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I CINGHIALAI SPOSANO LA SELEZIONE.

articoli - rampichina - 2008-11-10 10:24:05

“In principio vi fu il cacciatore di cinghiale poi venne il cacciaselettore”
Così recita il manifesto affisso sulla porta della sede U.R.C.A. di Arezzo.
Questa frase più di altre riesce a trasmettere l’idea di cambiamento ed evoluzione che in questa piccola provincia della Toscana si sta mano a mano diffondendo a proposito della caccia di selezione.
La Toscana è la patria della caccia al cinghiale e la provincia di Arezzo può vantare tra le sue file alcune delle più vecchie squadre della regione, per questo motivo quando fu introdotta la caccia di selezione uno dei problemi primari da risolvere era trovare il modo di far convivere cacciatori di selezione e cacciatori di cinghiale, soprattutto nei territori montani, che erano per lo più gestiti e comunque controllati dalle squadre di cinghiale dei paesini locali, le quali erano abbastanza ostili a permettere la presenza dei cacciatori di selezione nei loro territori.
Nessuno avrebbe mai pensato ad una pacifica convivenza figuriamoci ad un felice matrimonio!

“I distretti che meglio funzionano, collaborano e ottengono risultati evidenti, sono quelli composti in maggioranza da cacciatori di cinghiale” queste sono state le parole del Dott. Chianucci, segretario generale della provincia di Arezzo, durante un intervento al congresso internazionale sulla caccia di selezione che si è tenuto ad Arezzo il…… , in occasione dei festeggiamenti per l’assegnazione alla Provincia Aretina del premio Edmon Blanc per la gestine venatoria della fauna selvatica.
Ricetta fondamentale di questo successo: CINGHIALAI + SELEZIONE.
E così dal 1989, inaspettatamente, l’amore dei cacciatori di cinghiale per la caccia di selezione ( capriolo daino e cervo) continua a crescere e come due sposini hanno trovato il sistema di venirsi incontro: i cinghialai hanno imparato a sfruttare il sistema della caccia di selezione per “monitorare” lo stato di salute dei cinghiali presenti nei propri territori: in primavera durante i censimenti e in estate durante la caccia; viceversa la caccia al cinghiale permette di censire continuamente i caprioli ( daini o cervi) da ottobre a gennaio.
Come tutto ciò? È bastato che i cacciatori di cinghiale abilitati alla selezione scegliessero una sottozona che si trova proprio nei territori della squadra con cui cacciano al cinghiale. Quale miglior modo per i gelosi cinghialai di controllare i propri territori ed essere sicuri che “ quei curiosi della selezione non gli vadano a rubare i cinghiali e a farsi gli affari loro” se non essere proprio i cinghialai quei curiosi? ( addirittura molti dei responsabili del mio distretto per la selezione sono anche in squadra con me al cinghiale, il presidente della squadra compreso).
Ed è così che grazie a un tacito accordo, fatto di sguardi e di profondo rispetto tra confinanti che Castelfocognano è dei castellani, Carda è dei cardesi, Calleta è dei calletani e Faltona è dei faltonesi.
Questa pacifica spartizione ha oltre tutto portato alla drastica riduzione degli abbattimenti “accidentali” di caprioli durante le battute di caccia al cinghiale, piochè al 99% vi è almeno uno in squadra che si potrebbe molto inalberare per tale “incidente” perché avvenuto nella sua sottozona… perciò meglio essere sicuri che sia cinghiale!!

Ho scritto queste poche righe per dare una piccola testimonianza di come, se c’è volontà da entrambe le parti, la convivenza sia possibile, purtroppo sono anche consapevole che in altre provincie non scorre buon sangue tra selettori e cinghialai, e spero che i rapporti migliorino anche nelle altre parti d’Italia perché infondo la caccia dovrebbe essere una passione che unisce, non che divide.

I CINGHIALAI SPOSANO LA SELEZIONE

“In principio vi fu il cacciatore di cinghiale poi venne il cacciaselettore”
Così recita il manifesto affisso sulla porta della sede U.R.C.A. di Arezzo.
Questa frase più di altre riesce a trasmettere l’idea di cambiamento ed evoluzione che in questa piccola provincia della Toscana si sta mano a mano diffondendo a proposito della caccia di selezione.
La Toscana è la patria della caccia al cinghiale e la provincia di Arezzo può vantare tra le sue file alcune delle più vecchie squadre della regione, per questo motivo quando fu introdotta la caccia di selezione uno dei problemi primari da risolvere era trovare il modo di far convivere cacciatori di selezione e cacciatori di cinghiale, soprattutto nei territori montani, che erano per lo più gestiti e comunque controllati dalle squadre di cinghiale dei paesini locali, le quali erano abbastanza ostili a permettere la presenza dei cacciatori di selezione nei loro territori.
Nessuno avrebbe mai pensato ad una pacifica convivenza figuriamoci ad un felice matrimonio!

“I distretti che meglio funzionano, collaborano e ottengono risultati evidenti, sono quelli composti in maggioranza da cacciatori di cinghiale” queste sono state le parole del Dott. Chianucci, segretario generale della provincia di Arezzo, durante un intervento al congresso internazionale sulla caccia di selezione che si è tenuto ad Arezzo il…… , in occasione dei festeggiamenti per l’assegnazione alla Provincia Aretina del premio Edmon Blanc per la gestine venatoria della fauna selvatica.
Ricetta fondamentale di questo successo: CINGHIALAI + SELEZIONE.
E così dal 1989, inaspettatamente, l’amore dei cacciatori di cinghiale per la caccia di selezione ( capriolo daino e cervo) continua a crescere e come due sposini hanno trovato il sistema di venirsi incontro: i cinghialai hanno imparato a sfruttare il sistema della caccia di selezione per “monitorare” lo stato di salute dei cinghiali presenti nei propri territori: in primavera durante i censimenti e in estate durante la caccia; viceversa la caccia al cinghiale permette di censire continuamente i caprioli ( daini o cervi) da ottobre a gennaio.
Come tutto ciò? È bastato che i cacciatori di cinghiale abilitati alla selezione scegliessero una sottozona che si trova proprio nei territori della squadra con cui cacciano al cinghiale. Quale miglior modo per i gelosi cinghialai di controllare i propri territori ed essere sicuri che “ quei curiosi della selezione non gli vadano a rubare i cinghiali e a farsi gli affari loro” se non essere proprio i cinghialai quei curiosi? ( addirittura molti dei responsabili del mio distretto per la selezione sono anche in squadra con me al cinghiale, il presidente della squadra compreso).
Ed è così che grazie a un tacito accordo, fatto di sguardi e di profondo rispetto tra confinanti che Castelfocognano è dei castellani, Carda è dei cardesi, Calleta è dei calletani e Faltona è dei faltonesi.
Questa pacifica spartizione ha oltre tutto portato alla drastica riduzione degli abbattimenti “accidentali” di caprioli durante le battute di caccia al cinghiale, piochè al 99% vi è almeno uno in squadra che si potrebbe molto inalberare per tale “incidente” perché avvenuto nella sua sottozona… perciò meglio essere sicuri che sia cinghiale!!

Ho scritto queste poche righe per dare una piccola testimonianza di come, se c’è volontà da entrambe le parti, la convivenza sia possibile, purtroppo sono anche consapevole che in altre provincie non scorre buon sangue tra selettori e cinghialai, e spero che i rapporti migliorino anche nelle altre parti d’Italia perché infondo la caccia dovrebbe essere una passione che unisce, non che divide.

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