Tutto inizia fin dall'età di 12 anni, quando mio padre comincia a portarmi dietro quando andava a caccia. Gia dalla sera ero molto eccitato ed tutte le notti prima sonnecchiavo, mi svegliavo sempre per vedere quel “maledetto” orologio che non andava mai avanti e non veniva mai il mattino pareva che il tempo si era fermato. La mattina quando mio padre accese la luce della cucina io gia ero pronto, le gambe mi tremavano e ancora oggi che ho compiuti 46 anni vivo quelle emozioni. Quando raggiunsi l’età matura per il porto d’armi, a mi piaceva molto sparare sapete ero molto giovane, andavo a caccia con una segugetta di nome vespetta. Nel frattempo mio padre già da alcuni anni avevano formato una squadra di caccia al cinghiale. Ed spesso la sera ci vedevamo al circolo dei cacciatori, per raccontare ed ascoltare le avventure della giornata. Sa io non avevo molta esperienza di quella caccia, infatti sfottevo tutti i componenti della squadra, quando sentivo delle padelle. Gli dicevo e che ci vuole a colpire un cinghiale, come se sparassi a una montagna. Venni invitato a fare una battuta e accettai, maledetto quel giorno ancora oggi ci ripenso, ci pensate la mia prima battuta. La sera per l’indomani mi misi d’accordo con mio padre per l’orario, ci ritrovammo tutti al posto di appuntamento. Sa sapete ero molto emozionato la mia prima esperienza, sentivo dire dal capocaccia “avete trovato qualcosa, io ho trovato parecchie tracce, dai che mettiamo le poste che oggi c’è¨ parecchio praticato sono tanti gli animali, andate con ciaccamoupete che lui e pratico della zona ve mette lui de posta “Una volta raggiunta la posta, mi misero vicino un torrente, ragazzi che freddo della malora battevo i piedi, Una tramontana il tempo non passava mai. Dopo circa due ore in cima alla montagna sentivo l’eco di una canizza, fra me mi chiedevo forse saranno i cani nostri, sapete allora le radioline non venivano ancora usate per cui i canai non potevano avvisarci e comunicare con noi, ed io non potevo chiedere se i cani che sentivo erano i nostri. Essendo la prima volta non conoscevo i cani Mi concentrai sul guaito, ragazzi sentivo anche le foglie che cadevano a terra, nel frattempo la canizza scendeva sempre più a valle, e sempre più forte sentivo le voci dei cani. Che concerto mi venivano i brividi, cominciai ad avvertire che si dirigevano verso di me mi cominciai ad emozionare, i battiti cardiaci cominciarono ad aumentare, insomma mi sentivo imbalsamato. Passato qualche minuto incominciai a sentine sassi che ruzzolavano rami che si rompevano fra me mi dissi eccolo imbracciai il fucile pesava una tonnellata, ad un certo punto dal folto vidi uscire una sagoma nera,si era proprio lui la distanza circa 40 metri lo mirai e mi partirono tre colpi che ne sembrava uno, lo vidi cadere a terra, ad un certo punto si rialzo riprese il cammino e mi passo a circa 10 metri, rimasi impietrito a guardarlo fino ad accompagnarlo al folto della macchia con il fucile scarico. Nel frattempo arrivarono i cani rimasero per qualche minuto a girare dove avevo sparato al cinghiale, poi via riprese la canizza verso dove si era diretto il cinghiale. Rimasi scioccato per circa mezzora fin quando vidi arrivare un canaio, mi domando se avevo sparato io gli dissi di si e gli feci vedere dove, si fece un giro mi disse che lo avevo colpito c’era del sangue, poi mi chiese che direzione avevano preso i cani lo indirizzai e mi disse non preoccuparmi che lo ricuperiamo, anche lui spari nel folto della macchia. Nel frattempo passarono circa tre ore, ad un certo punto sentivo voci che si avvicinavano, si erano le poste che si erano messe dopo di me, mi dissero che la battuta era finita. Io con il nodo in bocca gli chiesi se il cinghiale che avevo sparato era stato recuperato, mi risposero adesso quando arriviamo a valle chiediamo ai canai. Arrivati a valle vidi il canaio che ci avevo parlato gli domandai se il cinghiale era stato recuperato, mi rispose di no perchè era ferito lievemente ed era rientrato nel palco. Ragazzi ci rimasi così male che me lo sognai anche la notte, mi sognavo che sparavo al cinghiale e la pallottola gli arrivava addosso e cadeva a terra. Lo sapete che cosa ho imparato, prima di tutto non bisogna mai vantarsi su una esperienza non vissuta e non giudicare gli altri, quella mattina feci tre sbagli, prima quando mi usci il cinghiale me lo dovevo far avvicinare più possibile, secondo non dovevo sparare a raffica, dovevo accompagnarlo con colpi con distanza di secondi, e terzo dovevo ricaricare subito, perchè ne avevo di tempo da quando cadde e si rialza e mi passo vicino. Non mi dovevo far trovare con il fucile scarico.
Un saluto dar medusa
La mia prima padella
Tutto inizia fin dall'età di 12 anni, quando mio padre comincia a portarmi dietro quando andava a caccia. Gia dalla sera ero molto eccitato ed tutte le notti prima sonnecchiavo, mi svegliavo sempre per vedere quel “maledetto” orologio che non andava mai avanti e non veniva mai il mattino pareva che il tempo si era fermato. La mattina quando mio padre accese la luce della cucina io gia ero pronto, le gambe mi tremavano e ancora oggi che ho compiuti 46 anni vivo quelle emozioni. Quando raggiunsi l’età matura per il porto d’armi, a mi piaceva molto sparare sapete ero molto giovane, andavo a caccia con una segugetta di nome vespetta. Nel frattempo mio padre già da alcuni anni avevano formato una squadra di caccia al cinghiale. Ed spesso la sera ci vedevamo al circolo dei cacciatori, per raccontare ed ascoltare le avventure della giornata. Sa io non avevo molta esperienza di quella caccia, infatti sfottevo tutti i componenti della squadra, quando sentivo delle padelle. Gli dicevo e che ci vuole a colpire un cinghiale, come se sparassi a una montagna. Venni invitato a fare una battuta e accettai, maledetto quel giorno ancora oggi ci ripenso, ci pensate la mia prima battuta. La sera per l’indomani mi misi d’accordo con mio padre per l’orario, ci ritrovammo tutti al posto di appuntamento. Sa sapete ero molto emozionato la mia prima esperienza, sentivo dire dal capocaccia “avete trovato qualcosa, io ho trovato parecchie tracce, dai che mettiamo le poste che oggi c’è¨ parecchio praticato sono tanti gli animali, andate con ciaccamoupete che lui e pratico della zona ve mette lui de posta “Una volta raggiunta la posta, mi misero vicino un torrente, ragazzi che freddo della malora battevo i piedi, Una tramontana il tempo non passava mai. Dopo circa due ore in cima alla montagna sentivo l’eco di una canizza, fra me mi chiedevo forse saranno i cani nostri, sapete allora le radioline non venivano ancora usate per cui i canai non potevano avvisarci e comunicare con noi, ed io non potevo chiedere se i cani che sentivo erano i nostri. Essendo la prima volta non conoscevo i cani Mi concentrai sul guaito, ragazzi sentivo anche le foglie che cadevano a terra, nel frattempo la canizza scendeva sempre più a valle, e sempre più forte sentivo le voci dei cani. Che concerto mi venivano i brividi, cominciai ad avvertire che si dirigevano verso di me mi cominciai ad emozionare, i battiti cardiaci cominciarono ad aumentare, insomma mi sentivo imbalsamato. Passato qualche minuto incominciai a sentine sassi che ruzzolavano rami che si rompevano fra me mi dissi eccolo imbracciai il fucile pesava una tonnellata, ad un certo punto dal folto vidi uscire una sagoma nera,si era proprio lui la distanza circa 40 metri lo mirai e mi partirono tre colpi che ne sembrava uno, lo vidi cadere a terra, ad un certo punto si rialzo riprese il cammino e mi passo a circa 10 metri, rimasi impietrito a guardarlo fino ad accompagnarlo al folto della macchia con il fucile scarico. Nel frattempo arrivarono i cani rimasero per qualche minuto a girare dove avevo sparato al cinghiale, poi via riprese la canizza verso dove si era diretto il cinghiale. Rimasi scioccato per circa mezzora fin quando vidi arrivare un canaio, mi domando se avevo sparato io gli dissi di si e gli feci vedere dove, si fece un giro mi disse che lo avevo colpito c’era del sangue, poi mi chiese che direzione avevano preso i cani lo indirizzai e mi disse non preoccuparmi che lo ricuperiamo, anche lui spari nel folto della macchia. Nel frattempo passarono circa tre ore, ad un certo punto sentivo voci che si avvicinavano, si erano le poste che si erano messe dopo di me, mi dissero che la battuta era finita. Io con il nodo in bocca gli chiesi se il cinghiale che avevo sparato era stato recuperato, mi risposero adesso quando arriviamo a valle chiediamo ai canai. Arrivati a valle vidi il canaio che ci avevo parlato gli domandai se il cinghiale era stato recuperato, mi rispose di no perchè era ferito lievemente ed era rientrato nel palco. Ragazzi ci rimasi così male che me lo sognai anche la notte, mi sognavo che sparavo al cinghiale e la pallottola gli arrivava addosso e cadeva a terra. Lo sapete che cosa ho imparato, prima di tutto non bisogna mai vantarsi su una esperienza non vissuta e non giudicare gli altri, quella mattina feci tre sbagli, prima quando mi usci il cinghiale me lo dovevo far avvicinare più possibile, secondo non dovevo sparare a raffica, dovevo accompagnarlo con colpi con distanza di secondi, e terzo dovevo ricaricare subito, perchè ne avevo di tempo da quando cadde e si rialza e mi passo vicino. Non mi dovevo far trovare con il fucile scarico.
Un saluto dar medusa