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09/02/2009 - istriano
Né cane de piga, né homine balenti, nde mori' mai bezzu
( Né il cane da caccia, né l’uomo abile muore mai vecchio)
Con questo proverbio sardo, voglio iniziare questo scritto, per elogiare le gesta del nostro amico più fedele, il CANE, il nostro più seguace guerriero di mille battaglie, dove da sempre scrive pagine di gesta eroiche senza chiedere nulla, se non la fedeltà al suo padrone……..
” Il cane è stato fin dall'età delle caverne il compagno dell'uomo che doveva procurarsi il cibo cacciando piccoli e grandi animali. Ha lavorato per lui, come bestia da soma, trascinando slitte su neve e terra,prima del cavallo. Lo ha aiutato a controllare il bestiame ed è andato con lui in guerra.
Poco a poco l'uomo ha cominciato a scegliere ed addestrare i cani secondo i lavori a cui erano destinati: la caccia ancora oggi vede il cacciatore ed il cane come un binomio inseparabile.”
Bastano solo 5 righe per descrivere cose il cane per chi ama la CACCIA…
Libri, studi, professori di Università, KM di parole, teorie campate in aria per descrivere la moda del futuro, la CACCIA SENZA IL CANE, in nome della SELEZIONE…..
Il cane si trova accanto all’uomo dalle epoche più remote, sicuramente da quando gli animali utili come il bue, la pecora ed il maiale cominciarono ad essere addomesticati,le rappresentazioni dei cani, come nell’arte egiziana offre splendidi esemplari di terrier sui monumento funerari. La tomba attribuita ad un faraone vissuto 2330 anni a.c. presenta quattro cani: un volpinoide, un segugio, un levrieroide, un cane simile al Basenij. Il CANE DA CACCIA è presente nella civiltà Assiro-Babilonese, infatti numerose sono anche le rappresentazioni di cacciatori che si apprestano alla battuta scortati da molossi (la più bella al British Museum di Londra) come i bassorilievi ritrovati a Ninive che raffigurano molossi impegnati nella caccia all'onagro (mammifero simile all'asino domestico). Il CANE DA CACCIA è presente nella civiltà della Grecia Antica, In pochi versi Omero descrive la scena struggente dell’incontro con il padrone, dopo vent’anni di attesa, del cane Argo, personaggio letterario di forte connotazione poetica. Il vecchio cane Argo, umile creatura dotata di grandi sentimenti di affetto e fedeltà, giaceva tra le zecche quando entra Ulisse, che nessuno aveva ancora riconosciuto, nella propria casa assediata dai Proci. Ma il cane Argo per primo lo riconosce, alza il capo e le orecchie, agita la coda con gioia festosa per salutare il ritorno del padrone che l’aveva allevato venti anni prima e poi riabbassa le orecchie. Ulisse si commuove ma, per non farsi riconoscere da Eumeo, affida a lui il compito di celebrare le doti di Argo. Ed Eumeo loda l’antica bellezza del cane, un tempo forte e veloce nella corsa, abilissimo nel seguire le orme della selvaggina tanto che nessuna gli sfuggiva. IL CANE DA CACCIA è presente durante la civiltà della GRANDE ROMA, i Romani conoscevano ed allevavano i segugi, i progenitori dei beagle ed i cani da caccia in genere, importati dai legionari dalla Grecia ed esportati più tardi, nel primo secolo d.c. in Britannia. IL CANE DA CACCIA, era presente è veniva impiegato, durante il Rinascimento, nel seicento, nel settecento, nel ottocento, fino a i nostri giorni, LA CACCIA E SEMPRE STATA CON IL CANE. Adesso dopo 2000 anni, dopo miriade di civiltà, dove il cane è stato sempre impiegato per cacciare ogni tipo di selvaggina dalla più piccola a quella più grossa, qualcuno si è accorto che il cane è di troppo, la caccia con il segugio “non sa da fare”, per il semplice fatto che andare a caccia CON IL CANE, è trarre profitto, costa fatica, istruire i cani, costa fatica ed esperienza, poi è necessario conoscere bene le abitudini del selvatico sia diurne che notturne, in modo da trarre il più possibile profitto dai nostri cani nella ricerca del selvatico, ma chi a voglia e tempo di tutto questo?? L’emozione della caccia con il segugio per chi la vive nella pratica della battuta/braccata è qualcosa di indescrivibile, si potrebbero usare mille aggettivi per esaltarne l’emozione, l’adrenalina che si prova sentire una muta in canizza mentre si dirige verso di noi non a paragoni con nessun sport, in quel momento siamo “RITTI” peggio di un cinghiale nella lestra, pronti a sentire ogni minimo rumore che possa venire dalla macchia, intanto i nostri fedeli guerrieri incalzano sempre di più il cinghiale, ma la canizza ad un tratto si ferma sotto di noi, si sente tutta la muta dare “al fermo”, un frastuono di abbai, il cinghiale a deciso di affrontare “loro”, i nostri amici, il canaio capito il momento di pericolo si mette correre come matto emulando il miglior Mennea, ma qui non siamo su di una pista, qui siamo nella MACCHIA, dove i rami ti si ficcano pure dentro il naso, chi ama la caccia in battuta, chi ama i propri cani sa bene che ogni secondo può essere fatale per loro, intanto chi sta alla posta ogni secondo sembra un eternità, sempre vigili, tesi, colpiti da una strana malattia riscontrata nei caprioli, quella da “stress da seguita”, in quel momento non entrerebbe un ago nel nostro c..o, talmente siamo presi nel scrutare anche con il nostro olfatto la nostra posta, è partito!!!!!!!!!! Urla il canaio……, la macchia si apre di fronte a noi come se arrivasse un treno intercity, in quel attimo la nostra mente si ferma, siamo completamenti isolati da tutto e tutti, pronti a sparare nell’unico punto in cui dovrebbe passare, in 20 anni è sempre passato da quel grossa quercia da sughero…. il cinghiale sa bene cosa gli aspetta fuori dalla macchia, ed ecco che invece che passare nel solito posto dalla quercia… tenta di aggirarci alle spalle, forse come un suo vecchio antenato eseguiva in queste situazioni, il suo DNA, la sua esperienza di mille seguite a consigliato questo, la natura è imparziale, se il cinghiale saprà difendersi sfruttando al massimo il suo istinto di conservazione e utilizzando al meglio le proprie doti fisiche riuscirà a sopravvivere, a crescere ed a riprodursi,trasmettendo con buona probabilità queste doti fisiche ed istintive alle nuove generazioni ,mentre nel caso contrario soccomberà, questo il suo ANTENATO A TRASMESSO …. un ramo spezzarsi…. proprio dietro di noi…. Eros, Paco, Stella, Ralla, seguire in canizza il fiato del cinghiale, i loro abbai musica per le nostre orecchie si allontanano sempre di più, la tensione piano, piano si soglie su di noi come neve al sole, oggi a vinto lui il RE DELLA MACCHIA, ma in fondo sorridiamo, siamo lo stesso soddisfatti, è mancato l’atto finale, ma questo è il bello della caccia in battuta, non ci sono formule magiche, il suo DNA del cinghiale frutto di mille seguite a fatto valere la regola del più forte, il suo ISTINTO DI CONSERVAZIONE QUANDO GLI VIENE CONSENTITO DI SFRUTARLO, a fatto il modo di SOPPRAVVIVERE. La caccia volge al termine, il Capocaccia al suo di tromba decreta che per oggi può bastare, intanto loro i nostri attori principali i CANI, fanno il rientro dal loro “padrone”, Eros, Stella, Ralla vanno a ricevere come una parata militare gli onori, ma sono tre…. manca Paco all’appello, il capo muta, la sua tenacia nella seguita la portato più lontano, ma a sempre fatto rientro. Sono le 23.30, tira un forte tramontana che ti spacca la faccia, nel bosco il suo padrone, chiama a squarcia gola il suo fedele amico, Paco!!!! Teeeeeee!!!, nulla, si sente solo il vento gelido che fischia come una campana dentro le sue orecchie, la tensione sale, “a sempre fatto rientro, non è mai successo che stesse fuori fino a quest’ora” pensa il suo padrone, ormai sono le 02.00, la speranza di ritrovarlo inizia a tramutarsi, in dolore,ansia, stress, la mente corre alle tante seguite che il suo Paco a saputo renderli in questi 9 anni della sua vita, nessuno mai come Paco….. questa sarà stata l’ultima sua seguita, la speranza si spegne, la notte avvolge di aria tenebrosa il bosco, come se volesse rendere decretare la fine di un suo protagonista, il vento soffia sempre più incessantemente, il freddo inizia a sentirsi, ma sono solo le 03.00…. altri a quest’ora staranno dormendo sogni tranquilli, al caldo del loro letto, non resta che andare a casa, ma prima un ultimo tentativo….Paco!!!!! Teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!, nulla…. Si percorre in macchina la strada del rientro, avvolti come dentro un alone di disperazione, una curva, un'altra, un lungo rettilineo, il fuoristrada illuminano la strada con i fari potenti come fosse giorno, la stanchezza, la delusione, la disperazione fanno di noi uno straccio, in lontananza sulla strada si scorge una macchia nera, il nostro cuore inizia a battere, sale subito l’adrenalina come fossimo dentro la battuta, pigiamo sempre di più sull’accellatore del nostro fuoristrada……….noooooooo!!!!!!!!!!!! è Pacoooooooo!!!!!!!!!!! …..la fine di questa storia, preferisco lasciarla in bianco, amici fedeli come Paco ogni giorno hanno lasciato in tutti noi ricordi indelebili, chi ama la caccia in battuta, chi ama i cani sa bene che solo una grande passione ti spinge ad essere tutto questo, si può gioire per una seguita mozzafiato dei tuoi segugi, si può essere orgogliosi di essere riusciti a fermare un cinghiale in corsa in un metro di spazio, ma allo stesso tempo la caccia in battuta quella con i cani non ti regala solo tutto questo, ti offre l’altra faccia della medaglia, la parte più cruda, quella dei sentimenti, qui forse sta la verità, i sentimenti, omoni grossi piangere per la perdita del loro amato amico il CANE, ma ognuno nella vita fa altre scelte di caccia, adesso si chiama Selezione, il fine per qualcuno potrà essere lo stesso, ma non per il sottoscritto , ma non voglio giudicare, la mia scelta di caccia lo fatta quando avevo 8 anni, dove mio padre iniziava ad insegnarmi il lungo tirocinio sulla caccia in battuta, assieme al nostro inseparabile amico il Segugio, se questo un giorno non mi verrà più concesso, perché la legge lo vieta, è trovandoci ad un bivio, ricordiamoci che una via conduce alla disperazione, l’altra all’estinzione totale. Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene……………..
DEDICATO A CHI AMA LA CACCIA IN BATTUTA…..