LE ABITUDINI
Il cinghiale Ë un animale selvatico simile ad un maiale domestico ma molto più_ robusto, di struttura più_ massiccia e con indole molto pi_ aggressiva. Il corpo di grande dimensione in un soggetto varia da un peso di 40 kg a 190 kg circa per i maschi e molto inferiore le femmine con un peso da 30 kg a 160 kg. Il mantello folto Ë robusto di colore bruno o nero sfuocato più_ chiaro e striato nei soggetti giovani. Dotato di una cotenna spessa che ricopre uno strato di grasso che varia nello spessore secondo il clima, la stagione e funziona da termoregolatore nei periodi di freddo intenso e inoltre sostituisce le calorie necessarie per la sopravvivenza quando l’animale non trova cibo per lunghi periodi. Dotato di zanne ( canini ) molto sviluppati e ricurvi e di dimensioni non correlati all’et‡, in quanto i canini si sviluppano in modo diverso da un soggetto a l’altro. L’età viene valutata invece nella crescita e nello sviluppo strutturale di tutta l’arcata dentaria. Vive solitamente in piccoli branchi costituiti da femmine e dai giovani, si aggregano al gruppo maschi adulti chiamati “solengo” nel periodo degli amori generando lotte e scontri in cui molti rimangono feriti. Le femmine danno alla luce fino a 10 piccoli e la gestazione dura circa 18 settimane mesi. Allattano per tre mesi. Di norma Ë un animale longevo, si calcola che in natura possa vivere fino a 20 anni. ( sempre che non incontra uno di Voi prima!) Generalmente ha abitudini notturne per procurarsi il cibo ma se indisturbato Ë attivo anche di giorno. Ha un’alimentazione molto varia e calorica, radici, frutti, tuberi ma anche insetti e rettili, essendo dotato del grifo, tipico muso di forma cunea, Ë in grado di scavare e usarlo come un vero e proprio aratro, danneggiando anche le coltivazioni e campi seminati. Sempre pi_ frequente questo problema denunciato da parte di contadini e abitanti delle zone limitrofe ai territori circostanti il suo habitat. Attualmente si possono ricorrere a sistemi di protezioni meccaniche, elettriche, e acustiche per proteggere campi e proprietà private agricole e soprattutto per determinare l’entità dei danni causati dagli animali allo scopo di valutare risarcimenti agli agricoltori da parte degli enti preposti. Allo scopo di trovare un giusto equilibrio tra attivit‡ venatoria e territorio agricolo sono state adottate norme e comportamenti da rispettare sia per l’una che per l’altra parte, in quanto la presenza di ungulati quali la specie cinghiale e stata decretata necessaria allo scopo di salvaguardare il sistema biologico.
LE MALATTIE
Purtroppo anche questi animali sono colpiti da gravi malattie che ne pregiudicano la macellazione e la relativa consumazione della carne nonchÈ la diminuzione dei capi in determinati territori con un’azione selettiva naturale se colpiti da epidemie. » obbligo di ogni cacciatore provvedere al relativo controllo, secondo una prassi conosciuta e nota presso gli organi competenti quali sedi ASL e Servizi Veterinari di tutti i soggetti catturati prima della consumazione della carne allo scopo di escludere eventuali malattie che si possano rivelare nocive per l’uomo. Menziono le malattie più gravi e di rilevanza notevole.
LA RABBIA
Malattia contagiosa provocata da un virus, trasmessa tramite morsi da animali malati e puÚ essere infettato anche l’uomo. Nell’ambito dell’ambiente dove il cinghiale vive, il ciclo vitale ed infettivo della malattia Ë mantenuto dalla presenza di animali selvatici e sopratutto della volpe. I sintomi riscontrati sono a livello del sistema nervoso con forme di eccitazione incontrollate e paralisi di parte del corpo o totale. Una volta individuato il rischio di eventuali contagi, le forme preventive da attuare sono principalmente a livello ambientale, e naturalmente da parte di organi competenti con la distribuzione di vaccini tramite esche per le volpi in territori circoscritti. Inoltre si rende obbligatorio il vaccino per il personale che si muove nell’ambito delle attivit‡ venatorie, quindi cacciatori, guardiacaccia veterinari ecc e anche per cani usati per queste discipline, con frequenti richiami a distanza prescritta. » previsto inoltre il vaccino per gli animali domestici più a rischio. Gli animali catturati, se con il controllo sanitario vengono trovati positivi alla malattia, le carcasse vengono distrutte e smaltite con procedimenti indicati dai servizi veterinari, inoltre in caso di epidemie certe viene attuato un piano di cattura e abbattimento dei selvatici malati per evitare il propagarsi dell’infezione.
LA TRICHINELLA
Una malattia causata da un parassita che può colpire numerose specie di animali. Il contagio avviene con l’ingestione delle carni contenenti le larve del parassita. Si tratta di una malattia insidiosa in quanto il parassita va ad istaurarsi nell’intestino e subito diffonde le sue larve fino a livello della muscolatura e nel diaframma. Il cinghiale ha un ruolo determinante nella diffusione della malattia, in quanto Ë un animale onnivoro, quindi potrebbe cibarsi di carni infette e successivamente, una volta abbattuto, infestare anche l’uomo nel quale la malattia prende il nome di TRICHINOSI con sintomi gravi quali : febbre, diarrea, dolori muscolari, debolezza, puÚ risultare letale. Il diaframma degli animali catturati va sottoposto obbligatoriamente a controllo sanitario con l’esame chiamato trichinoscopia. Se il diaframma risulta infetto dalle larve del parassita,tutta la carne deve essere distrutta e non si puÚ destinare al consumo alimentare.
ROGNA o SCABBIA
Malattia provocata da ectoparassiti, acari del genere sarcoptidae. Si intromettono nella pelle degli animali con pelo, scavando veri e propi cunicoli sottopelle in cui si moltiplicano e generano eczemi, perdita di pelo, prurito intenso, mancando le cure la malattia assume un decorso cronico portando l’animale alla morte. Il contagio avviene generalmente tra le stesse specie, essendo una malattia che colpisce la selvaggina in modo massiccio. Si diffonde quando gli animali entrano in contatto diretto o usando le stesse tane. Inutile dire che le carni degli animali catturati vanno distrutte.
BRUCELLOSI
Malattia causata da batteri diffusa in tutto il mondo, puÚ colpire diverse specie di animali tra selvaggina e animali domestici, quali mucche, maiali, ovini. Anche l’uomo può esserne colpito entrando in contatto con animali infetti, in tre modi principalmente: mangiando cibi contaminati, quali carne e latte non pastorizzato, attraverso il contatto di ferite con animali malati o per inalazione diretta. Diverse varianti di batteri sempre della genospecie brucella melitensis procurano problemi che variano dall’aborto nelle femmine a scompensi cellulari nel fegato, milza, reni, linfonodi, e midollo osseo. Per quanto riguarda gli animali domestici Ë previsto l’abbattimento e la distruzione delle carcasse. Si riscontra la presenza dell’infezione tramite regolari controlli sanitari presso le aziende agricole e private di tutto il territorio predisposte dalle locali sedi ASL. Anche in questo caso si evidenzia l’infezione negli animali selvatici catturati con esami di laboratorio, se risultano positivi vanno distrutte e smaltite.
PESTE SUINA CLASSICA e PESTE SUINA AFRICANA
Sono due malattie infettive e molto contagiose, colpiscono suini domestici e cinghiali. Sono causate da due virus diversi e ambedue possono resistere all’interno di carni congelate, refrigerate e in salumi. Nelle carni congelate permane per anni, nelle carni refrigerate per molti mesi e per circa tre mesi negli insaccati salumi e prosciutti. Il contagio avviene attraverso il contatto con animali malati o l’ingestione di alimenti contaminati. Il virus si propaga attraverso saliva, urina e feci e vi rimane attivo per diversi giorni. Gli animali sopravvivono fino a quattro settimane se contraggono il virus nella forma acuta o cronica. Il contagio tra suini e cinghiali Ë frequente dove si allevano i suini allo stato brado che possono venire facilmente a contatto tra loro. Il ruolo dei cacciatori Ë determinante per individuare capi malati, denunciando sempre la zona di cattura , l’età, il sesso degli animali che vengono sottoposti a controllo veterinario. I campioni su cui si fanno gli esami di laboratorio sono sangue e milza. Ci sono tre livelli della malattia stessa che si suddivide in acuta, cronica e inapparente. Nel caso siano colpite scrofe gravide, si avr‡ l’aborto spontaneo conseguente alla morte dei feti se la malattia si diffonde in forma cronica o se il contagio Ë avvenuto nelle prime settimane. Se il contagio avviene quando lo sviluppo dei feti Ë più avanzato, anche se la scrofa presenta una forma inapparente, anch’essi nasceranno con una forma inapparente della malattia che poi degenerera dopo pochi mesi in forma cronica portandoli alla morte. I sintomi degli animali malati sono vasti, rialzo termico, vomito, scolo nasale, emorragie diffuse, diarrea, dermatiti e ulcere profonde, polmonite. Nei suinetti che abbiano contratto la malattia in modo congenito si nota un notevole ritardo dell’accrescimento. Attualmente non si effettuano vaccini a meno che non ci sia il rischio di epidemie in zone delimitate o un focolaio attivo. Si prevengono eventuali epidemie con controlli sieroligici previsti ogni anno negli allevamenti. Le riserve di vaccini presenti sono conservate e verrano utilizzate sono in casi di emergenza. Per i casi di epidemie massicce riscontrate su animali selvatici, quindi sui cinghiali, sono previste somministrazioni di vaccini attuate con la stessa tecnica di quella usata per vaccinare le volpi in caso di rabbia.
PESTE AFRICANA
Molto simile alla PSC ma pi_ insidiosa e persistente con una forma complessa e sintomi analoghi portano gli animali alla morte entro breve tempo. Non esiste vaccino e la causa di diffusione più riscontrata Ë quella della presenza di zecche come vettori biologici, unitamente alle altre forme di contagio questa Ë la più frequente. Numerosi casi di questa malattia furono riscontrate in Sardegna negli anni 90. Si presume che il virus vi arrivo tramite animali destinati a ripopolamento delle specie. Si delimita in breve l’insorgere dell’epidemia con azioni sanitarie, scrupolose e mirate con successo. L’assenza dell’insetto vettore specifico su quel territorio contribui a circoscrivere la malattia solo in poche province. Nonostante questo Ë attualmente vietato l’esportazione di suini e dalla Sardegna verso il continente.
MALETTIA DI AUJESZKY
Malattia di forma virale che colpisce maiali e cinghiali, ma anche cani e altri animali domestici. Notata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1813. Gli animali colpiti soffrivano di una forma di prurito esteso in tutto il corpo con sofferenza estrema e morte.Venne chiamata con il nome di PSEUDORABBIA in quanto era molto simile agli effetti della rabbia. Nel 1902 lo studioso AUJESZKY classifico la malattia di origine virale e non batterica come si era sostenuto fino a quel momento. Si studi definendo la malattia la conseguenza di un declino del colera, in quanto alcuni sieri vaccinali davano risposta di immunità positiva per entrambe le patologie. In un’ allevamento in cui non c’Ë protezione immonologica, la diffusione della malattia Ë devastante e si sviluppa nel giro di una settimana. Si diffonde attraverso secrezioni nasali nebulizzate nell’area circostante gli ambienti di ricovero. La diffusione avviene anche per via transplacentare, seme riproduttore e latte. Vario Ë lo stato sintomatologico degli animali colpiti, secondo l’età e il sesso. I più giovani sono quelli ad alto rischio, con maggiore probabilità di morte. I sintomi sono a livello dei tessuti respiratori o nervosi con risvolti accentuati da scolo nasale, febbre, tremori, ipersalivazione, tosse e polmonite. Nelle femmine gravide provoca l’aborto. Ci sono forme della malattia dove l’animale rimane portatore sano e non dimostra segni di sofferenza. Tutti i sieropositivi hanno un forte potere trasmissivo della malattia. Se la malattia colpisce i cani, ad esempio con l’ingestione di carni infette essi svilupperanno una forma letale di encefalite acuta. Il cinghiale rimane comunque l’animale che funge da reservoir della patologia. Sono previsti controlli sanitari ambientali con progetti di sorveglianza al fine di limitare il diffondersi del virus. Negli allevamenti di suini Ë prevista la vaccinazione obbligatoria.
TUBERCOLOSI
Nel cinghiale la tubercolosi Ë quasi sempre di origine alimentare, dovuto al consumo di frattaglie bovine contaminate da batteri. Non si evidenziano particolari sintomi quindi viene diagnosticata con l’esame dello scheletro e dei linfogangli in sede di macellazione.
CONCLUSIONI
Come in tutti gli animali selvatici, anche nel cinghiale rimane difficile diagnosticare determinate malattie, centinaia di specie di parassiti, funghi, batteri, virus, tumori presenti nell’habitat naturale di queste specie. Molte malattie, menzionate per un specie esclusiva, altre comuni a tutti i selvatici rendono difficile poter riassumere in poche righe tutte le patologie presenti. Anche lo studio di queste malattie e le conseguenti tecniche profilattiche con nascita di prodotti nuovi e terapie mirate al controllo negli animali domestici, aiutano a limitare il diffondersi di epidemie verso tutte le specie di selvaggina. Attuando profilassi di vaccini e controlli rigorosi negli allevamenti si puÚ al giorno d’oggi controllare periodicamente e monitorare le pi_ gravi e devastanti patologie. Quasi sempre Ë da un allevamento che ha inizio una diffusione incontrollata di alcuni virus con andamento molto pi_ acuto nei selvatici che nei domestici. Va ricordato comunque che la carne della selvaggina in genere, va consumata sempre ben cotta, anche dopo i regolari controlli veterinari ed esami di laboratorio obbligatori.
Possiamo classificare le diverse patologie raggruppandoli in fasce di appartenenza :
VIRALI
Peste suina classica, Peste suina Africana, Pseudorabbia o Malattia di Aujeszky, Rabbia.
BATTERICHE
Tubercolosi, Brucellosi
PARRASITARIE ESTERNE
Rogna, Rogna sarcoptica, Scabbia
PARASSITARIE INTERNE
Trichinella, Parassitologia intestinale che include parassiti allo stomaco, all’intestino, al colon e ai polmoni.
Essenziale il ruolo del cacciatore per evidenziare il buono stato di salute della selvaggina, riferendo alle autorit‡ Veterinarie ogni sospetto circa la presenza di determinate malattie, infezioni e rinvenimento di capi morti, soprattutto di piccoli in giovane età, animali cha cambiano abitudini e qualsiasi comportamento anomalo degli animali adulti al fine di attuare le misure igenico sanitarie nel territorio interessato.
Ciao a tutti, mister.
Il cinghiale, le sue abitudini e le sue malattie.
LE ABITUDINI
Il cinghiale Ë un animale selvatico simile ad un maiale domestico ma molto pi_ robusto, di struttura pi_ massiccia e con indole molto pi_ aggressiva. Il corpo di grande dimensione in un soggetto varia da un peso di 40 kg a 190 kg circa per i maschi e molto inferiore le femmine con un peso da 30 kg a 160 kg. Il mantello folto Ë robusto di colore bruno o nero sfuocato pi_ chiaro e striato nei soggetti giovani. Dotato di una cotenna spessa che ricopre uno strato di grasso che varia nello spessore secondo il clima, la stagione e funziona da termoregolatore nei periodi di freddo intenso e inoltre sostituisce le calorie necessarie per la sopravvivenza quando l’animale non trova cibo per lunghi periodi. Dotato di zanne ( canini ) molto sviluppati e ricurvi e di dimensioni non correlati all’et‡, in quanto i canini si sviluppano in modo diverso da un soggetto a l’altro. L’et‡ viene valutata invece nella crescita e nello sviluppo strutturale di tutta l’arcata dentaria. Vive solitamente in piccoli branchi costituiti da femmine e dai giovani, si aggregano al gruppo maschi adulti chiamati “solengo” nel periodo degli amori generando lotte e scontri in cui molti rimangono feriti. Le femmine danno alla luce fino a 10 piccoli e la gestazione dura circa 18 settimane. Allattano per tre mesi. Di norma Ë un animale longevo, si calcola che in natura possa vivere fino a 20 anni. ( sempre che non incontra uno di Voi prima!) Generalmente ha abitudini notturne per procurarsi il cibo ma se indisturbato Ë attivo anche di giorno. Ha un’alimentazione molto varia e calorica, radici, frutti, tuberi ma anche insetti e rettili, essendo dotato del grifo, tipico muso di forma cunea, Ë in grado di scavare e usarlo come un vero e proprio aratro, danneggiando anche le coltivazioni e campi seminati. Sempre pi_ frequente questo problema denunciato da parte di contadini e abitanti delle zone limitrofe ai territori circostanti il suo habitat. Attualmente si possono ricorrere a sistemi di protezioni meccaniche, elettriche, e acustiche per proteggere campi e propriet‡ private agricole e soprattutto per determinare l’entit‡ dei danni causati dagli animali allo scopo di valutare risarcimenti agli agricoltori da parte degli enti preposti. Allo scopo di trovare un giusto equilibrio tra attivit‡ venatoria e territorio agricolo sono state adottate norme e comportamenti da rispettare sia per l’una che per l’altra parte, in quanto la presenza di ungulati quali la specie cinghiale e stata decretata necessaria allo scopo di salvaguardare il sistema biologico.
LE MALATTIE
Purtroppo anche questi animali sono colpiti da gravi malattie che ne pregiudicano la macellazione e la relativa consumazione della carne nonchÈ la diminuzione dei capi in determinati territori con un’azione selettiva naturale se colpiti da epidemie. » obbligo di ogni cacciatore provvedere al relativo controllo, secondo una prassi conosciuta e nota presso gli organi competenti quali sedi ASL e Servizi Veterinari di tutti i soggetti catturati prima della consumazione della carne allo scopo di escludere eventuali malattie che si possano rivelare nocive per l’uomo. Menziono le malattie pi_ gravi e di rilevanza notevole.
LA RABBIA
Malattia contagiosa provocata da un virus, trasmessa tramite morsi da animali malati e puÚ essere infettato anche l’uomo. Nell’ambito dell’ambiente dove il cinghiale vive, il ciclo vitale ed infettivo della malattia Ë mantenuto dalla presenza di animali selvatici e sopratutto della volpe. I sintomi riscontrati sono a livello del sistema nervoso con forme di eccitazione incontrollate e paralisi di parte del corpo o totale. Una volta individuato il rischio di eventuali contagi, le forme preventive da attuare sono principalmente a livello ambientale, e naturalmente da parte di organi competenti con la distribuzione di vaccini tramite esche per le volpi in territori circoscritti. Inoltre si rende obbligatorio il vaccino per il personale che si muove nell’ambito delle attivit‡ venatorie, quindi cacciatori, guardiacaccia veterinari ecc e anche per cani usati per queste discipline, con frequenti richiami a distanza prescritta. » previsto inoltre il vaccino per gli animali domestici pi_ a rischio. Gli animali catturati, se con il controllo sanitario vengono trovati positivi alla malattia, le carcasse vengono distrutte e smaltite con procedimenti indicati dai servizi veterinari, inoltre in caso di epidemie certe viene attuato un piano di cattura e abbattimento dei selvatici malati per evitare il propagarsi dell’infezione.
LA TRICHINELLA
Una malattia causata da un parassita che puÚ colpire numerose specie di animali. Il contagio avviene con l’ingestione delle carni contenenti le larve del parassita. Si tratta di una malattia insidiosa in quanto il parassita va ad istaurarsi nell’intestino e subito diffonde le sue larve fino a livello della muscolatura e nel diaframma. Il cinghiale ha un ruolo determinante nella diffusione della malattia, in quanto Ë un animale onnivoro, quindi potrebbe cibarsi di carni infette e successivamente, una volta abbattuto, infestare anche l’uomo nel quale la malattia prende il nome di TRICHINOSI con sintomi gravi quali : febbre, diarrea, dolori muscolari, debolezza, puÚ risultare letale. Il diaframma degli animali catturati va sottoposto obbligatoriamente a controllo sanitario con l’esame chiamato trichinoscopia. Se il diaframma risulta infetto dalle larve del parassita,tutta la carne deve essere distrutta e non si puÚ destinare al consumo alimentare.
ROGNA o SCABBIA
Malattia provocata da ectoparassiti, acari del genere sarcoptidae. Si intromettono nella pelle degli animali con pelo, scavando veri e propi cunicoli sottopelle in cui si moltiplicano e generano eczemi, perdita di pelo, prurito intenso, mancando le cure la malattia assume un decorso cronico portando l’animale alla morte. Il contagio avviene generalmente tra le stesse specie, essendo una malattia che colpisce la selvaggina in modo massiccio. Si diffonde quando gli animali entrano in contatto diretto o usando le stesse tane. Inutile dire che le carni degli animali catturati vanno distrutte.
BRUCELLOSI
Malattia causata da batteri diffusa in tutto il mondo, puÚ colpire diverse specie di animali tra selvaggina e animali domestici, quali mucche, maiali, ovini. Anche l’uomo puÚ esserne colpito entrando in contatto con animali infetti, in tre modi principalmente: mangiando cibi contaminati, quali carne e latte non pastorizzato, attraverso il contatto di ferite con animali malati o per inalazione diretta. Diverse varianti di batteri sempre della genospecie brucella melitensis procurano problemi che variano dall’aborto nelle femmine a scompensi cellulari nel fegato, milza, reni, linfonodi, e midollo osseo. Per quanto riguarda gli animali domestici Ë previsto l’abbattimento e la distruzione delle carcasse. Si riscontra la presenza dell’infezione tramite regolari controlli sanitari presso le aziende agricole e private di tutto il territorio predisposte dalle locali sedi ASL. Anche in questo caso si evidenzia l’infezione negli animali selvatici catturati con esami di laboratorio, se risultano positivi vanno distrutte e smaltite.
PESTE SUINA CLASSICA e PESTE SUINA AFRICANA
Sono due malattie infettive e molto contagiose, colpiscono suini domestici e cinghiali. Sono causate da due virus diversi e ambedue possono resistere all’interno di carni congelate, refrigerate e in salumi. Nelle carni congelate permane per anni, nelle carni refrigerate per molti mesi e per circa tre mesi negli insaccati salumi e prosciutti. Il contagio avviene attraverso il contatto con animali malati o l’ingestione di alimenti contaminati. Il virus si propaga attraverso saliva, urina e feci e vi rimane attivo per diversi giorni. Gli animali sopravvivono fino a quattro settimane se contraggono il virus nella forma acuta o cronica. Il contagio tra suini e cinghiali Ë frequente dove si allevano i suini allo stato brado che possono venire facilmente a contatto tra loro. Il ruolo dei cacciatori Ë determinante per individuare capi malati, denunciando sempre la zona di cattura , l’et‡, il sesso degli animali che vengono sottoposti a controllo veterinario. I campioni su cui si fanno gli esami di laboratorio sono sangue e milza. Ci sono tre livelli della malattia stessa che si suddivide in acuta, cronica e inapparente. Nel caso siano colpite scrofe gravide, si avr‡ l’aborto spontaneo conseguente alla morte dei feti se la malattia si diffonde in forma cronica o se il contagio Ë avvenuto nelle prime settimane. Se il contagio avviene quando lo sviluppo dei feti Ë pi_ avanzato, anche se la scrofa presenta una forma inapparente, anch’essi nasceranno con una forma inapparente della malattia che poi degenerer‡ dopo pochi mesi in forma cronica portandoli alla morte. I sintomi degli animali malati sono vasti, rialzo termico, vomito, scolo nasale, emorragie diffuse, diarrea, dermatiti e ulcere profonde, polmonite. Nei suinetti che abbiano contratto la malattia in modo congenito si nota un notevole ritardo dell’accrescimento. Attualmente non si effettuano vaccini a meno che non ci sia il rischio di epidemie in zone delimitate o un focolaio attivo. Si prevengono eventuali epidemie con controlli sieroligici previsti ogni anno negli allevamenti. Le riserve di vaccini presenti sono conservate e verrano utilizzate sono in casi di emergenza. Per i casi di epidemie massicce riscontrate su animali selvatici, quindi sui cinghiali, sono previste somministrazioni di vaccini attuate con la stessa tecnica di quella usata per vaccinare le volpi in caso di rabbia.
PESTE AFRICANA
Molto simile alla PSC ma pi_ insidiosa e persistente con una forma complessa e sintomi analoghi portano gli animali alla morte entro breve tempo. Non esiste vaccino e la causa di diffusione pi_ riscontrata Ë quella della presenza di zecche come vettori biologici, unitamente alle altre forme di contagio questa Ë la pi_ frequente. Numerosi casi di questa malattia furono riscontrate in Sardegna negli anni 90. Si presume che il virus vi arrivÚ tramite animali destinati a ripopolamento delle specie. Si delimitÚ in breve l’insorgere dell’epidemia con azioni sanitarie, scrupolose e mirate con successo. L’assenza dell’insetto vettore specifico su quel territorio contribuÏ a circoscrivere la malattia solo in poche province. Nonostante questo Ë attualmente vietato l’esportazione di suini e dalla Sardegna verso il continente.
MALETTIA DI AUJESZKY
Malattia di forma virale che colpisce maiali e cinghiali, ma anche cani e altri animali domestici. Notata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1813. Gli animali colpiti soffrivano di una forma di prurito esteso in tutto il corpo con sofferenza estrema e morte.Venne chiamata con il nome di PSEUDORABBIA in quanto era molto simile agli effetti della rabbia. Nel 1902 lo studioso AUJESZKY classificÚ la malattia di origine virale e non batterica come si era sostenuto fino a quel momento. Si studiÚ definendo la malattia la conseguenza di un declino del colera, in quanto alcuni sieri vaccinali davano risposta di immunit‡ positiva per entrambe le patologie. In un’ allevamento in cui non c’Ë protezione immonologica, la diffusione della malattia Ë devastante e si sviluppa nel giro di una settimana. Si diffonde attraverso secrezioni nasali nebulizzate nell’area circostante gli ambienti di ricovero. La diffusione avviene anche per via transplacentare, seme riproduttore e latte. Vario Ë lo stato sintomatologico degli animali colpiti, secondo l’et‡ e il sesso. I pi_ giovani sono quelli ad alto rischio, con maggiore probabilit‡ di morte. I sintomi sono a livello dei tessuti respiratori o nervosi con risvolti accentuati da scolo nasale, febbre, tremori, ipersalivazione, tosse e polmonite. Nelle femmine gravide provoca l’aborto. Ci sono forme della malattia dove l’animale rimane portatore sano e non dimostra segni di sofferenza. Tutti i sieropositivi hanno un forte potere trasmissivo della malattia. Se la malattia colpisce i cani, ad esempio con l’ingestione di carni infette essi svilupperanno una forma letale di encefalite acuta. Il cinghiale rimane comunque l’animale che funge da reservoir della patologia. Sono previsti controlli sanitari ambientali con progetti di sorveglianza al fine di limitare il diffondersi del virus. Negli allevamenti di suini Ë prevista la vaccinazione obbligatoria.
TUBERCOLOSI
Nel cinghiale la tubercolosi Ë quasi sempre di origine alimentare, dovuto al consumo di frattaglie bovine contaminate da batteri. Non si evidenziano particolari sintomi quindi viene diagnosticata con l’esame dello scheletro e dei linfogangli in sede di macellazione.
CONCLUSIONI
Come in tutti gli animali selvatici, anche nel cinghiale rimane difficile diagnosticare determinate malattie, centinaia di specie di parassiti, funghi, batteri, virus, tumori presenti nell’habitat naturale di queste specie. Molte malattie, menzionate per un specie esclusiva, altre comuni a tutti i selvatici rendono difficile poter riassumere in poche righe tutte le patologie presenti. Anche lo studio di queste malattie e le conseguenti tecniche profilattiche con nascita di prodotti nuovi e terapie mirate al controllo negli animali domestici, aiutano a limitare il diffondersi di epidemie verso tutte le specie di selvaggina. Attuando profilassi di vaccini e controlli rigorosi negli allevamenti si puÚ al giorno d’oggi controllare periodicamente e monitorare le pi_ gravi e devastanti patologie. Quasi sempre Ë da un allevamento che ha inizio una diffusione incontrollata di alcuni virus con andamento molto pi_ acuto nei selvatici che nei domestici. Va ricordato comunque che la carne della selvaggina in genere, va consumata sempre ben cotta, anche dopo i regolari controlli veterinari ed esami di laboratorio obbligatori.
Possiamo classificare le diverse patologie raggruppandoli in fasce di appartenenza :
VIRALI
Peste suina classica, Peste suina Africana, Pseudorabbia o Malattia di Aujeszky, Rabbia.
BATTERICHE
Tubercolosi, Brucellosi
PARRASITARIE ESTERNE
Rogna, Rogna sarcoptica, Scabbia
PARASSITARIE INTERNE
Trichinella, Parassitologia intestinale che include parassiti allo stomaco, all’intestino, al colon e ai polmoni.
Essenziale il ruolo del cacciatore per evidenziare il buono stato di salute della selvaggina, riferendo alle autorit‡ Veterinarie ogni sospetto circa la presenza di determinate malattie, infezioni e rinvenimento di capi morti, soprattutto di piccoli in giovane et‡, animali cha cambiano abitudini e qualsiasi comportamento anomalo degli animali adulti al fine di attuare le misure igenico sanitarie nel territorio interessato.
Ciao a tutti, mister.