Portale sulla caccia al cinghiale
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“Che ne sai quanti ne mazzemmo se i stroemmo!”
Inserito il 09 luglio 2009 alle 11:40:04 da Grandgibier.

“Che ne sai quanti ne mazzemmo se i stroemmo!”

(Chissà quanti ne avremmo uccisi se solo li avessimo trovati)

La squadra di caccia al cinghiale di Mario, il capocaccia, è composta da numerose persone perché lui sa come trattare quegli uomini rudi, semplici all’apparenza, ma in realtà estremamente sensibili, con i quali bisogna veramente saperci fare.
Lì le norme della democrazia non valgono molto, quelle che contano sono le usanze del gruppo, regole ataviche, non scritte, ma che bisogna conoscere attentamente.
Un determinato atteggiamento ai più potrebbe passare inosservato, ma non a “u capucaccia”; lui ne sa cogliere ogni più piccola sfumatura e la elabora per il bene del gruppo stesso.
La squadra di caccia al cinghiale oggi non la si vuole più chiamare così. I nuovi regolamenti per cacciare il Sus-Scrofa in forma collettiva prevedono la “Compagnia di Braccata”.
La figura del vecchio capocaccia sarà sostituita con quella del “Coordinatore di Compagnia”.
Cambiano i tempi, cambiano gli uomini, ma i mutamenti culturali sono lentissimi. Mario oramai è avanti negli anni e sorride quando Mauro il giovane Agente di Polizia Venatoria Provinciale si prodiga ad illustrargli la bozza del nuovo regolamento redatta dai tecnici faunisti.
Lui questi tecnici non li ha mai incontrati nei suoi boschi, perché hanno elaborato i regolamenti e le perimetrazioni dei distretti di caccia studiando le carte dell’Istituto Geografico Militare.
Mario sa che le cose stanno cambiando, ma non per lui. In cuor suo sa che rimarrà sempre “u capucaccia” l’uomo di riferimento per tante persone.
Lui sa che anche quest’anno la sua squadra abbatterà più di cento cinghiali. Grazie a Mario la squadra porterà a casa tanta carne preziosa.
Quegli uomini sono come i componenti di una grande orchestra ognuno con il suo ruolo. Prima di dar loro un incarico lui, “u capucaccia”, li studia attentamente, uno ad uno, per capire se sono all’altezza della consegna. Mario non usa lo stesso comportamento con tutti, le lodi o i rimproveri li dosa in base alla personalità del cacciatore cui si rivolge.
Ciascuno di loro sente di essere l’amico di Mario e questo cementa la squadra; nel bosco quando si è caccia di cinghiali bisogna essere sempre certi di poter contare su qualcuno.
Nella squadra ognuno svolge una precisa mansione facendo riferimento al capocaccia e questo non avviene per semplice incarico casuale. Se Tito è il “capoposta” cioè colui che dispone i cacciatori all’inizio della cacciata lo è perché Mario ha scoperto questa inclinazione in lui; probabilmente Tito non si sarebbe mai accorto di avere quella dote. Questo non vuol dire che Mario è uno scopritore di talenti, ma molto più semplicemente che sa impiegare le persone secondo la loro predisposizione.
Nei giorni che precedono l’inizio della stagione di caccia al cinghiale c’è una grande fermento e una forte eccitazione; gli animi si accendono facilmente e solo un bravo capocaccia sa come mantenere la calma. La gente non deve stare senza far niente a discutere a vuoto perché, come dice sempre Mario: “é chiacchiere fa i pédocchi”. Pertanto chi è in grado di camminare a lungo deve andare in perlustrazione, nel proprio settore, alla ricerca della tracce dei cinghiali; chi invece può camminare meno deve adoperarsi per raccogliere la legna secca da accumulare nei punti di ritrovo. Durante la caccia un fuoco acceso è sempre un punto di ristoro per asciugarsi o per cuocere quattro salsicce, magari di cinghiale.
Le cacciate poi non vanno sempre tutte per il verso giusto e quando i cinghiali riescono a superare la linea dei cacciatori appostati il capocaccia grida disperato “i cà, i cà, non faciateli passà!”, ma se passano anch’essi, dietro i cinghiali, allora la sera bisogna aspettare il loro rientro intorno al fuoco.
Il falò è sempre stato importante per chi vive nel bosco.
Ad ogni uscita la squadra di Mario cattura sempre qualche cinghiale e la sera quando si ritrovano nella cascina, scelta come casina di caccia, per sistemare le carni degli animali catturati si fa sempre una grande festa.
Chi ha sparato senza riuscire a colpire il cinghiale viene preso in giro da tutti mentre vengono lodati coloro che hanno fatto centro. Mario però ha sempre una parola di conforto per i delusi e sa come frenare l’esaltazione del cecchino di turno.
Passano i giorni e la squadra si coalizza sempre di più, gli animali presenti nel bosco scendono di numero e le catture diventano più difficili, ma la squadra di Mario sembra invincibile, magari uno, ma il cinghiale si porta sempre a casa.
Le ultime giornate sono sempre le più difficili. La gente comincia ad essere stanca, i cinghiali sempre più rari e arriva il giorno che la squadra va in bianco.
Tutto il giorno per i boschi senza trovare un cinghiale. Eppure tracce fresche ce n’erano, i covi sembravano recenti, gli insogli arano stati visitati dai cinghiali, forse sete o otto, ma i cani non sono riusciti a trovarli. Quegli animali costantemente braccati da mesi probabilmente sono in continuo movimento, forse si potrebbero essere rifugiati lassù nel bosco demaniale dove la squadra non può cacciare perché lo vieta la legge.
A sera gli uomini arrivano alla cascina tristi e ammutoliti, ma Mario non si fa attendere come le altre sere in cui è a cercare i cani. Entra con la solita sicurezza e rivolge lo sguardo ai compagni con la fierezza di un capo, di un vero condottiero; si avvicina al fuoco in silenzio e guardando dritto negli occhi il più avvilito esclama <>. A sentire quelle parole gli animi si riaccendono perché tutti capiscono che il capocaccia non molla. La prossima volta sarà sicuramente una cacciata miracolosa. Mario ha detto che basta trovarli, i cinghiali, perché poi loro, sono tutti bravissimi a catturarli. La squadra è forte, è unita, invincibile. Subito si predispongono le strategie per la prossima giornata di caccia, si fanno programmi, ci si divide i compiti.
Mario li guarda soddisfatto, ma qualcosa nel profondo del cuore lo rattrista. Ha saputo che presto la caccia al cinghiale non sarà più così come lui la conosce e sa svolgere con maestria insuperabile.
Si comincia a parlare di censimenti, di stime quantitative e qualitative delle popolazioni di cinghiali. I giornali parlano dei danni causati all’agricoltura e di programmi di prelievo del cinghiale con i metodi della caccia di selezione durante i mesi primaverili.
Mario comincia ad essere stanco, è invecchiato in quei boschi cacciando il cinghiale, non ha mai mollato, ma adesso comincia a capire che la caccia sarà ulteriormente regolamentata e programmata nei minimi particolari quasi in modo scientifico. Quando questo avverrà per lui la caccia al cinghiale perderà il sapore dell’avventura, la poesia delle albe invernali accanto al fuoco dove aspettare l’esito dei tracciatori.
Purtroppo per Mario le cose finiranno così.
In Emilia Romagna e in Toscana le cose sono già cambiate.
Presto anche da noi chi vuol cacciare il cinghiale dovrà frequentare un corso e sostenere un esame di abilitazione. Ogni squadra dovrà osservare un’infinità di norme sulla sicurezza, sul rispetto e la salvaguardia dell’ambiente contenute in oltre cinquanta pagine suddivise per capitoli, articoli e commi.
Mario è intelligente e sa leggere, ma non ha voluto mai comperare gli occhiali perché “u capucaccia” deve dare l’immagine di un uomo forte, senza cedimenti: un capo inossidabile.
Quando il nuovo regolamento verrà emanato lui non lo leggerà e scioglierà la sua squadra. Mario è un uomo orgoglioso e non si assoggetterà a queste moderne forme di prelievo venatorio del cinghiale, basate su piani di abbattimento stilati a tavolino in cui si è obbligati a sparare più sui piccoli che sui grossi, al fine di preservare i riproduttori.
Quella piccola comunità, la squadra di Mario, verrà presto dimenticata e al suo posto verranno i moderni cacciatori, la montagna sarà invasa da enormi fuoristrada, l’ambiente sembrerà un presidio dell’esercito. I cacciatori non indosseranno più le giacche lise di velluto, ma tute mimetiche nove fiammanti. Le vecchie doppiette saranno sostituite dalle più moderne e sofisticate carabine semiautomatiche perlopiù di derivazione militare. Il vecchio corno di latta di Mario scomparirà e al suo posto ci saranno tante radiotrasmittenti con lunghissime antenne flessibili che gracchieranno per l’intera durata della braccata.
Non ci sarà più Tito con la sua grande esperienza a piazzare i cacciatori nei punti buoni; i Soci della Compagnia saranno trasportati nelle jeep lungo le mulattiere e fatti saltare al volo come marines nei punti strategici per tagliare la via di fuga ai cinghiali scovati da mute di cani composte da uno smisurato numero di soggetti delle più svariate razze.
Quella parcella di bosco sarà rastrellata, battuto ogni forteto e se i cinghiali non salteranno fuori il Presidente della Compagnia si limiterà a comunicare a tutti via radio che la cacciata ha avuto esito negativo e che l’appuntamento per la domenica successiva è fissato alla solita ora, al solito bar.
Mario non ha più rinnovato la licenza di caccia ed è in cima alla scala di legno, costruita da lui, a raccogliere le olive quando da lontano vede scendere le lunga fila dei fuoristrada. Non ha sentito sparare un colpo, sa che è andata male, immagina lo stato d’animo di quegli uomini e, non ostante tutto, sussurra tra se e se “che ne sai quanti ne mazzeste se i stroeste”.
Commenti
5 Commenti - 5/5 - Voti : 1
Inserito il 09 luglio 2009 alle 13:11:53 da PIO_IX.  5/5
 
Vivissimi complimenti a grandgibier per il bellisiimo articolo, purtroppo quella che descrivi, è la fine della caccia ,quella caccia che in pochi ricordano , e meno ancora praticano,e che rivive solo nei ricordi dei vecchi cacciatori raccontati di fronte al falò...
Inserito il 09 luglio 2009 alle 18:44:54 da beppe.  0/5
 
Da me questa caccia esiste ancora! Mio nonno per tanti hanni ne è stato il direttore di orchestra, e continueremo a farlo! DEVE ANCORA NASCERE CHI METTERà LE CATENE AI CRETONESI, AI CINGHIALARI CRETONESI! E poi noi della squadra i forestieri modernisti li si caccia via...a pallettoni! Non ci avranno mai!
Inserito il 22 luglio 2009 alle 08:57:38 da ilcignalaio.  0/5
 
A leggere queste righe mi viene in mente "il gonfia", mio amico ed insuperabile capocaccia, che nonostante regole, balzelli, e trabocchetti, comanda la sua squadra (cento cristiani) con la maestria di un direttore di orchestra ed il pugno di ferro di un generale, conosce i suoi uomini la Sua macchia e i suoi boschi come le sue tasche tanto che se volesse potrebbe chiamare per nome tutti i cignali della zona. Sono questi i personaggi che rendono ancora bella la nostra tradizione venatoria.
Inserito il 22 luglio 2009 alle 17:20:56 da SOLENGO.  0/5
 
e certo che il gonfia li chiama x nome i cignali, quando li va a governa' senno come li riconosce????????
[lo] [lo]
Inserito il 01 settembre 2009 alle 17:55:53 da chasseur.  0/5
 
complimenti grandgibier, davvero 1 dell'articolo.
oggi i professori stanno invadendo i nostri territori di caccia definendosi cacciatori: premettendo che a 20 anni, cacciando da 2 con la licenza e avendo cominciato molto prima come aiuto canaio, mi viene il nervoso a vedere quelle scene.
ho sempre ascoltato gli anziani della squadra, i migliori cacciatori e messo in pratica ogni loro parola e consiglio mentre questi sparatori, perchè solo questo sono, si limitano a sparare quando appare il selvatico e prendendo in giro coloro che fanno buchi per terra; i migliori sono poi quelli che partono super-equipaggiati e non sono alla posta mentre i cani passano in battuta e negano il loro passaggio.
vabbè questi sono solo sfoghi, però ragazzi finchè le leggi le faranno gli ignoranti in materia si andrà sempre peggio.
 
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