario.Per me fu cosi. L'ho presa un po alla larga per imbastire quattro chiacchiere su un argomento trattato fino alla noia dalla pubblicistica venatoria: il cosiddetto addestramento dei nostri ausiliari.Da bastian contrario quale sono, già il termine ""ausiliare""mi pare troppo riduttivo coi suoi risvolti tecnicistici : cane e cacciatore sono infatti complementari l'uno all' altro.Dirò di più.Se abbiamo imparato a cacciare come si deve, se ci siamo fatti una buona cultura cinegetica, se conosciamo il comportamento della selvaggina meglio di tanti, troppi, improvvisati e melensi sedicenti amici degli animali, ebbene, tutto ciò lo si deve in gran parte ai nostri cani. Furono loro ad insegnarcelo. I segugi ci raccontano per filo e per segno abitudini e atteggiamenti dei selvatici:il loro lavoro è una specie di radiocronaca (a posteriori nell'accostamentoe in diretta nell' inseguimento)commentata a più voci.I cani da ferma ti sfogliano anch'essi le pagine di un trattato sulla natura e ti additano i capitoli più interessanti. A noi basta saper leggere!!!Ecco perchè quando si parla di addestramento , mi chiedo se l' uomo non pecca come di solito di presunzione.Un soggetto di buona genealogia e dunque di buon tremperamento , dotato delle necessarie qualità naturali, ha bisogno soltanto di essere inziato coi giusti criteri!!! Esercizio, ripetitività delle azioni, selvaggina come si deve e il resto ...oserei dire viene da sè. I nostri interventi dovrebbero mirare principalmnte a ottenere obbedienza e alla correzione di comportamenti emendabili.Dico emendabili giacchè a tare psichiche e a deficenze fisiologiche ben difficilmente si puo rimediare . Potrebbe risultare controproducente pretendere di avere a caccia un servitorello succube dei nostri voleri ad ogni piè sospinto. Ne scapiterebbero la sua concentrazione e la sua iniziativa , presupposti assolutamente indispensabili per sviluppare intuito ed intelletto , per acquisire nozioni ed esperienze da memorizzare e col tempo mettere a buon frutto .Soltanto così il cane si andrà costruendo una ""personalità"", che il più delle volte rifletterà quelle del cacciatore attraverso la continuità di una frequentazione. Rare volte in cui si deve usare il guanto di ferro . La natura malleabile dei cani li induce ad assimilare , come detto, carattere , costumanze e gusti in consonanza col "loro" cacciatore. L'adattamento scaturisce dalla propensione di ogni cane a vivere un rapporto di simbiosi , che fonda le sue ragioni nell' indole degli animali di branco.Ciò , vale naturalmente per soggetti di buon equilibrio e in mano ad un altrettanto equilibrato cacciatore. Si è detto che nell' economia del dare e avere tra uomini e cani , i primi-e direi soprattutto i primi- ricevono il loro tornaconto in fatto di conoscenze.Raramente è stata posta in giusta luce quest'altra faccia della medaglia , ossia l' insegnamento "elementare" che ci viene impartito dai nostri cani, che in ultima analisi.....sono i veri cacciatori!!Quanto giochi la loro influenza è dimostrato fin dall' inizio quando, volutamente o casualmente avvicinatici ad una razza , può capitare che non l' abbandoniamo più. Altra prova dell' ascendente di cui sono forniti i cani, è sottolineata dal vecchio detto che suggerisce al giovane cacciatore di servirsi di un soggetto adulto al quale affidarsi umilmente come discepolo a precettore.Non sempre riusciamo e renderci conto di come funzionano quelle prerogative che lo conducono al raggiuggimento di certi risultati. Ben pochi se lo chiedono, ma quand'anche l', interrogativo restasse senza risposta è bello lo stesso. Tante volte un mistero è più suggestivo di una certezza!! Una antica e pur sempre attuale massima recita..-il cacciatore fa il cane e il cane fà il cacciatore.......
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articoli 10/11/2008 - rampichina

I CINGHIALAI SPOSANO LA SELEZIONE.

“In principio vi fu il cacciatore di cinghiale poi venne il cacciaselettore” Così recita il manifesto affisso sulla porta della sede U.R.C.A. di Arezzo. Questa frase più di altre riesce a trasmettere l’idea di cambiamento ed evoluzione che in questa piccola provincia della Toscana si sta mano a mano diffondendo a proposito della caccia di selezione. La Toscana è la patria della caccia al cinghiale e la provincia di Arezzo può vantare tra le sue file alcune delle più vecchie squadre della regione, per questo motivo quando fu introdotta la caccia di selezione uno dei problemi primari da risolvere era trovare il modo di far convivere cacciatori di selezione e cacciatori di cinghiale, soprattutto nei territori montani, che erano per lo più gestiti e comunque controllati dalle squadre di cinghiale dei paesini locali, le quali erano abbastanza ostili a permettere la presenza dei cacciatori di selezione nei loro territori. Nessuno avrebbe mai pensato ad una pacifica convivenza figuriamoci ad un felice matrimonio! “I distretti che meglio funzionano, collaborano e ottengono risultati evidenti, sono quelli composti in maggioranza da cacciatori di cinghiale” queste sono state le parole del Dott. Chianucci, segretario generale della provincia di Arezzo, durante un intervento al congresso internazionale sulla caccia di selezione che si è tenuto ad Arezzo il…… , in occasione dei festeggiamenti per l’assegnazione alla Provincia Aretina del premio Edmon Blanc per la gestine venatoria della fauna selvatica. Ricetta fondamentale di questo successo: CINGHIALAI + SELEZIONE. E così dal 1989, inaspettatamente, l’amore dei cacciatori di cinghiale per la caccia di selezione ( capriolo daino e cervo) continua a crescere e come due sposini hanno trovato il sistema di venirsi incontro: i cinghialai hanno imparato a sfruttare il sistema della caccia di selezione per “monitorare” lo stato di salute dei cinghiali presenti nei propri territori: in primavera durante i censimenti e in estate durante la caccia; viceversa la caccia al cinghiale permette di censire continuamente i caprioli ( daini o cervi) da ottobre a gennaio. Come tutto ciò? È bastato che i cacciatori di cinghiale abilitati alla selezione scegliessero una sottozona che si trova proprio nei territori della squadra con cui cacciano al cinghiale. Quale miglior modo per i gelosi cinghialai di controllare i propri territori ed essere sicuri che “ quei curiosi della selezione non gli vadano a rubare i cinghiali e a farsi gli affari loro” se non essere proprio i cinghialai quei curiosi? ( addirittura molti dei responsabili del mio distretto per la selezione sono anche in squadra con me al cinghiale, il presidente della squadra compreso). Ed è così che grazie a un tacito accordo, fatto di sguardi e di profondo rispetto tra confinanti che Castelfocognano è dei castellani, Carda è dei cardesi, Calleta è dei calletani e Faltona è dei faltonesi. Questa pacifica spartizione ha oltre tutto portato alla drastica riduzione degli abbattimenti “accidentali” di caprioli durante le battute di caccia al cinghiale, piochè al 99% vi è almeno uno in squadra che si potrebbe molto inalberare per tale “incidente” perché avvenuto nella sua sottozona… perciò meglio essere sicuri che sia cinghiale!! Ho scritto queste poche righe per dare una piccola testimonianza di come, se c’è volontà da entrambe le parti, la convivenza sia possibile, purtroppo sono anche consapevole che in altre provincie non scorre buon sangue tra selettori e cinghialai, e spero che i rapporti migliorino anche nelle altre parti d’Italia perché infondo la caccia dovrebbe essere una passione che unisce, non che divide.
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Il mondo venatorio 07/11/2008 - fireblade74

ATTENZIONIE...NON PARLIAMOCI ADDOSSO

Noi cacciatori parliamo di corretta gestione , di oculati censimenti , di calendari venatori mirati , di costruttivi rapporti con agricoltori e pastori , e via dicendo.....Loro i Verdi, parlano di oasi, di parchi , di riserve naturali sempre insufficenti , di equilibrio naturale e ambientale , di cause ed effetti , e anche qui ..via discorrendo..perchè le castronerie sono sempre all' ordine del giorno. Chiacchere!!!! In tanti anni di dispute non c'è stato un foro autorevole capace di mettere davanti a un tavolo di lavoro "scenziati" , naturalisti , cacciatori e non cacciatori in pari numero e con pari dignità , anzichè semplici chiaccheroni dediti perlopiù a scannarsi a vicenda su principi opinabili. Queste non sono chiacchere perchè basta guardarsi intorno per vedere lo sfacelo generale dalle Alpi a Lampedusa: parchi , oasi e riserve naturali che nascono come i funghi senza alcuna logica naturalistica e tanto meno economica ; aziende faunistico-venatorie che dietro al paravento di chissà quali e quanti miracoli di recupero faunistico e ambientale nascondono veri e propri sfaceli naturalistici legalizzati;piani di controllo degli equilibri naturali gestiti da incompetenti o non gestiti affatto perchè incompatibili con interessi individuali o locali ; calendari venatori illogici , ma quel che è peggio dannosi perchè producono l' effetto opposto a quello che ci si era prefissi , e questo lo sanno bene sia cacciatori che gli animalisti;rapporti tra gli agricoltori e quelli che dovrebbero essere i gestori del patrimonio faunistico nazionale impostati su basi fondamentalmente errate in quanto strumentali. Certo è che , finchè gli interessi di classe o di partito verranno anteposti a quelli di salvaguardia del patrimonio naturale , gli storni e i passeri continuranno a decidere le sorti dei governi del nostro amato paese , ma non quelle della loro esistenza nè di quella dei loro parenti più o meno stretti a due o a quattro zampe !!
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articoli 31/10/2008 - gerry

Il cane da ferma nel presente e nel domani del cinghialare.

Il cane da ferma nel presente e nel domani del cinghialare. Su questo sito ,fatto a misura di cacciatore di cinghiale,cosi come hanno voluto che sia i suoi creatori,si mettono in risalto vizi e virtù dei cani da seguita ,parlando poco dei pregi che, alcune razze considerate soltanto da ferma ,possono possedere per cacciare il cinghiale, tenute nascoste ed addirittura represse ,causa tabu e tradizioni radicate nel pensare di buona parte di noi. Io noto purtroppo che,in un mondo che corre da pazzo nella morbosa ricerca del nuovo ,dell’efficienza,della comodità,noi cacciatori di cinghiale,ci siamo arroccati sul vecchio per quanto riguarda la tradizione sui metodi di caccia e le razze di cane da usare, in compenso parliamo di fuoristrada efficientissimi,di carabine ultra leggere a prova d’inceppo,di munizioni infallibili,di verricelli,di radio collari,giubbe protettive per i cani,scarpette ,e poi,torciamo il naso quando parliamo di Setter,di Spinoni,di Breton,solo perché li associamo e li vogliamo vedere sempre e soltanto in mano ai bracconieri per distinguerci da loro. Tutti siamo alla ricerca del campione tra i segugi e pure ,io ,questi li ho riscontrati in N° maggiore nelle altre razze,facendo le dovute proporzioni su quanti usati per tale caccia. Tantissime squadre usano il cane da ferma per trovarli e poi, vuoi per regolamenti,vuoi per creare allegria,buttano dentro la battuta ,la muta di cani da seguita,per la gioia di tutte le orecchie della comitiva. Sta di fatto che ,tanti ,considerati esperti cacciatori di cinghiali si affidano a questi perché hanno una marcia in più dei classici segugi. Gli stessi bracconieri ,ti diranno che un solo segugio poche volte è capace di lavorare bene da solo ,invece le altre razze da ferma, lo fanno egregiamente da solista. Nella mia zona i cani più lodati che lavorano per le squadre sono :un Breton,un Setter,un Volpino,un Drahthaar ;quest’ultimo fatto scomparire dopo 7 anni di decantata carriera. Di segugi se ne parla di tanti come bravi,ma non come grandi. In particolare io ritengo e direi ,che per le richieste di restrizioni scritte in regolamenti odierni sulla caccia al cinghiale, che la razza che più si addice ad onorare in futuro prossimo queste richieste ,è la razza Drahthaar. Se non fosse per la sua indole poco socievole con altri cani,io la metterei al primo posto e vi spiego il perché di tale considerazione. Il Drahthaar in Germania è valutato sulla lepre anche nelle prove da lavoro richieste per iscriverlo al libro di razza,con capacità tali che, da noi ,non sono pretese con tanta perizia nemmeno ai segugi,a parte il dare voce. Tanto coraggio e resistenza non sono pretese per nessuna altra razza. L’acqua e le intemperie non devono minimamente impensierirlo. Questi cani,quando incontrano spine e forteti si esaltano, li bucano come un bulldozer,lo fanno in modo cosi violento,che si sentono i rumori di rami spezzati a decine di metri(io dico che li macinano).Ho visto i miei arrampicarsi su pareti quasi in verticale e soprattutto lanciarsi ,in seguita,giù per esse senza la minima esitazione,vanno in acqua d’inverno come se fosse piena estate. Ditemi voi se queste non sono dote richiestissime in un cane da cinghiali. La maggior parte di loro, è vero, che iniziano con il puntare la preda,ma subito dopo ,è pure altrettanto vero, che iniziano a batterlo a fermo fin che la bestia non parte. Il loro non è un battere classico da segugio. Il segugio lo fa per avvisare e quasi sempre si avverte nella loro voce un pò di timore,il Drahthaar,invece ,lo fa in modo aggressivo ma sempre sul chi va là, pronto ad indietreggiare. Si dice che è troppo aggressivo ,io invece ho constatato che sulla preda grande ci và, con, oserei dire,intelligenza,quando si trova di fronte ad un solengo o ad una scrofa sa valutare il pericolo per cui mostra i denti ma al minimo accenno di carica indietreggia senza pensarci su 2 volte ,per poi riprendere a minacciare non appena l’animale gli volta le spalle. La sua pecca esce fuori, quando ,riesce ad isolare un piccolo fino ai 30-kg ,li non c’è pietà ,la sua muscolosità lo rende cosi potente ,scattante e veloce nella corsa ,simile ad un atleta sui 100 metri ,che in un attimo gli è addosso e lo azzanna senza piètà .La sua voce sulla ferma è potente ma non assillante come quella del segugio,nella seguita essa diventa intermittente ,voce fino a quando tiene l’animale a vista,silenzio quando non lo vede più,il tutto ricomincia alla ferma successiva. Nella cerca è un po corto ma in compenso se viene associato ad altri cani da seguita ,si allunga nel modo giusto. L’utile ed il bello, è, che ,dopo una seguita ,torna in breve tempo dal padrone quasi a chiedere aiuto e consigli sul da farsi . Se la preda viene ferita e perde sangue ,allora non c’è perdono,arriva fino in capo al mondo per finirlo ,e li ,se non ci sei ,può perdere la testa e farsi fregare. Nella cerca ,egli sfrutta al massimo il sangue del Pointer che gli appartiene per discendenza. Lo vedi spesso testa e naso in alto per captare il vento. Nel seguire un selvatico lo vedi avanzare in parallelo al percorso fatto dalla preda. In momenti di difficoltà,alterna fase di cerca con il naso schiacciato a terra a fase di cerca con naso in alto. Se hai piedi leggeri lo puoi seguire passo per passo nel gustarti tutte le fasi diverse che lo portano allo scovo. Dopo il primo atto di ferma ,da buon cane da penna ,sembra che ti stia a chiedere la tua collaborazione sul da farsi. Se sei lontano un po’ di voce decisa , pause fin quando la preda non si decida a partire. Questo mio, non vuole essere un elogio solo a questa razza di cane da ferma,il fatto è che ho solo descritto quello che ho visto fare, fino ad oggi ,a tre di questi cani che ho usato sia per il cinghiale che per altre specie ,tutti e tre su tutte le specie .Solo l’ultimo che possiedo attualmente,presenta come grande difetto ,il mangiarsi solo le quaglie con sangue; nel cercare di togliergli il vizio ,ho sbagliato nel punirlo per cui non mi riporta nemmeno quelle che non mangia. La cosa che dà fastidio di questa razza è che purtroppo è un grande assassino di gatti. Le madri sono gelosissime dei figli per cui alcuni dicono che l’estraneo imprudente può farne le spese avvicinandosi troppo ai cuccioli. Mostrano facilmente i denti ai loro simili,anche nei confronti di soggetti di 2-3 volte più grossi di loro,ma ,i miei ,a dire il vero,a parte quando difendono il possesso dell’animale morto e della ciotola piena,non sono mai andati oltre l’atto di dimostrazione di forza .A volte osservo che sanno valutare le loro forze,battono subito in ritirata ma sempre fieri ed a testa alta se si rendono conto che possono uscire sconfitti da eventuali scontri. Come guardiani io credo che hanno pochi rivali,sempre posizionati in alto sulle cucce pronti a scattare al minimo passaggio di qualsiasi altro essere vivente. Essi non si limitano solo ad abbaiare , ma si avventano sulla rete del recinto con tanto impeto e forza che bisogna costruire quest’ultima con ferro doppio,se non essa viene bucata in un baleno e con grande facilità Tutta questa forza e volontà mostruosa ma allo stesso tempo controllata a secondo della forza della bestia che incontra. Tutti questi atteggiamenti per me sono facili da perdonare a ricompensa di quello che sanno fare con maestria e con richiesta di poco impegno per addestrarli. Io dico che nascono imparati. Non li ho mai visti lavorare in muta composta di solo drahthaar, ma sono tentato a formarla a breve. Se la mia provincia mi costringerà , come lo fa adesso, a cacciare il cinghiale solo mediante battute,farò un incrocio con un segugio italiano,onde dargli più voce per facilitare il compito alle poste. Anche se il più delle volte il cinghiale che sta in gruppo, arriva al passaggio alla chetichella ,piano e diffidente,avendo solo una parte del gruppo portato a spasso il grosso della muta. Finisco ,dicendo a tutti noi,tutti i cani nascono cacciatori ,se portati e guidati nel modo giusto sanno cacciare bene, di tutto e di più,per la nostra gioia,senza distinzione di razza o di religione. Saluti Gerry
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Il mondo venatorio 16/10/2008 - fireblade74

DA COSA STIAMO FUGGENDO??

Legiferazioni sempre più opprimenti, abbigliamento Hi-tech,armi sempre più sofisticate,munizionamento da 3a guerra mondiale,alimentazioni forzate ad animali selvatici,'compromessi' gestionali del territorio, argomentazioni venatorie basate esclusivamente su prodotti all' avanguardia , tecnologia NASA abbinata alla caccia, commercio smodato degli ausiliari con conseguente snaturalizzazione delle razze vocate, utilizzo di cani alternativi,numeri a tre cifre dei partecipanti alle cacciate ed a tre cifre per animali abbattuti , tradizioni bandite con relativa perdita delle basilari conoscenze.......e chi ne ha più ne metta! Che fine ha fatto il cacciatore? Dove sono finiti quei valori di cui se ne sente molto 'chiacchierare' e soltanto ..raramente..l' odore? Il frenetico vivere quotidiano e moderno ha compromesso irrimediabilmente il mondo venatorio. La caccia intesa come 'passatempo',come passerella di alta moda, come autosalone? Ecco...., oggi è più importante raggiungere lo scopo con rapide soluzioni..non abbiamo tempo da perdere!!! -Ho comprato questo fucile perchè..ho 20 colpi a disposizione...se mi viene un branco ..vedrai che strage!!-..-Ho comprato un cane..che VOI manco ve lo immaginate...l' ho pagato 10.000 euro...ma li vale tutti!!-(parole testuali che ricordo perfettamente dette nella nostra chat!!) Chi sono quei 'bischeri' che ancora vanno a caccia nel rispetto degli insegnamenti di quei poveri disgraziati che lo facevano per mangiare??..Pochi..vero? La fame oggi..non la soffre quasi più nessuno..quindi è inutile osservare e rispettare le 'stupide ed obsolete' regole di quell' etica ormai tramontata!! E nel frattempo..ci stiamo nascondendo sempre di più ignorando la verità, facendo finta di nient e arrampicandoci sugli specchi ed aggrappandoci a quegli 'strumenti' che ci semplificano i compiti ..fuggendo da una realtà che ci appassiona ma nel contempo ci fà molta paura!!!! Sapete da che cosa stiamo fuggendo?? Dalla FATICA , quella che oggi non ci possiamo permettere perchè tutti siamo oberati di lavoro e la domenica vogliamo trascorrere una giornata all' aperto senza preoccupazioni, quella che ..-Ma chi me lo fa fare!!-..quella che.. -Ma che me ne frega!!-..quella che... -Qualcuno farà al posto mio..- quella che ..-Io me lo posso permettere ..e mi dispiace per chi non può!- Chi ancora può , goda di ciò che rimane 'degli uomini della macchia'....Chi li ha conosciuti ne conservi eternamente il ricordo.. Chi vorrà e ne sarà all' altezza ne possa trasmettere il sentimento...e per chi queste cose non le vuole neppure ascoltare.......mi dispiace per la pochezza d' animo che li accompagna . Qualcuno , una volta scrisse che i veri cinghialai sono una 'razza' in estinzione...ed io risposi..commentando, che dipendeva solo da NOI.......infatti ...mi fà un'immensa paura sentirmi dire....-Che ci vuoi fare, se vuoi andare a caccia..queste sono le regole..questa è evoluzione..così è la caccia moderna!!
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articoli 15/10/2008 - lince

RICORDO DEL MIO MIGLIOR CANE IN ASSOLUTO

Aveva piovuto per tutta la notte interrottamente, tuoni, fulmini e acqua a non finire, andai a letto un pò piu tardi per via di una festa di compleanno a cui insieme alla mia ragazza non potei mancare. Non pensavo di andare a caccia l’indomani, “troppa pioggia, pensavo, sarà tutto inzuppato ammesso che la smetta, meglio restare a casa”. Ma come al solito alle 5:30 la mia sveglia mentale venatoria, attiva solo sabato e domenica, mi fece aprire gli occhi.Fuori non pioveva ma era tutto allagato ma non riuscii a restare a casa, allora mi alzai, feci il caffè, mi preparai fucile cartucciera e via nel giardino a prendere Roby. Presi solo lui, se avesse cominciato a piovere di nuovo con un cane solo, sarei tornato subito a casa, avevo intenzione di andare a disturbare alcuni conigli nascosti in un giardino di limoni che il proprietario(mio amico) aveva abbandonato per via della sua malattia, e che era ormai coperto di rovi e spine. Questo giardino abbandonato si trovava al confine con il fiume che taglia in due il mio territorio era lungo circa 100 metri e largo 200, ma il rovereto ne copriva interamente solo metà superfice. Arrivai, scesi dalla macchina, sciolsi roby che dopo il suo abituale bisognino andò dritto dentro al giardino( conosceva benissimo quel posto). Iniziò la danza della sua coda e il suo naso non si staccava un attimo da terra, ogni tanto alzava la testa per controllare la mia posizione.Pensavo tra un po’ entra nei rovi e lo trova!! Effettivamente dopo aver controllato per bene il perimetro del rovereto, il cane mi guardò( ci parlavamo con gli occhi con quel cane) e si infilò strisciando a terra dentro al rovereto. Pensai subito: tra un po’ uscirà il coniglio, in effetti dopo un po’ il cane si fece sentire con la sua forte voce e iniziò la canizza. Diversamente dal solito però il coniglio non iniziò il suo lungo andare e venire, destra e sinistra, dentro al rovereto, ma parti dritto e iniziò a salire. Subito mi precipitai per raggiungere la fine del rovereto e mi appostai sul terreno confinante appena arato. Sentivo le voci del mio cane sempre più vicino, sempre di più, sta arrivando pensai e portai il fucile alla spalla e mi preparai al tiro. Giunti a circa 10 metri da me, subito prima della fine del rovereto che osservavo spasmodicamente, il bastardo girò e tornò in basso piu veloce ancora senza mostrarsi per un attimo alla mia vista, lasciandomi come un pesce lesso. Senti’ il cane allontanarsi ancora, feci un’altra infinita corsa tornando indietro e appostandomi dalla parte opposta(quanto mi mancò la compagnia del mio compagno di caccia quella mattina). Li sentii avvicinare ancora, sempre di piu, mi preparai ma giunti vicini a me, dopo 2 minuti di assoluto silenzio, il cane si era zittito, dal rovereto usci solo il mio cane. Pensai ma che è successo? Lo hai perso Roby? Può essere che aveva un buco proprio qui e si è infilato?No impossibile il cane avrebbe abbaiato davanti al buco un po’ facendomelo capire. Mentre pensavo vedevo il cane impaziente di rientrare nel rovereto… strano,se lo avesse perso o si fosse infilato il cane avrebbe dovuto allargarsi per trovare un’altra passata invece no!! Resto fermo e lo osservo,il mio roby mi guarda,si sposta di 20 metri in alto ed entra nel rovereto lateralmente, parte subito la canizza e vedo uscire come un missile dal mio lato il coniglio… sparo e lo prendo,dopo averlo messo nella cacciatora penso a tutto quello che è successo… E mi torna in mente la frase di mio zio, che quando mi regalò roby mi disse:”attento a come ti muovi con lui, il cane guarda sempre dove sei tu, per metterti in condizioni ottimali per sparare”. Bhè il cane aveva capito che avevo fatto la corsa verso sopra all’inizio e quando il coniglio ha girato tornando indietro, il cane si è fermato di inseguirlo per un po’, è uscito per accertarsi della mia posizione ed appena visto che ero piazzato bene lo ha fatto uscire per consentirmi il tiro!!! Quella mattina dopo quel coniglio tornai subito a casa, non avevo bisogno di altre emozioni né di altre soddisfazioni, ancora una volta il mio cane mi aveva reso felice. Qualcuno potrà pensare ma come solo un coniglio e torni a casa..? Si, proprio cosi, la caccia non deve darti né carne da mangiare né carniere, ma solo regalarti immense emozioni, e di queste ero già pieno. Tornato a casa il mio cane ebbe la sua ricompensa: il suo uovo sodo e la sua scodella di carne con una spruzzata di formaggio grattugiato sopra, invece del solito eukanuba. Mangiò e capi di avermi fatto felice!!! lince.
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articoli 13/10/2008 - rampichina

Donne di caccia: la mia esperienza

La prima domanda che di solito viene rivolta a chi è del gentil sesso e si presenta come cacciatore, è: ma come ti è venuta voglia di andare a caccia? Soprattutto per chi, come me proviene da una famiglia di campagna ma non proprio di cacciatori, diventa un po’ difficile rispondere. Fermo restando che difficilmente le “signorine” che abitano in pieno centro città si avvicinino alla caccia, per chi nasce in un piccolo paese situato in una provincia composta in gran parte da campagna e che comprende alcune delle più belle zone di caccia d’Italia, diventa praticamente normale sentir parlare di caccia anche per chi non ha una tradizione di cacciatori in famiglia da più generazioni. La mia passione per la caccia è nata tardi, verso i 18 anni, però posso sicuramente ringraziare anche mio papà che fin da piccola mi aveva abituata a stare in campagna, in mezzo alla natura tra cani, cavalli, animali di ogni genere e sorta, così quando ho conosciuto il mio attuale fidanzato, un vero e proprio maniaco della caccia, non è stato difficile comprendere perché a lui venisse tanto facile lasciarmi da sola a casa il sabato e la domenica per andare a caccia, compreso tutto il mese di agosto per la caccia di selezione!!! Così, forse per invidia nei suoi confronti, poiché tornava sempre felice e contento dopo una giornata di caccia, forse perché non riuscivo a divertirmi come tutte le ragazze della mia età ( discoteche, in giro fino a tarda notte, in giro in centro città con le amiche, ecc…), decisi una mattina di agosto di andare a caccia al capriolo con il mio ragazzo e da lì non ho più smesso. Forse è stata l’alba di quella mattina, o forse la pace del bosco che mi incantò, l’unica cosa che so è che dopo due anni avevo in tasca porto d’armi, abilitazione alla caccia di selezione e abilitazione al cinghiale. Il primo incontro con la caccia al cinghiale, nell’inverno 2007, invece lo definirei abbastanza traumatico! Alla notizia che io stavo prendendo la patente di caccia, tutti i componenti della squadra del mio ragazzo mi chiesero di provare ad andare per una volta con loro, così io, non ancora abilitata a portare un fucile con me accompagnai il mio ragazzo alla posta, ignara di quello che stava per accadere…. A mia insaputa infatti il capo caccia ci aveva piazzati nella posta migliore, per essere sicuro che io avrei visto qualche cinghiale. Il risultato? Il mio ragazzo che si allontana un po’ per finire il primo animale ferito, un branco di cinghiali che nel frattempo passa per la nostra posta, i cani che abbaiano come disperati, e io che per la paura mi ero infilata dentro un grosso ceppo di castagno secco da cui sono uscita solo a fine battuta!! Beh, mettetevi al mio posto! Senza un’arma, con un branco di animali in corsa che ti arriva addosso e poca anzi, nessuna esperienza nel campo!!! Il risultato di quell’esperienza? Tutti vi chiederete se mi sono talmente spaventata da non tornare più a caccia? Invece no, questo settembre mi sono iscritta alla squadra e per ora vado ancora accompagnata alle poste più pericolose, sia perché lo impone la legge sia perché con le armi non si gioca e io devo imparare ancora un sacco di cose. Devo ammettere che all’inizio ero un po’ intimorita del fatto che in squadra non ci fossero donne, certo pensare di stare tutto il giorno con 30 omoni provenienti quasi tutti dalla montagna, tra cui alcuni sapevano più cose sui cinghiali che sulle donne; tutto insomma lasciava pensare che il mondo della caccia fosse maschilista, invece mi sono dovuta ricredere! Un mondo al maschile per la maggior parte si, ma MASCHILISTA NO!!!! Adesso ho almeno una decina di nonni e una ventina di zii adottivi, sono coccolatissima e tutti si preoccupano quando, per sfiga, non vedo nemmeno un cinghiale in tutta la mattina! E per le padelle? Se le faccio io nessun problema, “sono cose che capitano,non devi smettere di andare a caccia per qualche padella” mi dicono, se la padella scappa a qualcun’ altro? il poveretto dovrà accettare tutte le prese in giro del caso!! Perché infondo, mi hanno insegnato, la caccia è soprattutto passare del tempo in amicizia a prendersi in giro e a dire cavolate. La scena più bella a cui ho assistito è stato quando dovevo recuperare il mio primo cinghiale, avevo la posta accanto al capocaccia, sapevo che lui è famoso perché non si sporca mai le mani nemmeno per i suoi cinghiali, ma non vedendo arrivare nessuno chiesi aiuto a lui…risultato? Smobilitò mezza squadra per portare il suo Land Rover (dove non si potrebbero caricare animali) più vicino possibile e poi trascinò il mio animale fino alla gip, lo caricò e lo portò fino alla csa di caccia!!! C’era anche chi della squadra mi ha chiesto una foto dell’avvenimento!!! Poi ci sono i canai che mi vorrebbero portare con loro, per imparare a conoscere le nostre foreste a palmo a palmo e per imparare come si lavora con i cani, per me è un onore che mi vengano proposte certe esperienze perché di solito chi va con i cani non rivela facilmente i propri segreti. C’è chi già ha programmato il mio futuro da canaio e si propongono di aiutarmi “ti accompagno io, si prende un cane di razza e un bastardo, poi si fanno le cucciolate, e poi…. E poi….”. Ormai insomma sono la mascotte della squadra, anche perché ho una discreta fortuna, ( la fortuna del principiante) potrei mettermi anche in centro città e di lì passerebbe un cinghiale! Infine credo che tutte le donne si dovrebbero ricredere per quello che riguarda la caccia, certo esistono anche personaggi “illustri” che non sono di certo un esempio da seguire, ma io ho riscontrato per il maggior numero di casi un grande rispetto verso gli animali, e non è assolutamente vero che i cacciatori non apprezzano le proprie mogli o compagne, anzi la maggior parte quando tornano a casa “non portano più i pantaloni”, neanche un verro di 250kg potrebbe intimorirli di più della moglie che si imbestialisce quando fanno tardi, e spesso mi capita di sentire qualcuno dire “ quanto sono fortunato che mia moglie non mi vieta di andare a caccia” oppure “meno male che mia moglie mi sopporta”. Io credo che sarebbe peggio se il marito passasse le sere al night, o al pub con gli amici, infondo in mezzo ad un bosco con altri uomini…che vuoi che succeda!!! Mogli non lamentatevi!!! E se qualcuno mi chiede un giudizio sui cacciatori? belle persone, con un grande rispetto e una grande stima per il gentil sesso, in squadra ti fanno sentire a casa tua anzi in famiglia, e io per ora sono la donna di questa grande famiglia e come tutte le brave donne di casa i miei compiti sono solo 2: cucinare e lavare i piatti…. Almeno i miei cacciatori ammettono che la casa di caccia non è mai stata così pulita, ordinata e addirittura si mangia in orario!!! by rampichina
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Caccia al cinghiale 04/10/2008 - borgano

Ave Caesar morituri te salutant.

Presumo fosse l’annata venatoria 1997/1998, il mio secondo anno da cinghialaio e, come tante altre volte, arrivai con la macchina nella vallata del fiume sottostante al paese di Castelvecchio. Iniziammo a salire, per fare le poste, lungo una carreggiata realizzata dagli operai del cantiere dell’alta velocità, la linea diretta che dovrà unire Bologna a Firenze. Dopo un paio di semicurve mi fu indicato un punto, a strapiombo sul fiume, dal quale avrei dovuto tenere sotto controllo un paio di passaggi obbligati dai quali, i cinghiali, una volta passato il fiume sarebbero potuti risalire. Cercai il punto con maggior visuale, controllando i miei vicini; a dire il vero solo quello successivo in quanto, prima di me, non era stata fatta alcuna posta ritenendo improbabile che i cinghiali, per come era stata studiata la battuta, fossero passati. Iniziai la solita routine: appoggiai lo zaino, caricai la carabina, mi infilai una giacca pesante per ripararmi e ffferrrrmo…. ad aspettare. Passarono un paio d’ore poi, alla radio, si iniziò a parlare di una forte canizza che stava andando verso il paese. Qualcuno urlò -“Madonna l’ho visto, non è un cinghiale è un somaro”-. Passa una buona mezz’ora ed ecco sentirsi, dalla vallata opposta, distintamente la canizza; sempre più forte, un trambusto infernale……. erano molti cani. Alla mia sinistra, quasi in verticale nella vallata antistante, vi era un solco fatto dall’acqua nella sua ripida corsa per raggiungere il fiume. Il fosso era quasi totalmente coperto da arbusti e “spinaie” ma, tra il rumore dei ciottoli che precipitavano ecco, di tanto in tanto, emergere la sagoma di un cinghiale…… un solengo veramente grosso. Purtroppo la distanza, dai 150 ai 200 metri, non mi permetteva il tiro che, oltre ad essere difficoltoso e quasi impossibile, era anche pericoloso; la palla, di rimbalzo, sarebbe potuta arrivare in paese. Una sessantina di metri dietro ecco spuntare la nutrita canizza e anche questa….. giù per lo “sgalero”. Velocemente monto l’ottica, che allora portavo sempre appresso, e mi preparo; il solengo doveva spuntare, per risalire, dall’ultima semicurva, proprio dove il ponte attraversa il fiume. Ahh…. se avessimo lasciato una posta al ponte! Sono pronto, ma il cinghiale non si vede. Passano alcuni minuti ed inizio a vedere come una giostra di cani che gira in tondo abbaiando e latrando, scalpiccio sui sassi ma, dell’animale, neanche l’ombra. Indietreggio più che posso ma non riesco a vedere altro se non i cani che imperterriti, ad un 300 metri da me, continuano a ruotare attorno al solengo che si è probabilmente fermato nell’acqua. Realizzo quello che sta succedendo e, ligio a quanto mi era stato insegnato, chiamo con la radio per chiedere il permesso di intervenire abbandonando la posta: “il cinghiale sta dando ai cani”. Dall’altra parte, un responsabile della squadra, mi rispose senza possibilità di replica -“ tu non ti muovere, stanno arrivando i canai e potrebbe diventare pericoloso”- ora non so, e me lo chiedo ancora, se questa risposta fosse dettata da una convinzione o dal dubbio che io, ancora nuovo nella squadra, avessi potuto creare qualche “casino” se non addirittura sparare ad un cane. Sta di fatto che dopo alcuni minuti, forse 5…forse 10, che a me sembrarono interminabili; nessuno era ancora arrivato. Ripresi la radio e urlai nuovamente “porca puttana sta dando ai cani, se corro ci metto poco a vederlo e di nuovo la voce: -“ t’ho detto di non muoverti, ci sono i canai”-. Mai, nella mia vita, mi sono pentito di non aver disobbedito come quella volta, i cani continuavano a girare in tondo puntando di tanto in tanto le zampe anteriori ed abbaiando, contro quel qualcosa che…. io…. non vedevo ma che a loro era ben vicino. Nel vedere quei cani, fieri e indominti, che sul chiaro dell’acciottolato del fiume incalzavano la bestia, la mia fantasia mi portò a ricordare quei film visti da bambino sull’impero romano dove i gladiatori combattevano nell’arena. Passarono un’altra manciata di minuti ed ecco che, l’immenso cinghiale, attraversò la carreggiata con appresso tre cani, troppo pericoloso per loro tentare il tiro, era immenso; si dileguò così sul monte antistante seguito dai tre coraggiosi segugi. Informai la squadra e subito una jeep si portò, fuori battuta, a tagliargli la strada; due colpi di carabina arrestarono la corsa del mostro. Poco dopo fu dichiarata finita la battuta e, fatto armi e bagagli, iniziai la discesa verso il ponte. Quando giunsi “nell’arena”, mentre due fuori strada partivano, quello che mi si presentò fu uno spettacolo che mai riuscirò a cancellare dalla mia mente. I chiari sassi del fiume erano rossi di sangue e tutto attorno, dove vedevo i cani fare il girotondo, come un sentiero di sangue; una scena degna di un set di Quentin Tarantino. Al di là del fiume vidi il presidente della squadra con in braccio un cagnino insanguinato, la cui testa pendeva di lato, era Pedalino, uno dei migliori cani che la squadra abbia avuto, morto sotto i colpi del solengo di ben 127 kg. Cercai di dire qualcosa al proprietario ma capìi, che se avesse detto una sola sillaba probabilmente sarebbe scoppiato a piangere; mi allontanai mentre caricava il suo fedele amico di tante battaglie per l’ultima volta sul Suzuki. Alla casa di caccia, una volta rientrati, nessuno parlava; solo i canai bisbigliavano tra loro. Una volta finito di spellare me ne tornai a casa e, chilometro su chilometro, il pensiero era sempre quello:-“dovevo disubbidire, fa bene chi spegne la radio fingendola scarica e fa quello che gli pare, è stata colpa mia… dovevo abbandonare la posta, se solo e… se… solo………”- Alla battuta successiva imparai che il cinghiale aveva aperto sette cani: Pedalino, morto durante il combattimento, altri due morti il giorno successivo per le ferite riportate ed altri quattro pesantemente ricuciti, un bilancio pesantissimo. Nei giorni successivi molti mi chiesero di raccontargli il fatto e quando terminavano dicendo:-“Daaaaiii… dovevi andarci!”- era come se mi infilassero della brace in una ferita aperta. Da allora provo un rispetto incredibile per quei cani coraggiosi che , alla mia fantasia , piace paragonare ai gladiatori. Mi ritengo un postaiolo che sa fare il suo ruolo ma, dovesse mai ricapitarmi una situazione analoga, sicuramente scriverò una pagina nera nel mio diario per disobbedienza. Borgano.