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Storia di una squadra

Il mondo venatorio - fireblade74 - 2009-04-01 11:45:14

Risalendo il corso dell’Arno si arriva in Casentino, un polmone verde d’Italia con le sue foreste secolari, e proprio in una delle sue piccole valli volgendo lo sguardo verso nord si vede una punta nera coperta d’abeti castagni e faggi sotto la quale s’incastonano paesini di Castel Focognano, Carda, Calleta, in ordine, gli ultimi avamposti prima della sola foresta a 1200 metri….dopo di che, di là Firenze.
Un giorno d’inverno nel lontano 1976,quando ancora le squadre erano solo quelle del calcio,di cinghiali non se ne vedevano poiché dopo la guerra erano sopravvissuti solo in poche zone d’Italia,nacque una delle prime squadre della provincia,fondata da pochi abitanti di questi piccoli paesi,uno dei loro fondatori ancora continua a segnare le albe con noi,è Adorno,e lui racconta così la nascita: ”si era in cinque in piazza a Carda ,a parlare del più e del meno, passò di là un taglialegna e ci disse: “tati,ho visto passa’ un maiale ma era tutto nero!” così tra noi si disse, domani si prendono due cani e si va a vedere che animale è!
Così fu l’indomani, ma per due settimane si trovarono solo lepri, però non ci si dette per vinti, perché la ciccia era tanta e la fame….pure!!!E a sole castagne non si campava!
Alla fine una mattina quasi per sbaglio, con sei fucilate a pallini (perché a quei tempi non si sapeva manco come ammazzarlo) quel maiale cadde giù. Per portarlo in paese si pensò di legarlo sopra la cinquecento, e arrivati in piazza a Carda molta gente accorse per vedere l’ambita preda.
Dopo di che sorse un altro problema:come si fa a pulirlo? Ci si mise tutti nel fondo di casa a pensare come pulire quest’animale:chi diceva di spellarlo,chi di bruciarlo. Alla fine si attaccò un tubo alla bombola del gpl e lo si bruciò!
Tanto fu il puzzo che lo si buttò via pensando che non fosse più bono!
Ecco quale fu la fine del primo cinghiale di quella che poi sarà la setola nera 5c,C come: Cinghiali,Cani,Caccia,Castello,Carda, infatti proprio i 5 che ammazzarono quel cinghiale fondarono la squadra il gennaio dopo per vedere se riuscivano a capire come mangiare tutto quel ben di Dio che avrebbe alleviato le fame.
Un bel po’ di anni sono passati ora,e molte cose sono cambiate dice Adorno:ora ci sono i numeri alle poste,c’e’ quello con la carabina e quello col 12,quello col binocolo col puntino e quello con la televisione,ci sono l’altane,e si fanno 150 cinghiali quando prima erano 10 all’anno,ci sono le radioline che ti dicono de ‘ndo passa il cinghiale, ci sono i cani di razza,quelli che abbaiano a fermo e quelli che abbaiano sempre, e poi oggi il problema per quelli vestiti di verde è se si va in 20 in 10 o trenta….ai miei tempi s’andava a caccia e basta.Solo una cosa è rimasta la solita:le padelle sempre più grosse sempre più belle!!!
Come ha fatto questa piccola squadra, fatta di gente del luogo, a sopravvivere agli enormi cambiamenti succedutisi in questi 30 anni ce lo chiediamo in tanti; Adorno si commuove quando ci parla delle “origini”, ed altrettanto sorride quando vede noi giovani levarsi ancora di buio per andare a caccia, lui dice che siamo noi il futuro anche se piccolo. Il segreto secondo me è stata l’ospitalità e la sincerità di questa gente di montagna che sono riusciti a coinvolgere la gente delle valli vicino, e perché no, di Arezzo come me.
Comunque dire o non dire, siamo al 2009, tanti sono passati da questa squadra, speriamo alcuni ritornino perché sono parte di lei, altri è dispiaciuto perderli perché cacciatori eccezionali, ma certe volte è necessaria una mente aperta se si vuole sopravvivere ai cambiamenti negli anni e guidare una squadra, magari facendo entrare anche i giovani e …le donne!
Adesso proprio i giovani hanno preso il carico sulle spalle, sempre sotto la supervisione di Adorno e di altri veterani che ancora non ne vogliono sapere di mollare; ci siamo adeguati, modernizzati, “regolati”, siamo diventati quelli del “oh, senza giubbotto rosso non cacci eh…” , quelli che se non rispetti le leggi sei buttato fuori, perché quel registro e quello statuto valgono più dei singoli protagonismi. Ma ci sono cose che non cambieranno mai, e così continuiamo a cacciare nelle foreste, a litigare con la squadra di Calleta per un pezzo di bosco alla Fonte della Petarria, i posti che portano nomi assurdi per chissà quale vecchia storia sono sempre gli stessi, e infondo anche i cacciatori sono gli stessi da generazioni.
Infine vorrei concludere con il Rito della Padella:
Adorno ricorda ai padellari con voce pacata: “ tato, non te la pigliare, sembra tanto grosso (riferito al cinghiale) ma è più il vuoto che il pieno, e la palla è una sola…”

Rampi&Rosco

Storia di una squadra

Risalendo il corso dell’Arno si arriva in Casentino, un polmone verde d’Italia con le sue foreste secolari, e proprio in una delle sue piccole valli volgendo lo sguardo verso nord si vede una punta nera coperta d’abeti castagni e faggi sotto la quale s’incastonano paesini di Castel Focognano, Carda, Calleta, in ordine, gli ultimi avamposti prima della sola foresta a 1200 metri….dopo di che, di là Firenze.
Un giorno d’inverno nel lontano 1976,quando ancora le squadre erano solo quelle del calcio,di cinghiali non se ne vedevano poiché dopo la guerra erano sopravvissuti solo in poche zone d’Italia,nacque una delle prime squadre della provincia,fondata da pochi abitanti di questi piccoli paesi,uno dei loro fondatori ancora continua a segnare le albe con noi,è Adorno,e lui racconta così la nascita: ”si era in cinque in piazza a Carda ,a parlare del più e del meno, passò di là un taglialegna e ci disse: “tati,ho visto passa’ un maiale ma era tutto nero!” così tra noi si disse, domani si prendono due cani e si va a vedere che animale è!
Così fu l’indomani, ma per due settimane si trovarono solo lepri, però non ci si dette per vinti, perché la ciccia era tanta e la fame….pure!!!E a sole castagne non si campava!
Alla fine una mattina quasi per sbaglio, con sei fucilate a pallini (perché a quei tempi non si sapeva manco come ammazzarlo) quel maiale cadde giù. Per portarlo in paese si pensò di legarlo sopra la cinquecento, e arrivati in piazza a Carda molta gente accorse per vedere l’ambita preda.
Dopo di che sorse un altro problema:come si fa a pulirlo? Ci si mise tutti nel fondo di casa a pensare come pulire quest’animale:chi diceva di spellarlo,chi di bruciarlo. Alla fine si attaccò un tubo alla bombola del gpl e lo si bruciò!
Tanto fu il puzzo che lo si buttò via pensando che non fosse più bono!
Ecco quale fu la fine del primo cinghiale di quella che poi sarà la setola nera 5c,C come: Cinghiali,Cani,Caccia,Castello,Carda, infatti proprio i 5 che ammazzarono quel cinghiale fondarono la squadra il gennaio dopo per vedere se riuscivano a capire come mangiare tutto quel ben di Dio che avrebbe alleviato le fame.
Un bel po’ di anni sono passati ora,e molte cose sono cambiate dice Adorno:ora ci sono i numeri alle poste,c’e’ quello con la carabina e quello col 12,quello col binocolo col puntino e quello con la televisione,ci sono l’altane,e si fanno 150 cinghiali quando prima erano 10 all’anno,ci sono le radioline che ti dicono de ‘ndo passa il cinghiale, ci sono i cani di razza,quelli che abbaiano a fermo e quelli che abbaiano sempre, e poi oggi il problema per quelli vestiti di verde è se si va in 20 in 10 o trenta….ai miei tempi s’andava a caccia e basta.Solo una cosa è rimasta la solita:le padelle sempre più grosse sempre più belle!!!
Come ha fatto questa piccola squadra, fatta di gente del luogo, a sopravvivere agli enormi cambiamenti succedutisi in questi 30 anni ce lo chiediamo in tanti; Adorno si commuove quando ci parla delle “origini”, ed altrettanto sorride quando vede noi giovani levarsi ancora di buio per andare a caccia, lui dice che siamo noi il futuro anche se piccolo. Il segreto secondo me è stata l’ospitalità e la sincerità di questa gente di montagna che sono riusciti a coinvolgere la gente delle valli vicino, e perché no, di Arezzo come me.
Comunque dire o non dire, siamo al 2009, tanti sono passati da questa squadra, speriamo alcuni ritornino perché sono parte di lei, altri è dispiaciuto perderli perché cacciatori eccezionali, ma certe volte è necessaria una mente aperta se si vuole sopravvivere ai cambiamenti negli anni e guidare una squadra, magari facendo entrare anche i giovani e …le donne!
Adesso proprio i giovani hanno preso il carico sulle spalle, sempre sotto la supervisione di Adorno e di altri veterani che ancora non ne vogliono sapere di mollare; ci siamo adeguati, modernizzati, “regolati”, siamo diventati quelli del “oh, senza giubbotto rosso non cacci eh…” , quelli che se non rispetti le leggi sei buttato fuori, perché quel registro e quello statuto valgono più dei singoli protagonismi. Ma ci sono cose che non cambieranno mai, e così continuiamo a cacciare nelle foreste, a litigare con la squadra di Calleta per un pezzo di bosco alla Fonte della Petarria, i posti che portano nomi assurdi per chissà quale vecchia storia sono sempre gli stessi, e infondo anche i cacciatori sono gli stessi da generazioni.
Infine vorrei concludere con il Rito della Padella:
Adorno ricorda ai padellari con voce pacata: “ tato, non te la pigliare, sembra tanto grosso (riferito al cinghiale) ma è più il vuoto che il pieno, e la palla è una sola…”

Rampi&Rosco

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