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IL SEGUGIO ITALIANO

articoli - gitano - 2008-03-09 21:43:29

La storia dell’uomo coincide con quella del cane. I vari fossili ritrovati sono la
testimonianza del vincolo esistente fra l’uomo ed il cane fin dall’epoca delle
caverne e delle palafitte. La paleontologia cerca di fornirci spiegazioni sulle
origini del cane ma, è corretto dirlo, siamo sempre comunque allo stadio di ipotesi
solo parzialmente avvalorate dai dati scientifici. Le due teorie, fino ad ora
sostenute, ovvero sia la polifiletica, che attribuisce al cane varie origini, e la
monofiletica, che individua in un animale preistorico, il tomarctus, il capostipiste
di tutte le razze, hanno trovato sostenitori da ambo le parti ma, la discussione è
sempre aperta ed appassionante non trovando riscontri assolutamente solidi. Di sicuro
vi è che già nel paleolitico superiore il cane veniva impiegato dall’uomo nella
caccia; alcune raffigurazioni rappresentano il cane che stana, insegue la preda fino
a portarla alla portata del cacciatore. Secondo altre teorie, si deve però arrivare
all’età del ferro per accertare due distinte razze tra cui il segulius che è ma tutti
gli effetti considerato il segugio primordiale.Già Senofonte nel suo “Cinegetico”
descrive in modo mirabile il segugio ed il suo metodo di lavoro.I Romani, poi
arrivarono ad una prima classificazione dei cani da caccia secondo il loro impiego
pratico, suddividendoli in:
1) sagaces (segugi) in quanto con il fiuto, seguivano le tracce della selvaggina;

2) celeres (levrieri) che la inseguivano velocemente a vista;
3) pugnaces (molossidi) perché l’attaccavano.
Tralascio i passaggi successivi in quanto entreremmo in elucubrazioni storiche che
esulano dal nostro contesto anche perché è da qui e cioè dai cani sagaces o segugi
che si deve partire perché è da essi che nasce il nostro Segugio Italiano,
sicuramente tra i più antichi cani da seguita esistenti.La conseguente analisi
storica e documentale richiederebbe un vero e proprio trattato, ma a noi bastano
queste basi, che inquadrano in modo abbastanza preciso il segugio, per essere sicuri
del fatto che il Segugio Italiano, pur nella contestuale evoluzione attraverso i
secoli, è da sempre presente nella nostra penisola.
Prima della fondazione dell’Ente Nazionale della Cinofilia italiana (1898) si
distinguevano in Italia diverse famiglie di segugi italiani i più noti ed apprezzati
dei quali erano quelli della Lomellina “i Lomellini o di pianura”, ritenuti da molti
i più puri ed i più vicini all’archetipo del segugio italiano. Nel Piemonte esisteva
un tipo di segugio chiamato “Cravin” che ha sicuramente una sua derivazione dai
segugi provenienti dalla Gallia. Sulla catena delle Alpi e Prealpi centro-orientali
vi era un tipo di segugio “il Montagnino”. Mentre sull’Appennino era ben
rappresentato il Segugio dell’Appennino, per l’appunto, diviso nelle varie
sottofamiglie a seconda della regione. Si può comunque affermare che in ogni regione,
o addirittura provincia, esisteva un segugio riconducibile comunque ad un’unica
linea. Gli Italiani, a differenza dei cugini francesi non sono stati in grado di
fissare i caratteri di queste interessanti varietà per farne delle vere e proprie
razze a seconda della loro localizzazione geografica ed in funzione delle loro
spiccate caratteristiche cinegetiche. Purtroppo è una caratteristica tutta italiana
quella della scarsa cura nella conservazione in purezza delle razze canine. Siamo
degli inguaribili esterofili e pur avendo degli ottimi ceppi autoctoni siamo andati a
cercare in casa d’altri quello che già avevamo.Su tutte le varie razze italiche
menzionate in precedenza ha sempre, spiccato il “grande “ Segugio Italiano e il
riconoscimento di tale segugio fu un atto dovuto che venne formalizzato con la
realizzazione e con la compilazione di uno standard dove venivano ammesse due
varietà, identiche nella struttura ma che si differenziavano solo nel mantello, e
vale a dire il pelo raso ed il pelo forte. Venne poi stabilita una taglia che variava
dai 48 cm. ai 58 cm cercando di eliminare tutte quelle caratter
istiche che stavano ad indicare l’avvenuta infusione di segugi esteri. Ad esempio il
padiglione auricolare molto sviluppato e arrotondato alla sua estremità, il cranio a
cupola, una eccessiva estensione del bianco nel colore del mantello e, per quanto
riguarda le caratteristiche psico-fisiologiche, la voce che nel segugio italiano è lo
scagno mentre nei francesi e l’ululo ed una maggiore sagacia, che è peculiare nei
nostri segugi . A tutt’oggi sono riconosciute due razze e non più due varietà in seno
ad un’unica razza: il segugio italiano a pelo raso ed il segugio italiano a pelo
forte.
La struttura morfologica è quella di un nobile mesomorfo, il cui tronco sta nel
quadrato. E’ usato e corrisponde perfettamente sia al monte che al piano e nei
terreni più difficili. E’ dotato di grande fondo, oltre che di ottima velocità, e
lavora con passione e determinazione sia isolato che in muta. Il segugio italiano a
pelo forte, oltre che per caratteristiche morfologiche, si differenzia dal pelo raso
in quanto più riservato, meno esuberante. Il Segugio Italiano è, comunque, un cane
saggio, calmo e ponderato nel lavoro che al momento giusto sa utilizzare la sagacia e
l’esplosiva vivacità mentale che lo differenzia in positivo da tutti gli altri segugi
del pianeta.. Per quanto riguarda le doti venatorie sicuramente il nostro segugio è
tra i migliori per cacciare la lepre e il cinghiale (alcuni ceppi ben selezionati)
per la finezza del suo olfatto, per la sua tenacia, per l’ardore sulla pista, per la
resistenza alle fatiche; la sua voce è squillante e piacevolissima. Il suo metodo di
lavoro non si differenzia di molto da quello delle più classiche a antiche razze
estere; è solamente più sagace e sbrigativo di queste senza tuttavia abbandonare
troppo facilmente la traccia..Da un’analisi zootecnica del segugio Italiano attuale è
evidente, che alcune linee risentono del rinsanguamento operato con razze estere,
questo sicuramente ha in alcuni casi snaturato la vera indole di questo nobile cane.
Ora il lavoro di selezione deve continuare e sta continuando producendo eccellenti
risultati. Gli accoppiamenti, infatti, non sono formule chimiche e la riuscita non è
mai scontata ma le caratteristiche o peculiarità proprie del Segugio Italiano sono
oltremodo presenti e rendono onore a questo insuperato ed insuperabile cane. Oggi
possiamo ammirare degli italiani veramente corrispondenti allo standard ed
altrettanto rispondenti nel lavoro
Ricordiamoci, infatti, che il Segugio Italiano è un cane creato per la caccia. La
sua funzione, senza la quale non ha motivo di esistere, è quella di cacciare
rispettando tutti i crismi e tutte le fasi della caccia con il cane da seguita. Un
segugio che cerca solo la rimessa della lepre o del cinghiale ignorando la passata
sarà buono per il carniere ma non è un segugio classico. Così pure un segugio che sa
fare solo la passata è un segugio inutilizzabile. Il vero Segugio Italiano, quello
classico, quello antichissimo, è quello che caccia con classe e stile, propri della
sua razza rispettando le quattro fasi: ricerca della passata, accostamento, scovo,
inseguimento. Tutto questo con quella voce squillante e piacevolissima e con quella
sagacia che lo distingue da tutte le altre razze da seguita.

IL SEGUIGIO ITALIANO

La storia dell’uomo coincide con quella del cane. I vari fossili ritrovati sono la
testimonianza del vincolo esistente fra l’uomo ed il cane fin dall’epoca delle
caverne e delle palafitte. La paleontologia cerca di fornirci spiegazioni sulle
origini del cane ma, è corretto dirlo, siamo sempre comunque allo stadio di ipotesi
solo parzialmente avvalorate dai dati scientifici. Le due teorie, fino ad ora
sostenute, ovvero sia la polifiletica, che attribuisce al cane varie origini, e la
monofiletica, che individua in un animale preistorico, il tomarctus, il capostipiste
di tutte le razze, hanno trovato sostenitori da ambo le parti ma, la discussione è
sempre aperta ed appassionante non trovando riscontri assolutamente solidi. Di sicuro
vi è che già nel paleolitico superiore il cane veniva impiegato dall’uomo nella
caccia; alcune raffigurazioni rappresentano il cane che stana, insegue la preda fino
a portarla alla portata del cacciatore. Secondo altre teorie, si deve però arrivare
all’età del ferro per accertare due distinte razze tra cui il segulius che è ma tutti
gli effetti considerato il segugio primordiale.Già Senofonte nel suo “Cinegetico”
descrive in modo mirabile il segugio ed il suo metodo di lavoro.I Romani, poi
arrivarono ad una prima classificazione dei cani da caccia secondo il loro impiego
pratico, suddividendoli in:
1) sagaces (segugi) in quanto con il fiuto, seguivano le tracce della selvaggina;

2) celeres (levrieri) che la inseguivano velocemente a vista;
3) pugnaces (molossidi) perché l’attaccavano.
Tralascio i passaggi successivi in quanto entreremmo in elucubrazioni storiche che
esulano dal nostro contesto anche perché è da qui e cioè dai cani sagaces o segugi
che si deve partire perché è da essi che nasce il nostro Segugio Italiano,
sicuramente tra i più antichi cani da seguita esistenti.La conseguente analisi
storica e documentale richiederebbe un vero e proprio trattato, ma a noi bastano
queste basi, che inquadrano in modo abbastanza preciso il segugio, per essere sicuri
del fatto che il Segugio Italiano, pur nella contestuale evoluzione attraverso i
secoli, è da sempre presente nella nostra penisola.
Prima della fondazione dell’Ente Nazionale della Cinofilia italiana (1898) si
distinguevano in Italia diverse famiglie di segugi italiani i più noti ed apprezzati
dei quali erano quelli della Lomellina “i Lomellini o di pianura”, ritenuti da molti
i più puri ed i più vicini all’archetipo del segugio italiano. Nel Piemonte esisteva
un tipo di segugio chiamato “Cravin” che ha sicuramente una sua derivazione dai
segugi provenienti dalla Gallia. Sulla catena delle Alpi e Prealpi centro-orientali
vi era un tipo di segugio “il Montagnino”. Mentre sull’Appennino era ben
rappresentato il Segugio dell’Appennino, per l’appunto, diviso nelle varie
sottofamiglie a seconda della regione. Si può comunque affermare che in ogni regione,
o addirittura provincia, esisteva un segugio riconducibile comunque ad un’unica
linea. Gli Italiani, a differenza dei cugini francesi non sono stati in grado di
fissare i caratteri di queste interessanti varietà per farne delle vere e proprie
razze a seconda della loro localizzazione geografica ed in funzione delle loro
spiccate caratteristiche cinegetiche. Purtroppo è una caratteristica tutta italiana
quella della scarsa cura nella conservazione in purezza delle razze canine. Siamo
degli inguaribili esterofili e pur avendo degli ottimi ceppi autoctoni siamo andati a
cercare in casa d’altri quello che già avevamo.Su tutte le varie razze italiche
menzionate in precedenza ha sempre, spiccato il “grande “ Segugio Italiano e il
riconoscimento di tale segugio fu un atto dovuto che venne formalizzato con la
realizzazione e con la compilazione di uno standard dove venivano ammesse due
varietà, identiche nella struttura ma che si differenziavano solo nel mantello, e
vale a dire il pelo raso ed il pelo forte. Venne poi stabilita una taglia che variava
dai 48 cm. ai 58 cm cercando di eliminare tutte quelle caratter
istiche che stavano ad indicare l’avvenuta infusione di segugi esteri. Ad esempio il
padiglione auricolare molto sviluppato e arrotondato alla sua estremità, il cranio a
cupola, una eccessiva estensione del bianco nel colore del mantello e, per quanto
riguarda le caratteristiche psico-fisiologiche, la voce che nel segugio italiano è lo
scagno mentre nei francesi e l’ululo ed una maggiore sagacia, che è peculiare nei
nostri segugi . A tutt’oggi sono riconosciute due razze e non più due varietà in seno
ad un’unica razza: il segugio italiano a pelo raso ed il segugio italiano a pelo
forte.
La struttura morfologica è quella di un nobile mesomorfo, il cui tronco sta nel
quadrato. E’ usato e corrisponde perfettamente sia al monte che al piano e nei
terreni più difficili. E’ dotato di grande fondo, oltre che di ottima velocità, e
lavora con passione e determinazione sia isolato che in muta. Il segugio italiano a
pelo forte, oltre che per caratteristiche morfologiche, si differenzia dal pelo raso
in quanto più riservato, meno esuberante. Il Segugio Italiano è, comunque, un cane
saggio, calmo e ponderato nel lavoro che al momento giusto sa utilizzare la sagacia e
l’esplosiva vivacità mentale che lo differenzia in positivo da tutti gli altri segugi
del pianeta.. Per quanto riguarda le doti venatorie sicuramente il nostro segugio è
tra i migliori per cacciare la lepre e il cinghiale (alcuni ceppi ben selezionati)
per la finezza del suo olfatto, per la sua tenacia, per l’ardore sulla pista, per la
resistenza alle fatiche; la sua voce è squillante e piacevolissima. Il suo metodo di
lavoro non si differenzia di molto da quello delle più classiche a antiche razze
estere; è solamente più sagace e sbrigativo di queste senza tuttavia abbandonare
troppo facilmente la traccia..Da un’analisi zootecnica del segugio Italiano attuale è
evidente, che alcune linee risentono del rinsanguamento operato con razze estere,
questo sicuramente ha in alcuni casi snaturato la vera indole di questo nobile cane.
Ora il lavoro di selezione deve continuare e sta continuando producendo eccellenti
risultati. Gli accoppiamenti, infatti, non sono formule chimiche e la riuscita non è
mai scontata ma le caratteristiche o peculiarità proprie del Segugio Italiano sono
oltremodo presenti e rendono onore a questo insuperato ed insuperabile cane. Oggi
possiamo ammirare degli italiani veramente corrispondenti allo standard ed
altrettanto rispondenti nel lavoro
Ricordiamoci, infatti, che il Segugio Italiano è un cane creato per la caccia. La
sua funzione, senza la quale non ha motivo di esistere, è quella di cacciare
rispettando tutti i crismi e tutte le fasi della caccia con il cane da seguita. Un
segugio che cerca solo la rimessa della lepre o del cinghiale ignorando la passata
sarà buono per il carniere ma non è un segugio classico. Così pure un segugio che sa
fare solo la passata è un segugio inutilizzabile. Il vero Segugio Italiano, quello
classico, quello antichissimo, è quello che caccia con classe e stile, propri della
sua razza rispettando le quattro fasi: ricerca della passata, accostamento, scovo,
inseguimento. Tutto questo con quella voce squillante e piacevolissima e con quella
sagacia che lo distingue da tutte le altre razze da seguita.

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