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18/05/2009 - istriano
L’altra sera l’amico Orgosolo spinto da un impeto patriottico da “FORZA PARIS”, ma poi noi tutti sardi lo siamo, a proposto una bella discussione, dove solo dopo 2 minuti è diventata un po’ animata, a riguardo della differenza tra un cinghiale “Continentale”, è quello “Sardo”. Qui a mio avviso siamo di fronte, ad un argomento che non si può fermare in quattro parole nella chat, bisogna partire da lontano, è spiegare in ordine cronologico le tantissimi differenza, di forme, di habitat, di cani da utilizzare, è il modo in cui viene cacciato, non possiamo dire che sparare ad uno di 100 Kg, e uguale che sparare ad uno di 40 Kg, questo può non mostrare differenze nello stesso luogo di caccia, ma viceversa se questo avviene in due realtà completamente diverse, prendo per esempio Liguria è Sardegna, le differenze sono tantissime in tutte le sue forme, ma avremo modo di spiegare in seguito. Intanto bisogna spiegare come mai nel continente esistono bestioni di 120 Kg ed oltre, ed in terra Sarda bestioline di 50-60Kg, per questo mi servirò per spiegare della enciclopedia online di Wikipedia. Secondo uno schema tassonomico ancora accettato, il cinghiale sardo è una delle tre sottospecie italiane e affianca quella l'euroasiatico S. scrofa scrofa e il maremmano, S. scrofa majori. L'inquinamento genetico causato dalle frequenti immissioni di popolazioni alloctone e il frequente meticciamento con popolazioni di suini domestici in zone in cui è d'uso l'allevamento allo stato brado sono causa di grande incertezza in merito all'attuale inquadramento sia tassonomico sia filogenetico.
S'ipotizza che il maremmano sia in realtà estinto e rappresenti un adattamento geografico del tipo euroasiatico S. scrofa scrofa alle condizioni ambientali mediterranee, mentre il sardo mostra differenze consistenti rispetto alle popolazioni continentali e, invece, una relazione più stretta con il maiale. Questo fa ipotizzare che la sottospecie meridionalis si sia originata, presumibilmente nel Neolitico, da popolazioni di suini domestici rinselvatichiti [1][2]. L'influenza genetica del maiale allevato allo stato brado e di eventuali popolazioni alloctone introdotte per scopi venatori sono in ogni modo un fattore che mette a serio rischio il mantenimento dell'identità genetica della sottospecie sardo-corsa
In ogni modo il cinghiale sardo è quello che si differenzia maggiormente dalla sottospecie tipo, rispetto alla quale ha una taglia inferiore e una mole più piccola. Altre sensibili differenze riguardano la conformazione del cranio, più lungo e più largo rispetto al tipo euroasiatico. Un maschio adulto raggiunge al massimo 1-1,2 m di lunghezza e un peso vivo di 70-80 kg, l'altezza al garrese è in media di 55-60 cm. I valori medi risentono del grado di meticciamento: in gran parte della Sardegna la taglia e la mole hanno valori relativamente più alti a quelli che si dovrebbero riscontrare nei tipi con un maggior grado di purezza. Ad esempio, nelle montagne della Sardegna meridionale, dove l'allevamento suino allo stato brado ha avuto una minore diffusione, i cinghiali sono notoriamente più piccoli, con adulti che hanno pesi vivi dell'ordine di 35-45 kg contro i 50-60 kg dei tipi della Sardegna centrale e settentrionale.
Questo è tutto quello che riguarda la provenienza, forme ed altro a riguardo del cinghiale Sardo, questo avviene comunque anche per altre specie di fauna selvatica presente in Sardegna, come per esempio la lepre, in continente esistono dei veri “canguri”, lepri che superano i 4- 5Kg, in Sardegna la lepre può arrivare ad un massimo di 2,5 Kg, questo secondo il mio modesto parere, è dovuto al DIVIETO di immissione di altre “razze” che non sia la lepre Sarda, ma che mi piace sottolineare non avviene, le lepri che si trovano in Sardegna sono tutte nate in natura, ed non dentro delle gabbie a forma di batterie è poi immense in terreno libero, come avviene in “Continente”, poi non chiediamoci perché si trovano le lepri che pasturano di giorno, si rimettono ogni 100 metri, e cagano come i conigli. Ma ritorniamo al cinghiale, la discussione proposta dal nostro amico Orgosolo, quindi ricapitolando in Sardegna, il cinghiale Sardo e una delle tre sottospecie italiane, non vi sono immissioni di altre razze che non siano quelle presenti in Sardegna, esistono cinghiali incrociati con maiali domestici allo stato brado, questa è la situazione attuale del cinghiale sardo, in continente invece esistono varie razze compresa quello che è rimasto della razza maremmana, perché il vero cinghiale maremmano aveva “quasi” le stesse forme di quello sardo, adesso è stato creando un miscuglio di incroci a volte da creare dei VERI MOSTRI, sia come dimensione, sia come carattere poco socievole con persone e cani, questo è un dato da non sottovalutare, perché più delle volte la riuscita della battuta è dovuta all’umore del RE del bosco. L’Habitat dove soggiorna il cinghiale sardo è la macchia mediterranea, che senza offendere nessuno molti del continente non sanno cosa sia, forse perché abituati a trovarli dentro macchioni di rovi, ho a passeggio sulla “colla” in trasferimento da un self service all’altro, ma questo non deve ingannare che cacciare il cinghiale in continente sia un gioco, anzi più delle volte è più difficile, visti gli spazi a sua disposizione, la voglia di camminare più di quello sardo, e non per ultimo la “pigrizia” di lasciare il covo. In Sardegna la sua casa, come detto prima e la macchia mediterranea, distese di cisto (muddeiu) alte più di due metri, intrecciati a corbezzoli, mirto, scopa, una vera giungla dove più delle volte l’uomo stesso non riesce ad attraversare, più di una volta durante le mie cacciate in Sardegna ho dovuto camminare a quattro zampe come fossi un “cinghiale”, per riuscire a passare, a tutto questo si aggiungono i muri a secco che fanno da perimetro a i vari proprietari terreni, saltare un muro dove sopra vi è ancora una rete di un metro con dei cani a guinzaglio non è cosa da tutti, questo comunque a un vantaggio, cioè quello se in numero “ottimale” di chiudere bene “Sa chirrida”, anche perché più delle volte il cinghiale a dei passaggi obbligati, ma vista la velocità di “arrivo”, o lo fermi, ho so cazzi tuoi……. in questo scenario si svolge la caccia al cinghiale in Sardegna. Nel continente, tolta la Toscana, ma quella maremmana s’intende luogo inaccessibile, la battuta si svolge in luoghi più accessibili, boschi ad alto fusto, castagne, nocciole, roveti, ma questo a mio avviso non deve ingannare che questo comporti un gioco, anzi in questi scenari e tutto più complicato. Il cinghiale tende a camminare molto di più, specialmente in montagna, io che svolgo la caccia tra il confine della Liguria con il Piemonte, quindi in montagna trovare un cinghiale per non parlare di un branco non è cosa da poco, è vero che tanti vengono abbattuti in transito senza cani dalle poste fisse sulla “colla”, qualcuno in fuga con cani a seguito di altre squadre, ma il resto cioè quelli da “tracciare” , è una vera impresa. Il cinghiale, sa bene che dentro un parco, una riserva difficilmente verrà cacciato, quindi se all’interno di queste “fortezze” il mangiare non scarseggia rimane all’interno di esse, riuscire a trovare un cinghiale è cosa ardua, qualche volta decide di lasciare momentaneamente questo eden di immunità, per avventurarsi in terreno libero, per poi fare subito rientro all’interno , ma qualche volta la natura viene in aiuto, vedasi penuria di mangiare di quest’ultima stagione, è allora la caccia e leggermente più facilitata, i numeri di capi abbattuti di quest’anno sono li a dimostrare tutto ciò. Tracciare un verro in montagna, ed tracciare uno in Sardegna vi sono differenze, il primo, quello continentale si cerca di individuare la stessa giornata di caccia, cercando di reperire tracce fresche, ma a volte in periodo di siccità non è cosa facile, ho servendosi di cani “fidati” che sappiano tracciare a guinzaglio, solo allora si cerca di mollare l’intera truppa, ma non sempre con l’esito scontato, infatti il suo transito potrebbe essere solo di passaggio per poi andare a rimettersi all’interno di un parco, o nella zona della squadra confinante, qui si vede la capacità del canaio nel capire al’intenzioni del solengo, ci sono anche realtà che non fanno tutto questo, ma a mio avviso in zone popolate da caprioli, ed altri ungulati che non siano cinghiali, una buona riuscita della battuta deve avere queste nozioni basilari. In Sardegna si traccia il giorno prima (istigare), si cercano musate sul terreno al di fuori della battuta, se presenti , è fresche, è un indice di “probabile” presenza all’interno della macchia, qui i cani che tracciano non servono, è tanto meno quelli che danno voce sulla pastura. La battuta al cinghiale (sa chirrida), in Sardegna è un “rito” antico, ci sono le poste posti in passaggi obbligati dove davanti ad una giungla di macchia mediterranea, vedi un piccolo buco (probabile uscita del cinghiale), dietro di te, più delle volte vi è un muro a secco, quindi ho lo prendi, ho corri assieme a lui sopra la sua groppa, perché non pensate che un cinghialetto di 40 Kg arrivi alla posta a passo d’uomo come molte volte avviene in continente, qui siamo di fronte ad un razzo, con un rumore assordante di rami spezzarsi nella nostra direzione, ed un abbaiare di cani dietro, i deboli di cuore non reggerebbero a tutto questo, anche per il fatto che una volta levato il cinghiale, i battitori il canaio/i iniziano una guerra di spari, urla e tutto quello che può far casino per obbligare (non sempre), ad indirizzare i cinghiale/i verso le poste. In Liguria invece sembra di essere a messa, silenzio totale…………, questo porta la differenza tra sparare ad un cinghiale di 120 kg al passo perché tranquillo su di un prato, e invece sparare un cinghiale di 40 kg lanciato come un razzo in un metro di terreno. Ho lasciato per ultimo l’utilizzo dei cani, nella discussione dell’altra sera abbiamo concordato con Scovatore e Passatore, che ogni zona a il suo cane, questo è vero, in Sardegna il cinghiale anche se ben nascosto all’interno della macchia, tende a partire, e raro che tenga il fermo, quando fa questo per il cane e la fine, perché il cane abituato a vederlo correre cerca lo scontro infilandosi dentro il “macchione”, in Sardegna il cane da cinghiale deve avere due grandi prerogativa, la prima è quella della iniziativa, se non possiedi cani che in 10 minuti perlustrano come radar l’interno della macchia, puoi stare benissimo a casa che non combini nulla, in Sardegna i cani che tracciano, è danno voce sulla pastura, vengono chiamati “chiacchieroni”, una volta sciolti si deve sentire solo una voce ed è quella dello scovo, il resto qui non interessa, la seconda è il carattere, i cani ombrosi, timidi, in Sardegna non reggerebbero la battuta, e magari nel continente sono dei campioni visto anche il silenzio della battuta, ma nell’isola dopo 2 minuti se ti va bene li trovi nel carrello, se ti va male li trovi ad Olbia nel porto pronti ad imbarcarsi per zone più tranquille……. Viceversa nel continente un cane che sappia tracciare a guinzaglio e oro per la squadra, grossa attitudine al fermo, va bene anche un cane timoroso con le persone, se poi non insegue caprioli ecc siamo al top, ma credo che il cane campione sappia distinguersi ovunque, che sia macchia mediterranea, che sia montagna,saprà sempre far valere il suo valore, in fondo solo una cosa deve fare, far correre il cinghiale, è se questo avviene in Liguria, o in Sardegna, risultato non conta….