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UN'UNGHIATA NELLA POLVERE
articoli - reno - 2011-05-14 23:11:21
14 maggio 2011 alle 11:49:39
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E' un sabato abbastanza afoso, la tipica giornata in cui i cani fanno fatica, con la lingua di fuori, alla continua ricerca d’acqua. Decido assieme ad altri tracciatori di fare la battuta nei Fossatoni, ma non siamo molto convinti, data la grande difficoltà ad interpretare la traccia.
Prima di lasciare i cani, ricordo che Claudio mi disse: Trova sto verro che oggi gli facciamo la festa.
Lascio i cani sull’unica traccia all'altezza dei bregni; Con me c'è Sergio, che costeggia più in basso e fa la mezza posta in movimento, giacché le poste sono tutte alte. I cani non sentono l'emanazione della traccia, perfino la calda Tiba non apre bocca.
Un’entrata della sera, non si tratta certo di una traccia da rimessa.
Cammino con Sergio poco lontano da me. È sicuro che il verro ha toccato il maggese sotto la casa d’Amato, ma i cani sono svogliati.
Pur tuttavia percepisco che sentono qualcosa in modo discontinuo.
Sento il campano di Tiba dentro il fosso, dove forse la frescura ha mantenuto più intatto l'odore della passata. Mi abbasso anch’io per dare un’occhiata, So che c’è una pozza, magari il cinghiale è stato lì a spoltracciarsi. I cani, più alti di me, non riescono a concentrarsi, li chiamo e dopo un po’ sento i campani avvicinarsi.
Prima di arrivare all’insoglio sento Tiba dare voce una volta, poi da voce Zero più volte, di cui una volta raddoppia (mi pareva strano che non fosse li).
Tutti i cani adesso sono in muta e le voci si sovrappongono. L’accostamento ha inizio, i cani si dirigono in basso lungo il fosso… Dolce musica per noi canai ….
Ci piace forse più dell’inseguimento… Quella che ascoltiamo con la massima attenzione, distinguendo perfettamente le diverse voci anche se per gli altri sembrano tutte uguali…
Una voce che diventa per noi il nostro occhio più acuto…
E’ il momento in cui immaginiamo che in base alla direzione presa dai nostri ausiliari, il cinghiale potrebbe essere in quella precisa rimessa, ma poi la direzione cambia e allora ne immaginiamo un’altra e così via……
Si pensa alla disposizione delle poste in parte concentrate su una specifica linea, che con il pensiero più volte in pochi attimi vorremmo spostare.
Pensiamo a lui, l ‘indiscusso re del bosco, che sarà già in piedi nella lestra e che ascolta l’inesorabile avvicinarsi dei cani con le difese rivolte verso gli abbai.
Arrivo anch’io alla pozza e noto con certezza che il cinghiale è stato lì.
Dalle dimensioni del movimento fatto e dalla traccia deduco che è proprio lui, un porco imponente forse uno scaltro grigione.
L’accostamento prosegue con non poche difficoltà verso la direzione bassa del fosso e davanti a tutte odo la voce di Reno, un cane di metodo molto meticoloso alla traccia. Per me un’ulteriore conferma della difficoltà di questa passata.
I cani sbucano lateralmente in fondo al fosso in un campo mentre le voci si affievoliscono fino a scomparire del tutto.
Un fallo…. Un maledetto fallo ….. Eppure da li i cani dovevano costeggiare la sponda opposta del fosso, quella che continua con la macchia ed alzarsi alle rimesse.
Chiamo i cani per radunarli e li porto la dove in teoria il cinghiale dovrebbe essere passato. Insisto, li incito, raschio tutta la macchia, ma nulla di fatto, come se il porco avesse spiccato il volo. Claudio dall’alto via radio mi dice: Mi sembra di sentire in fondo vicino la strada sopra il Giappone un cane dare voce. Accidenti… Reno non è qui…..
Vado dall’altra parte del fosso dove prima erano sbucati i cani, attraverso il lunghissimo campo e quando sono in fondo sento, seppure ancora molto lontano da me, la più bella melodia del mondo… Reno abbaia a fermo……
Ben presto arrivano da lui anche gli altri cani e adesso è davvero un’esplosione di voci.
Reno, Tiba, Zero, Tigre, Loira e Nilo.
Ragazzi, penso fra me, l’astuto verro non si è smentito….
A lui non serve una rimessa fitta e impenetrabile….
A lui bastano anche poche ginestre in mezzo a una tagliata….
Finalmente arrivo alla lestra, ma non riesco a vedere il cinghiale, mi muovo e ad un tratto scorgo la sagoma fra il ginestraio, imbraccio la carabina il verro stolza e riesco a malapena a sparargli un colpo. E' la confusione generale. La canizza ha inizio.
Una canizza serrata e potente di sei voci francesi che si alza verso i lecceti.
Via radio dico la direzione e mentre m’incammino sullo stradino vedo alcune gocce di sangue.
Non è certo una ferita grave, penso…..Speriamo non sia sangue di cane…!!!
Altrimenti il porco invece di salire sarebbe di certo sceso verso il forte del fiume.
Poi ancora un imprevisto, la canizza si ferma all’inizio dei lecceti e i cani riprendono ad abbaiare a fermo. Dico a Stefano e Claudio di lasciare le loro mezze poste e di dirigersi sul cinghiale a fermo…. Mi raccomando più volte di prendere il cinghiale dal basso.. da dietro.. onde evitare di sviarlo fuori battuta… Non ha importanza che gli sparate, l’importante è spingere quel cazzo di verro verso la morte sicura….. Verso le poste del Fontanino…
Intanto arrivo al castello dove c’e Roberto il quale mi dice che il cinghiale è di nuovo ripartito e la canizza si sta dirigendo però sotto il Fontanino come se volesse attraversare il pascolo… Allo scoperto…. Questi solengacci, sembra abbiano un sonar….. Scartano tutte le poste…
Allora via radio, mentre in due ci spostiamo con la jeep di Roberto, dico a Gerardo di prendere le sue cinque poste e di coprire nel più breve tempo possibile in sei persone il monte della Prisca… L’ultimo avamposto prima del Parco…A tutta velocità io e Roberto ci portiamo nelle ultime due poste quasi obbligate in base alla direzione che il cinghiale ha preso…Lui al deposito io al falasco, un imbuto quasi perfetto. Un attimo di tregua….. Non sento ancora i cani, forse ho fatto in tempo e il solengo non ha ancora varcato.
Metto la carabina per terra e infilo l’auricolare nella radio, e immediatamente sento che mi chiamano e dicono che il cinghiale si è fermato di nuovo nel ginestreto di Durpetti e sta caricando i cani. Chiamo di nuovo Stefano ma appena finisco di parlare immediatamente Ermes comunica che il cinghiale è di nuovo ripartito direzione parco.
Adesso ho la certezza che passerà da me o da Roberto.
Neanche 10 minti e sento rompere sopra di me e subito dopo i cani con potenti voci che coprono ogni rumore.
Come il più pollo fra gli inesperti giro lo sguardo verso l’abbaiare lasciando gli occhi dallo stradino proprio mentre il re del bosco poteva essere scoperto.
Si è fermato a pochi metri mi ha individuato ma i cani sono già li.
I cani….. il cinghiale…. Io……
Una lotta all’ultimo sangue, il verro carica un cane proprio nella mia direzione, questa volta si scopre bene, un colpo alla spalla ed è la fine. I cani si avventano come belve sul cinghiale steso e mordono la possente preda.
Poi l’aria si cosparge di quell’odore pungente, aspro e unico… Il sudore della sua morte.
Lego i cani con non poca fatica tranne Reno, poi avviso gli altri che il cinghiale è stato abbattuto.
Reno sta leccando il suo muso e la sua lingua sembra sfiorarne le terribili difese.
Lo so che quei denti tu li conosci bene fedele amico mio.
Mi avvicino… finalmente lo posso ammirare in tutta la sua maestosità.
Grosso solengo grigio…
Vecchio vagabondo….
Sei qui a terra morto eppure ci incuti ancora rispetto……
Io ti onoro e se potessi ti ridarei la vita……….
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