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Caccia al cinghiale 13/03/2007 - fireblade74

REGIONE SARDEGNA

430 mila ettari di Sardegna parco naturale Quasi 430 mila ettari di Sardegna diventeranno parco nazionale, con tutti i vincoli previsti: divieto di usi civici, di allevamento, utilizzo delle acque, caccia, pesca, legnatico, raccolta dei frutti. Finirà quell’impegno sociale di solidarietà umano, destinato alle famiglie più povere, che consentiva una minima forma di riequilibrio collettivo verso la povertà. Il tutto accade – dice il gruppo di An – nel più assoluto silenzio, senza che le popolazioni, duramente colpite dal provvedimento, siano state informate. Qualche sindaco si è detto d’accordo sui vincoli essendo la popolazione fermamente contraria e questo è un piccolo mistero. Per una vicenda analoga ma di proporzioni ridotte rispetto questa operazione (il Parco del Gennargentu) la protesta era stata vibrante e la tensione sociale alta. Ora – dice il capogruppo, Ignazio Artizzu – si consuma un evento di “gravità inaudita” senza che se ne parli; anzi, facendo circolare solo quelle notizie che possono far comodo alla giunta Soru. Una di queste notizie è la previsione di finanziamenti, di natura comunitaria, “che non si sa se arriveranno e comunque sono un piatto di lenticchie rispetto al danno causato ai cittadini”. Quei finanziamenti “forse basteranno a pagare i gettoni, per i quali – aggiunge Mario Diana – è già cominciata la corsa”. Entro il 30 aprile i sindaci dovranno aderire ai piani di gestione dei territori, siano Sic (siti di interesse comunitario) siano Zps (zone di protezione speciale). A leggere le tabelle prodotte da An, è intenzione della giunta trasformare tutti i Sic in Zps (vincoli più severi). Morirà – dice Antonello Liori – quell’economia parallela che, attraverso le piccole attività agricole, consente una sorta di reddito sociale, secondo l’antica consuetudine del solidarismo agricolo. Spariranno, in quei luoghi, tutte le attività che legano l’uomo al territorio. La Sardegna diventerà “l’isola dei divieti”, con conseguenze assai gravi.
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Confronti 10/03/2007 - istriano

ARIGEOIS contro ISTRIANO

Cerchiamo di mettere in contraposizione queste due magnifiche razze nella caccia al cinghiale, lasciando da parte la lepre dove la prima ricordiamoci è stata allevata per tale scopo, ma impiegata con successo sul cinghiale. Cercheremo senza suscitare polemiche inutili, infondo vogliamo solo parlare di cani, di dare dei voti a queste due razze, se qualcuno e spero che siano in molti non concordano con quello che scrivo, sono ben accettati con loro giudizi, sia in positivo che in negativo, sempre nella pacatezza ed educazione che NOI solo cacciatori sappiamo dimostrare, non vogliamo che questo diventi un piccolo processo del lunedi, dove l'insulto e di rigore, io non sono Biscardi, ma nemmeno l'ultimo su questa terra. :s
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Cani 09/03/2007 - istriano

ARIGEOIS " Il Cane del Re"

In questo sito dove e aperto a tutti non si parla solo di cani proveniente dalla ex Juglosavia, ma parliamo anche con molto piacere di altre razze impiegate sul cinghiale, con questo non vorremo essere considerati dei sapientoni della caccia, dove solo noi sappiamo parlare di cani e di come si caccia il cinghiale, ripeto per l'ennesima volta il sito e aperto a TUTTI, ma vogliamo descrivere, raccontarvi le nostre esperienze su varie razze da noi impiegate personalmente, e non per sentito dire, iniziamo in primis con quelle francesi, dove tantissimi cacciatori impiegano sempre di più nella caccia al cinghiale. Questa volta parliamo dell' Arigeois, non sto a raccontarvi le sue origini, dove credo a NOI cacciatori poco importa, ma per chi e interessato a tutto questo, in due parole e il briquet del mezzogiorno di Francia, dove è stato selezionato nella sua provincia l'Ariege, da abili cacciatori di quei luoghi. E un cane principalmente impiegato sulla lepre, ma ultimamente con grossi risultati sul cinghiale, basta vedere gli ultimi campionati sociali dove e sempre ben piazzato, se non primo, tutto questo sta comportando sempre più estimatori per questa razza, ma a mio parere si sta abusando un po di questa “troppa” popolarità creando linee di sangue non adatte per il re del bosco. Infatti si vedono sempre più spesso cani timidi, ombrosi, tutto questo per far cassa, bisogna prima di acquistare rivolgersi ad allevatori seri, e ricordarsi che è tutelato dal Club Italiano Bleu de Gascogne, dove a istituito un progetto di allevamento e riproduzione selezionata, in modo da produrre soggetti più omogenei ben costruiti. L'Arigeois nella caccia al cinghiale, ma ripeto sempre che si possiedano soggetti adatti per questa caccia, e un cane che da spettacolo, e un cane da muta e molto facile da addestrare sul selvatico da impiegare, nella ricerca della passata lavorano tutti assieme dando voce in fase di accostamento, una volta raggiunta la rimessa del cinghiale, e una sinfonia di voci ho visto poche volte il cinghiale rimanere per più di un minuto fermo, con la sua voce da urleur spaventerebbe anche un esercito di barbari, in seguita procedono tutti in fila indiana, ma non incalzando da vicino il cinghiale, il rientro e abbastanza celere, anche se è un cane di straordinaria potenza olfattiva, quindi finché ne hanno non si fermano, un particolare molto importante, e un cane che si lega in modo morboso al conduttore, quindi e un cane “difficile da rubare”,, un altro particolare importante e il suo colore bianco cosa non trascurabile nel bosco, ogni tanto capita che qualche sbadato postaiolo scambi un segugio scuro per un cinghiale. Che dire ancora, io lo consiglio, ma attenzione ripeto per l'ennesima volta a non trovare cani ombrosi e diffidenti, il sottoscritto era in possesso di una muta che qui in Liguria ancora ne parlano, ma una volta portata in Sardegna dove si caccia l'incontrario della Liguria, si fa un baccano della madonna, trovai tutta la muta ad eccezione di due soggetti dal carrello terrorizzati, solo allora mi accorsi che in mano non avevo l'oro, ma del ferro, e pure arrugginito....................alla prossima.
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Cani 06/03/2007 - SARDUS

Il segugio maremmano

Il maremmano appartiene alla famiglia dei segugi e viene esclusivamente utilizzata per la caccia al cinghiale. Le sue origini provvengono dalla maremma toscana e precisamente a cavallo tra le province di Grosseto e Siena. Peculiarità dominante di questo ausiliare è l'abbaio a fermo. Il segugio maremmano non demorde ne in presenza di un grosso branco di ungulati, ne incrociando cinghiali particolarmente aggressivi. Il riconoscimento da parte dell'ENCI di questa razza è avvenuta solo nell'ultimo quinquennio, ma già si contano più di un migliaio di soggetti riconosciuti. Morfologicamente è un cane di media taglia con caratteristiche fisiche un po' più piccole del segugio italiano, infatti le dimensioni si aggirano dai 44 ai 52 cm per i soggetti di sesso maschile per calare di circa due centimetri nelle femmine. Caratteristica spesso presente in questo ausiliare è la mancanza totale o quasi della coda ed il colore tigrato, altri colori sono, il fulvo, il bianco arancio ed il nero focato. Il suo impiego, paritetico al segugio italiano è sia singolo che in muta. Nonostante sia una delle ultime razze di cane da seguita riconosciuta, nella caccia al cinghiale si è già creato un grosso spazio fra le preferenze dei cacciatori.
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Cani 04/03/2007 - scovatore

IL DACHSBRACKE E IL CINGHIALE

Il fenomeno Dachsbracke. Io lo definirei così perché ormai questo segugio è entrato a far parte a pieno titolo del mondo della cinofilia venatoria, abbinata alla caccia al cinghiale. Questo piccolo gran segugio, avente come patria l’Austria, riconosciuto ufficialmente ed inserito nel gruppo 6, dalla F.C.I. nel 1991, riesce da solo a svolgere egregiamente tutte le fasi della cacciata. Si tratta di un segugio bello ed elegante nel portamento, dalla struttura solida, di taglia bassa, costituzione robusta, dal mantello fitto, rosso capriolo o nero focato, selezionato nelle zone alpine e dei monti Metalliferi, che da solo doveva espletare la caccia a diversi selvatici, con l’onere di recuperare anche la selvaggina ferita, quindi ci troviamo di fronte ad un ausiliario completo e polivalente.- Le sue caratteristiche morfologiche e psichiche, frutto di un patrimonio genetico conservato nel tempo, senza immissione di sangue estraneo alla razza, abbinate ad un appropriato ed adeguato addestramento permette al Dachsbracke di svolgere quel lavoro per cui è stato selezionato, ossia ricercare la passata notturna ed in questo caso parliamo del cinghiale, seguirla con passione e sagacia sino alla rimessa e segnalarne la presenza con un forte e sonoro abbaio a fermo, con la conseguente seguita incalzante nel primo tratto ed ad una certa distanza nella fase successiva, con un rientro celere. Dal punto di vista operativo, nell’ambito del prelievo venatorio, questo è il lavoro che il Dachsbracke deve svolgere, tutto ciò si può avere solo con soggetti provenienti da una corrente di sangue di cani cacciatori, perché solo il bosco inteso come campo di prova può effettuare la vera selezione, abbinato ad un addestramento specifico che, rispetti anche il tempo di maturazione, evitando in modo assoluto traumi gratuiti in età precoce, solo in questo modo si possono avere dei soggetti completi nel lavoro. Il Dachsbracke, si può paragonare ad un concentrato di muscoli, che si mescola con una gran passione per la caccia, requisiti che gli permettono di esprimersi ai massimi livelli nel lavoro a singolo. La sua cerca non è molto ampia, ma una volta incrociata una passata notturna, mette il tartufo nero a terra e con la coda a sciabola, inizia una manovra di avvicinamento al selvatico allestrato. Ottimo tracciatore, riesce a seguire una passata che si snoda per chilometri, infatti, non a caso, l’associazione che ne tutela la razza, organizza le prove per conseguire il brevetto di cane limiere, con delle tracce della lunghezza minima di un chilometro, effettuata con un cinghiale portato al guinzaglio circa quattro ore prima dell’inizio della prova. Una volta incrociata una passata notturna, prosegue con il naso a terra nelle zone prive di vegetazione, mentre nel folto della boscaglia alza il tartufo e annusa i roveti, gli arbusti, cercando ulteriori conferme al passaggio del selvatico. La passata notturna è seguita senza dare voce, ma una volta arrivato ad un centinaio di metri dalla rimessa, si sentono ad intervalli piuttosto lunghi degli abbai che sfociano in un successivo abbaio a fermo, che si sviluppa sempre ad una certa distanza dal selvatico, questo dimostra la sua grande intelligenza tattica nel non forzare l’animale allestrato, aspettando l’arrivo del conduttore per concludere l’azione di caccia. Oltre ad essere un buon tracciatore, il Dachsbracke eccelle nel segnalare l’animale nella rimessa con un abbaio a fermo, che si manifesta in maniera martellante e costante e con voce squillante, inoltre, alcuni soggetti istintivamente mettono in funzione la tattica del pendolo, ossia una volta trovato l’animale e segnalato con il classico abbaio a fermo, se il conduttore non si porta a ridosso del cane, quest’ultimo lascia la rimessa e si dirige dal conduttore per poi ritornare nuovamente in prossimità del selvatico riprendendo l’abbaio fermo. Questa dote dimostra una grande intelligenza , perché capisce che il suo lavoro si completa solo e soltanto con la presenza del conduttore, dotato di mezzi per porre fine all’azione di caccia. Sono rari i casi che si deve ricorrere alle cure del veterinario, in quanto il Dachsbracke segnala la presenza degli animali sempre a distanza di sicurezza ed una volta caricati dal cinghiale la struttura fisica piuttosto piccola gli consente di mettersi al sicuro sfruttando quei corridoi che si snodano sotto la folta vegetazione. La seguita che scaturisce dopo lo scovo del selvatico, il Dachsbracke che è dotato di uno scatto da lepre, la effettua in maniera incalzante nel primo tratto, perdendo poi terreno nella fase successiva; questo aspetto presenta il suo lato positivo, ossia il selvatico non sentendosi pressato da vicino, si avvia alle poste al trotto, facilitando notevolmente il tiro. Altro aspetto degno di nota è il rientro, che avviene sempre in maniera celere, esso desiste dopo che il selvatico ha superato le poste e rientra dal conduttore per riprendere un’altra azione di caccia. Nel caso un cinghiale dovesse passare le linee delle poste e riportare delle ferite, nel Dachsbracke l’odore del sangue determina un cambiamento sistematico nel sistema centrale nervoso che, lo porta a seguire il selvatico con una avidità superiore alla norma, forse perché si rende conto che il selvatico è in difficoltà, una volta raggiunto non lo molla sino all’arrivo del conduttore, segnalandolo con un forte abbaio a fermo.- Con il selvatico abbattuto esso si accovaccia vicino e aspetta il conduttore, non permettendo ad altri di avvicinarsi; questo dimostra nuovamente l’attaccamento morboso al conduttore. Il Dachsbracke è il classico ausiliario per piccoli gruppi di cacciatori che effettuano il prelievo venatorio del cinghiale nella forma della classica girata.
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Cani 04/03/2007 - fireblade74

Come addestrare il DACHSBRACKE

Il cucciolo porta nel suo bagaglio genetico, il frutto di una selezione effettuata per secoli da cacciatori, che hanno cercato di esaltare quelle qualità venatorie, che lo distinguono da altri per metodo e stile di lavoro, le quali unite alle caratteristiche morfologiche danno vita ad una determinata razza.. 2/4 mesi: si abitua il cane a seguire una traccia artificiale determinata con il trascinamento per terra di pezzetti di carne fresca che, ricevono come premio alla fine, dopo averli ritrovati. Con il passare del tempo la traccia deve presentare sempre maggiori difficoltà, con l’inserimento di pause sulla traccia, costringendo in tal senso ad allargare la cerca. Quest’operazione va effettuata in terreni diversi, affinché il cucciolo capisca che non è un gioco legato sempre allo stesso luogo, ma un esercizio che si effettua dappertutto, con maggiori difficoltà e che deve superare per avere il suo meritato premio, in questo modo si esalta la cerca intesa come spazio da perlustrare e l’olfatto inteso come capacità di seguire una traccia lasciata sul terreno. Ad ogni esercizio concluso in maniera brillante occorre, sempre, premiare il cucciolo per esaltare quei riflessi condizionati, che lo porteranno a sostenere i test successivi con maggiore impegno e dedizione in virtù delle sue doti genetiche e della famosa ricompensa. 4/5 mesi: il cucciolo va portato nel bosco, al guinzaglio e senza, perché rappresenta la sua palestra e deve abituarsi a tutti i tipi di terreni, dall’arido alla fanghiglia, dai roveti ai ginestreti, dalle pietraie agli arati, con le mutevoli condizioni meteorologiche. Inoltre, deve imparare a seguire a ritroso la sua stessa traccia lasciata sul terreno ed individuare e seguire la traccia del conduttore per non perdersi. 6/7 mesi: si porta il cucciolone in un recinto di circa un ettaro, con all’interno pochi esemplari di coniglio ( di colore scuro) che schizzano davanti al cane come saette e si vanno a nascondere nella folta vegetazione. Il cucciolone potrebbe rimanere esterrefatto dalla presenza del selvatico nei primi momenti del test, ma successivamente deve seguire la scia dall’animale scomparso nella vegetazione, allargando nella cerca e una volta reperita la traccia, con il tartufo radente il terreno deve seguirla sino al punto in cui il selvatico si è rifugiato. Evitare in modo assoluto che il cucciolone segua l’animale a vista, perciò si richiede un recinto ricco di vegetazione e sottobosco, una volta individuato l’animale nella tana se il cane lo segnala con un abbaio continuo, ripetere il test per poche volte e passare al successivo ben più impegnativo e selettivo. 8/10 mesi: il cucciolone si porta in un recinto di un ettaro, circa, sempre con molta vegetazione e fitto sottobosco, per affrontare la prima vera prova con la bestia nera. Per evitare traumi gratuiti ad un cucciolone che potrebbero compromettere la maturazione psico-attitudinale, si raccomanda di immettere nel recinto uno o due cinghiali di taglia piccola e non aggressivi. Il cucciolone al primo impatto con l’irsuto emetterà un guaito misto di paura, ma successivamente comincerà ad abbaiare e seguire l’animale che si confonde con la folta vegetazione, emettendo sempre più voce per segnalare la presenza dell'animale che fugge e sfugge all’interno del recinto. Nel caso il cuccioline, dopo vari tentativi, non dovesse segnalare ed inseguire il cinghiale, si potrebbe optare per l’abbinamento operativo ad un Dacke esperto e non aggressivo sul selvatico che lo indirizzi e lo educhi al tipo di lavoro per cui è stato selezionato. Dopo varie lezioni se il cucciolone dimostra interesse per questo tipo di selvatico, cercandolo con avidità, seguendolo con sagacia e passione, segnalandone la presenza nella folta vegetazione con un abbaio a fermo ritmato e persistente, esso è pronto per un addestramento più impegnativo e selettivo. 11/14 mesi: il cucciolone si porta in un recinto più grande, per essere sottoposto ad una serie di test con maggiori difficoltà, sia come terreno, ben più vasto, sia come selvatico di taglia più grande e con una dose di aggressività. Questo serve a trasmettere al cucciolone, che pian piano sta maturando, la consapevolezza che nel bosco di cinghiali ve ne sono di diversi tipi, pertanto spetta a lui, con l’ausilio della sua intelligenza regolarsi di conseguenza. Se il cucciolone anche in queste condizioni si esalta ricercando con passione il selvatico, segnalandolo con un sonoro e ritmato abbaio a fermo ed inseguendolo con grande interesse, vuol dire che i tempi sono maturi per il gran salto di qualità. A questo punto il cucciolone in via di maturazione, può avventurarsi nel bosco unitamente ad un dacke esperto che, lo condurrà nell’arena dove non si scontrerà con i gladiatori, ma con il cinghiale e quest’ultimo, userà qualsiasi stratagemma per salvare la propria pelle e non esiterà a caricare il cane per sfuggire . Il dacke è un segugio selezionato per effettuare un lavoro prettamente da singolo, pertanto, dopo le prime uscite,unitamente ad un soggetto esperto, si porterà da solo sulla traccia del cinghiale ed in tal contesto dovrà manifestare tutta la sua potenzialità, insito nel patrimonio genetico, nel prelievo del cinghiale. Questo tipo di addestramento rappresenta il frutto di una esperienza acquisita nel corso degli anni, in ambienti appenninici, ove è impossibile seguire l’ausiliario con la lunga, in quanto l’aspetto geomorfologico aspro e selvaggio che caratterizza il territorio non si presta ad una manovra di avvicinamento a contatto diretto tra il Dacke ed il conduttore. Rocco Latorre
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Cani 04/03/2007 - scovatore

Come caccia il Dachsbracke

Il fenomeno Dachsbracke. Io lo definirei così perché ormai questo segugio è entrato a far parte a pieno titolo del mondo della cinofilia venatoria, abbinata alla caccia al cinghiale. Questo piccolo gran segugio, avente come patria l’Austria, riconosciuto ufficialmente ed inserito nel gruppo 6, dalla F.C.I. nel 1991, che riesce a svolgere egregiamente tutte le fasi della cacciata, molte volte è paragonato ad una macchina da guerra infallibile, in effetti, le cose stanno in maniera diversa, ossia si tratta di un segugio, dalla struttura solida, di taglia bassa, costituzione robusta, dal mantello fitto, selezionato nelle zone alpine e dei monti Metalliferi, da solo doveva espletare la caccia a diversi selvatici, con l’onere di recuperare anche la selvaggina ferita, quindi ci troviamo di fronte ad un ausiliario completo e polivalente.- Le sue caratteristiche morfologiche (vedi standard di razza) e psichiche, frutto di un patrimonio genetico conservato nel tempo, senza immissione di sangue estraneo alla razza, abbinate ad un appropriato ed adeguato addestramento permette al Dachsbracke di svolgere quel lavoro per cui è stato selezionato, ossia ricercare la passata notturna ed in questo caso parliamo del cinghiale, seguirla con passione e sagacia sino alla rimessa e segnalarne la presenza con un forte e sonoro abbaio a fermo, con la conseguente seguita incalzante nel primo tratto ed ad una certa distanza nella fase successiva, con un rientro celere una volta che, il selvatico ha superato le poste. Dal punto di vista operativo, nell’ambito del prelievo venatorio, questo è il lavoro che il Dachsbracke deve svolgere, chiaramente lo torno a ripetere, tutto ciò si può avere solo con soggetti provenienti da una corrente di sangue formata da cani cacciatori, perché solo il bosco inteso come campo di prova può effettuare la vera selezione, abbinato ad un addestramento specifico che, rispetti anche il tempo di maturazione, evitando in modo assoluto traumi gratuiti in età precoce, solo in questo modo si possono avere dei soggetti che da soli svolgono tutte le fasi della cacciata in maniera egregia. Come caccia il Dachsbrscke? Il Dachsbracke si può paragonare ad un concentrato di muscoli, che si mescola con una gran passione per la caccia, requisiti che gli permettono di esprimersi ai massimi livelli nel lavoro a singolo. La sua cerca non è molto ampia, ma una volta incrociata una passata notturna, in questo caso parliamo del cinghiale, mette il muso a terra e con la coda a sciabola, inizia una manovra di avvicinamento al selvatico allestrato, dopo aver percorso un bel tratto di passata, se si rende conto che il cinghiale si trova fuori del raggio d’azione alla sua portata, rientra dal conduttore e inizia la ricerca di una nuova passata. Chiaramente per raggio di azione alla sua portata, intendo una passata che si snoda per qualche chilometro, infatti, non a caso, l’associazione che ne tutela la razza, organizza le prove per conseguire il brevetto di cane limiere, con delle tracce della lunghezza minima di un chilometro, effettuata con un cinghiale portato al guinzaglio circa quattro ore prima dell’inizio della prova. Una volta incrociata una passata notturna, che termina la corsa nel suo raggio di azione (che varia da soggetto a soggetto ) la percorre con tartufo a terra nelle zone prive di vegetazione, mentre alza il naso e annusa i roveti, gli arbusti, cercando ulteriori conferme al passaggio del selvatico. La passata notturna è seguita senza dare voce, ma una volta arrivato ad un centinaio di metri dalla rimessa, si sentono ad intervalli piuttosto lunghi degli abbai che sfociano in un successivo abbaio a fermo, che si sviluppa sempre ad una certa distanza dal selvatico, questo dimostra la sua grande intelligenza nel non forzare l’animale allestrato, aspettando l’arrivo del conduttore per concludere l’azione di caccia. Oltre ad essere un buon tracciatore, il Dachsbracke eccelle soprattutto nel segnalare l’animale nella rimessa con un abbaio a fermo, che si manifesta in maniera martellante e costante e con voce squillante, inoltre ho notato in alcuni soggetti, che istintivamente mettono in funzione la tattica del pendolo, ossia una volta trovato l’animale e segnalato con il classico abbaio a fermo, se il conduttore si trova ad una certa distanza e non si porta a ridosso del cane, quest’ultimo lascia la rimessa e si dirige dal conduttore per poi ritornare nuovamente in prossimità del selvatico riprendendo l’abbaio fermo. Questa dote dimostra una grande intelligenza tattica, perché capisce che il suo lavoro si completa solo e soltanto con la presenza del conduttore, dotato di mezzi per porre fine all’azione di caccia. Nella mia esperienza ultradecennale, sono stati pochi i casi che sono dovuto ricorrere alle cure del veterinario, in quanto il Dachsbracke segnala la presenza degli animali sempre a distanza di sicurezza ed una volta caricati dal cinghiale la sua struttura piuttosto piccola gli consente di mettersi al sicuro sfruttando quei corridoi che si snodano sotto la folta vegetazione. La seguita che scaturisce dopo lo scovo del selvatico, il Dachsbracke che è dotato di uno scatto da lepre, la effettua in maniera incalzante nel primo tratto, perdendo poi terreno nella fase successiva; questo aspetto presenta il suo lato positivo, ossia il selvatico non sentendosi pressato da vicino, si avvia alle poste al trotto, facilitando notevolmente il tiro. Altro aspetto degno di nota è il rientro, che avviene sempre in maniera celere, in quanto una volta che il selvatico esce dal cerchio delle poste, esso desiste e rientra dal conduttore per riprendere un’altra azione di caccia. Nel caso un cinghiale dovesse passare le linee delle poste e riportare delle ferite, nel Dachsbracke l’odore del sangue determina un cambiamento sistematico nel sistema centrale nervoso che, lo porta a seguire il selvatico con una avidità superiore alla norma, forse perché si rende conto che il selvatico è in difficoltà, una volta raggiunto non lo molla sino all’arrivo del conduttore, segnalandolo con un forte abbaio a fermo.- Con il selvatico abbattuto esso si accovaccia vicino e aspetta il conduttore, non permettendo ad altri di avvicinarsi; questo dimostra nuovamente l’attaccamento morboso al conduttore.
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Cani 03/03/2007 - giorgio

Il segugio Istriano

Il segugio dell istria da noi chiamato “su cane biancu”e un ottimo ausiliare per la caccia al cinghiale lo consiglio vivamente agli appassionati del cane veloce ,irruente sicuro di se..questo ausiliare è un discreto passatore e abbaiatore a fermo.è consigliatissimo nelle zone impervie con vegetazione fitta e invece sconsigliato nei boschi di alberi ad alto fusto con poco sottobosco perchè con la sua velocità insidia spesso il selvatico e rischia di essere lacerato mortalmente.l istriano e un cane che si ammuta molto bene e grazie al suo caratteristico colore bianco e facilmente reperibile dentro la macchia,la sua particolarità è che raramente mette il muso a terra ma segue sempre le emanazioni del vento e anche nello scovare il selvatico è difficile che venga preceduto da altri ausiliari.Insomma ragazzi stiamo parlando di una vera e propia macchina da guerra.
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Cani 25/02/2007 - fireblade74

IL segugio BARAK

Il segugio della bosnia a pelo duro,comunemente chiamato "barak",è un cane robusto,ha un altezza compresa fra i 46 ed i 56 cm.,pesante dai 15 ai 30 kg.Il suo mantello è formato da pelo duro ed i suoi colori sono il giallastro,il grigio-marrone o il nerastro. E' un cane coraggioso,ubbidiente e tenace,utilizzato sia in montagna nei boschi d'alto fusto sia nella macchia mediterranea,adatto a cacciare caprioli,cervi e cinghiali.La sua specialità,se ben addestrato,resta comunque il cinghiale. E' dotato di un potente olfatto,trovata la passata notturna questo cane accosta e scova il cinghiale in maniera molto tempestiva,dando luogo ad una seguita incalzante.Il barak è inoltre un ottimo abbaiatore a fermo,testardo ma allo stesso tempo intelligente,sa quando un cinghiale va spronato per farlo partire o quando è meglio stargli alla larga e continuare all'abbaio a fermo. Questo segugio da buoni risultati usato singolarmente ma può essere usato anche in coppia o in muta.
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Cani 22/02/2007 - scovatore

Il segugio DACHSBRACKE

Segugio di piccola taglia di colore rosso cervo o nero focato. arti corti, e una struttura ossea forte e ben solido sugli appiombi. Molto robusto, e resistente al clima montano. Caratterizzato da un grande carattere e determinazione.molto attaccato al suo conduttore, Predisposto al lavoro a singolo, è muto in accostamento per questo si adatta molto bene al metodo di caccia della girata svolgendo la funzione di limiere egregiamente. è dotato di una voce molto potente fondamentale nell’abbaio a fermo. Grande lavoratore su tutti i tipi di terreno, ma penso che il suo terreno preferito sia la montagna. Molto adatto per il preglievo del cinghiale per piccoli gruppi di cacciatori.,o se vogliamo per chi cerca un cane corto.pronto al rientro dopo che il selvatico ha oltrepassato le poste..in questi ultimi anni sono sempre in aumento i cacciatori che scelgono questo piccolo grande segugio dalle doti straordinarie.
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Tecniche di caccia 21/02/2007 - scovatore

Tecnica della “ GIRATA”

Caccia al cinghiale con la tecnica della “ GIRATA” e l'utilizzo di un segugio con le funzioni di limiere.
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Caccia al cinghiale 19/02/2007 - fireblade74

Il Cinghiale

Il Re del Bosco. Il cinghiale è il progenitore del maiale domestico. Il cinghiale è presente nella regione mediterranea da prima della comparsa dell’uomo. Oggi vive nei boschi dell'Europa centrale, delle regioni mediterranee e dell'Asia meridionale fino all'Indonesia. Il cinghiale può avere dimensioni variabili a seconda della sottospecie.. La pelliccia è scura e setolosa, il grugno conico e le zampe corte. Conduce una vita solitaria o in piccoli branchi.La sua pelle è molto spessa e poco vascolarizzata, il che lo protegge da ferite e infezioni negli spostamenti nella macchia mediterranea oltre che dai morsi di alcuni animali, come le vipere. È un maiale selvatico dal temperamento aggressivo, le zanne lo aiutano oltre che nello scavo anche nei combattimenti. La sua dieta è onnivora e molto adattabile, si ciba di radici, ghiande, e altri vegetali, ma anche di insetti e piccoli animali. La femmina scava una tana nel terreno e la mimetizza con arbusti e vegetali. I piccoli crescono in febbraio-marzo in numero da 2 a 4, ma fino ad 8 negli anni migliori. Dopo 1-2 anni i maschi si allontanano dalle madri e raggiungono l'età adulta. In ambienti boschivi la presenza del cinghiale è positiva, infatti con la sua continua opera di scavo alla ricerca del cibo, interra semi e elimina insetti dannosi, favorendo lo sviluppo del bosco. Tuttavia la riduzione del suo habitat lo ha spinto anche in ambienti agricoli dove risulta dannoso cibandosi di cereali, frutti di alberi o uva. Per questo motivo nella cultura contadina il cinghiale è sempre stato considerato distruttivo e oggetto di battute di caccia
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Cani 15/02/2007 - scovatore

Il segugio posavatz

L'aspetto generale di questo segugio è solido , robusto, intelligente, vivace. ubbidiente , affettuoso.possiede pelo lungo di colore frumento, con macchia bianca sul petto , sul collo alle zampe e punta della coda.il posavatz è un segugio muscoloso ma molto agile anche sui terreni molto duri roccia compresa.cacciatore straordinario una volta presa la traccia non la mollano mai, avendo una resistenza fuori dal comune. anche se forse la loro caratteristica migliore è quella di abbaiare a fermo.personalmente ormai da parecchi ANNI seleziono questa meravigliosa razza con grandi soddisfazioni venatorie. e mi sento di affermare. ma è solo un mio parere. che il posavatz è sicuramente tra i cani per la caccia al cinghiale più affidabile. naturalmente senza nulla togliere a tante altre razze.
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Cani 15/02/2007 - scovatore

Il segugio serbo

Segugio di taglia media di colore nero focato, ben proporzionato, agile ,solido e molto resistente a tutte le temperature.temprato nel tempo dalla durezza della terra di origine le regioni Balcaniche.si adatta molto bene a tutti i tipi di terreno. nella caccia al cinghiale é un eccellente tracciatore ed abbaiatore a fermo.la sua azione di caccia è sempre molto sbrigativa dando a volte la sensazione che scovi per caso.il segugio serbo o balcano caccia a singolo ed in coppia ma ormai lo si impiega anche in muta, con buoni risultati.ma il mio personale giudizio invece è che per apprezzare le sue vere doti venatorie lo si deve impiegare in singolo come nella sua terra. la SERBIA