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IL SEGUGIO DELL'APPENNINO

Balistica - gitano - 2008-01-14 22:44:20

Il Segugio dell’Appennino, ha delle origini antichissime, tracce storiche che provano
la sua esistenza si possono trovare già verso la fine del primo millennio e il primo
riconoscimento e documento storico ce lo offre il Sommo Poeta “ Dante” nel 1200 con
un celebre sonetto che recita “Sonar bracchetti e cacciatori aizzare, lepri levare ……
” , quindi si può affermare con certezza che questi piccoli Segugi tutti Italiani
detengono una storia che va oltre un millennio.
In epoca storica molto più vicina alla nostra, parallelamente al riconoscimento del
più blasonato e sponsorizzato Segugio Italiano (1920), sull’arco Appenninico
proseguiva, nonostante il non riconoscimento come razza ufficiale, la selezione
naturale e l’esclusivo utilizzo di questo piccolo Segugio Autoctono, sia a pelo
forte che a pelo raso, spesso utilizzato dai cacciatori di montagna come mezzo di
sostentamento alimentare per la famiglia, considerato che a quei tempi la caccia non
aveva periodi ufficiali di chiusura.
La sua straordinaria salute psichica, supportata da quella fisica, come il suo innato
senso di adattamento alla vita rurale, hanno plasmato un segugio che sarebbe stato
impossibile creare secondo i comodi abusi oggi troppo ricorrenti della
consanguineità.
Questi genuini cacciatori di montagna tra cui anche i miei bisnonni e nonni, prima
che la ricerca della modernità iniziasse a distruggere questo antico e suggestivo
mondo strettamente connesso alla popolazione rurale, si accorsero senza grandi
sorprese di possedere una razza di Segugi frutto del patrimonio di valori naturali e
della selezione spontanea che più di ogni altra si adattava a questi luoghi e
gelosamente iniziarono a preservarla sino a consegnarla qualitativamente (non
numericamente) intatta ai giorni nostri.
Ora il problema è quello di riuscire a conservarla in questo stato, visto che un
branco di lungimiranti sciacalli si sono accorti che è un segugio efficace e che
piace (voglia di ritorno al passato) e di conseguenza stanno escogitando una serie di
mosse atte al riconoscimento della razza non al fine della salvaguardia del ceppo
come dicono loro (e sarebbe cosa giusta), ma per poter poi creare anche con il
Segugio dell’Appennino la vergogna che hanno creato con il Segugio Maremmano, tutto
esclusivamente e rigorosamente in nome del “Dio Quattrino” ossia a scopo di lucro.

Il Segugio dell’Appennino è un cane di mole medio piccola, dalla struttura armoniosa
la cui altezza non dovrebbe superare i 46/48 cm misurati da terra al garrese e il cui
tronco sta nel rettangolo.
Cane da seguita specializzato nella caccia alla lepre, ma non scherza neanche sul
cinghiale verso il quale mostra una propensione innata per l’abbaio a fermo sempre
cauto e prudente ha un carattere socievole e vive in simbiosi perfetta con il suo
canettiere, pur avendo forte temperamento e smisurata passione per la caccia a prima
vista ti colpisce subito la sua nevrilità e la scioltezza nei movimenti.
L’obbedienza è una caratteristica atavica in questi cani, tanto da renderli
naturalmente collegati con il conduttore e con i compagni di caccia.
Il mantello può essere a pelo raso o a pelo forte (miei preferiti), di colore
preferibilmente fulvo, ma anche nero focato e grigio lepre, può presentare delle
pezzature bianche che se opportunamente distribuite sono indice di tipicità (specie
nei fulvi), in particolare il bianco è gradito sui quattro arti, sui tarsi,
metatarsi, carpi e piedi, sul petto a forma di stella, sulla fronte a forma di lista
e sulla punta della coda.
La voce del Segugio dell’Appennino e chiara e squillante (le femmine sembrano delle
sirene), dalle tonalità piacevoli, differenziata nelle diverse fasi del suo lavoro.
Sicuro accostatore, scova la preda con estrema facilità e si cimenta in ottimi
inseguimenti, sempre pronto e lesto al rientro dal padrone a seguita ultimata,
esprime a pieno le sue caratteristiche in montagna territorio in cui e stato
selezionato e forgiato.
Caccia bene sia singolarmente che in coppia (sua massima espressione), si adatta a
piccoli gruppi 3 massimo 4 soggetti non di più, altrimenti si ostacolano e finiscono
per vanificare il loro impegno.

La mia famiglia ce li ha da tanti anni e anche io ne possiedo alcuni sempre dello
stesso ceppo che impiego distintamente nella caccia alla lepre (solo Appenninici) e
al cinghiale insieme agli Istriani e vi posso dire amici che non me ne priverei mai e
poi mai, non potrei mai fare a meno di quello sguardo dolce ed espressivo, quasi
umano con il quali ti guardano e ti comunicano le loro emozioni, è il loro modo per
parlare, vi assicuro che a questa razza manca solo la parola.

Parola di Gitano

IL SEGUGIO DELL'APPENNINO

Il Segugio dell’Appennino, ha delle origini antichissime, tracce storiche che provano
la sua esistenza si possono trovare già verso la fine del primo millennio e il primo
riconoscimento e documento storico ce lo offre il Sommo Poeta “ Dante” nel 1200 con
un celebre sonetto che recita “Sonar bracchetti e cacciatori aizzare, lepri levare ……
” , quindi si può affermare con certezza che questi piccoli Segugi tutti Italiani
detengono una storia che va oltre un millennio.
In epoca storica molto più vicina alla nostra, parallelamente al riconoscimento del
più blasonato e sponsorizzato Segugio Italiano (1920), sull’arco Appenninico
proseguiva, nonostante il non riconoscimento come razza ufficiale, la selezione
naturale e l’esclusivo utilizzo di questo piccolo Segugio Autoctono, sia a pelo
forte che a pelo raso, spesso utilizzato dai cacciatori di montagna come mezzo di
sostentamento alimentare per la famiglia, considerato che a quei tempi la caccia non
aveva periodi ufficiali di chiusura.
La sua straordinaria salute psichica, supportata da quella fisica, come il suo innato
senso di adattamento alla vita rurale, hanno plasmato un segugio che sarebbe stato
impossibile creare secondo i comodi abusi oggi troppo ricorrenti della
consanguineità.
Questi genuini cacciatori di montagna tra cui anche i miei bisnonni e nonni, prima
che la ricerca della modernità iniziasse a distruggere questo antico e suggestivo
mondo strettamente connesso alla popolazione rurale, si accorsero senza grandi
sorprese di possedere una razza di Segugi frutto del patrimonio di valori naturali e
della selezione spontanea che più di ogni altra si adattava a questi luoghi e
gelosamente iniziarono a preservarla sino a consegnarla qualitativamente (non
numericamente) intatta ai giorni nostri.
Ora il problema è quello di riuscire a conservarla in questo stato, visto che un
branco di lungimiranti sciacalli si sono accorti che è un segugio efficace e che
piace (voglia di ritorno al passato) e di conseguenza stanno escogitando una serie di
mosse atte al riconoscimento della razza non al fine della salvaguardia del ceppo
come dicono loro (e sarebbe cosa giusta), ma per poter poi creare anche con il
Segugio dell’Appennino la vergogna che hanno creato con il Segugio Maremmano, tutto
esclusivamente e rigorosamente in nome del “Dio Quattrino” ossia a scopo di lucro.

Il Segugio dell’Appennino è un cane di mole medio piccola, dalla struttura armoniosa
la cui altezza non dovrebbe superare i 46/48 cm misurati da terra al garrese e il cui
tronco sta nel rettangolo.
Cane da seguita specializzato nella caccia alla lepre, ma non scherza neanche sul
cinghiale verso il quale mostra una propensione innata per l’abbaio a fermo sempre
cauto e prudente ha un carattere socievole e vive in simbiosi perfetta con il suo
canettiere, pur avendo forte temperamento e smisurata passione per la caccia a prima
vista ti colpisce subito la sua nevrilità e la scioltezza nei movimenti.
L’obbedienza è una caratteristica atavica in questi cani, tanto da renderli
naturalmente collegati con il conduttore e con i compagni di caccia.
Il mantello può essere a pelo raso o a pelo forte (miei preferiti), di colore
preferibilmente fulvo, ma anche nero focato e grigio lepre, può presentare delle
pezzature bianche che se opportunamente distribuite sono indice di tipicità (specie
nei fulvi), in particolare il bianco è gradito sui quattro arti, sui tarsi,
metatarsi, carpi e piedi, sul petto a forma di stella, sulla fronte a forma di lista
e sulla punta della coda.
La voce del Segugio dell’Appennino e chiara e squillante (le femmine sembrano delle
sirene), dalle tonalità piacevoli, differenziata nelle diverse fasi del suo lavoro.
Sicuro accostatore, scova la preda con estrema facilità e si cimenta in ottimi
inseguimenti, sempre pronto e lesto al rientro dal padrone a seguita ultimata,
esprime a pieno le sue caratteristiche in montagna territorio in cui e stato
selezionato e forgiato.
Caccia bene sia singolarmente che in coppia (sua massima espressione), si adatta a
piccoli gruppi 3 massimo 4 soggetti non di più, altrimenti si ostacolano e finiscono
per vanificare il loro impegno.

La mia famiglia ce li ha da tanti anni e anche io ne possiedo alcuni sempre dello
stesso ceppo che impiego distintamente nella caccia alla lepre (solo Appenninici) e
al cinghiale insieme agli Istriani e vi posso dire amici che non me ne priverei mai e
poi mai, non potrei mai fare a meno di quello sguardo dolce ed espressivo, quasi
umano con il quali ti guardano e ti comunicano le loro emozioni, è il loro modo per
parlare, vi assicuro che a questa razza manca solo la parola.

Parola di Gitano

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